venerdì,Dicembre 2 2022

Quando monsignor Nolè incontrò il Dalai Lama e gli disse: «Lei è un esempio di spiritualità e pace»

Nel giugno 2012 la guida spirituale del buddhismo visitò la Basilicata: ad accoglierlo, in un antico monastero, c'era anche l'allora vescovo di Tusri-Lagonegro

Quando monsignor Nolè incontrò il Dalai Lama e gli disse: «Lei è un esempio di spiritualità e pace»

Un crocifisso e un rosario: era stato questo il dono che monsignor Francesco Nolè, al tempo alla guida della diocesi di Tursi-Lagonegro, aveva consegnato al Dalai Lama in visita in terra lucana. Un abbraccio tra fedi diverse avvenuto nel chiostro del monastero di Santa Maria d’Orsoleo, a Sant’Arcangelo in provincia di Potenza. Un luogo di silenzio e preghiera immerso nel bosco, in cima a una collina che dal 1474 ha ospitato generazioni di monaci. Un simbolo di accoglienza, testimoniata da una frase su una porta: “Foris non mansit peregrinus, ostium hoc viatori patuit”(Il pellegrino non rimase mai fuori, questo uscio fu aperto al viandante).

Accoglienza che in un giorno di giugno di qualche anno fa diventava incontro, tra culture e mondi diversi che in questo angolo di Mezzogiorno celebravano una fratellanza possibile. C’era il mondo della Chiesa ad aprire le braccia alla guida spirituale venuta da Oriente, ma c’erano anche le istituzioni.

Il luogo di silenzio, per un giorno, era diventato luogo di festa: una festa di pace e di amore tra i popoli. «Per raggiungere la pace – diceva il Dalai Lama – non bastano le preghiere, servono soprattutto le azioni e dobbiamo impegnarci se vogliamo raggiungere scopi importanti per noi e per il mondo intero».

L’ultimo messaggio era stato proprio quello di monsignor Nolè: a lui era affidato il saluto finale a nome di tutta la conferenza episcopale della Basilicata: «Tutti sentiamo nel cuore i sentimenti di pace, collaborazione e compassione, un termine usato da Sua Santità durante questa visita e che condividiamo. Compassione nel senso di soffrire insieme per raggiungere i valori della vita. Sua Santità ha rivolto il suo pensiero alle giovani generazioni e l’educazione dei giovani non la si fa soltanto con le parole, ma soprattutto con l’esempio. Lei rappresenta un esempio di spiritualità, pace e comunione. È importante pregare prima di lavorare e avere sentimenti spirituali che devono guidare l’umanità intera».

Era il 26 giugno 2012. Tre anni dopo monsignor Nolè avrebbe lasciato la sua Basilicata per venire a guidare l’arcidiocesi di Cosenza-Bisignano, dove adesso la comunità dei fedeli lo piange.