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Rende, l’inchiesta che travolge Manna e Artese nasce da un taglio di alberi a Surdo

Il comune finisce nel mirino della procura di Cosenza il 12 dicembre 2018, quando i carabinieri forestale si recano sulle sponde del fiume e scoprono l'inverosimile

Rende, l’inchiesta che travolge Manna e Artese nasce da un taglio di alberi a Surdo

I guai giudiziari di Marcello Manna e Annamaria Artese, rispettivamente sindaco e vice sindaco di Rende, iniziano quando i carabinieri forestale di Cosenza si presentano sulle sponde del fiume Surdo per verificare l’esecuzione di alcuni lavori che avevano comportato un taglio indiscriminato di alberi.

Un fatto avvenuto il 12 dicembre del 2018 che aveva allarmato la procura di Cosenza, tanto da spedire per la prima volta gli investigatori al comune di Rende per acquisire la determina n. 399 del 5 settembre del 2018, a firma del dirigente del settore tecnico manutentivo del comune di Rende, Francesco Minutolo, il quale con la procedura dell’affidamento diretto, aveva affidato i lavori alla società Redimix s.s.r.l, lavori urgenti (eseguiti con mezzi noleggiati dalla società Aceto Group srl di Massimino Aceto) di «sistemazione del piano viabile e messa in sicurezza di contrada Cutura, località Piano Monello (via Piemonte) e zone varie», nonché della pulizia del fiume Surdo per verificare se la rete fognante avesse delle perdite”. Il rup era stato individuato nel geometra Giuseppe Rende.

Gli investigatori, coordinati dal procuratore Mario Spagnuolo e dal pm Margherita Saccà, avevano verificato che i lavori effettuati lungo le sponde del fiume Surdo erano difformi, per qualità e quantità, da quelli disposti con la determina in questione e comunicati al Dipartimento Lavori Pubblici della Regione Calabria, atteso che i lavori realmente effettuati avevano determinato la totale risagomatura del tratto indicato negli atti amministrativi, con la completa eliminazione delle essenze erbacee, arbustive ed arboree per una lunghezza di circa 520 metri, oltre ad ulteriori tratti di 190 metri all’altezza del ponte, di recente costruzione, sul fiume Surdo, e di 960 metri caratterizzati dalla quasi totale eliminazione della vegetazione arbustiva ed arborea ripariale, radicata sulle sponde ed ancora giacente sul letto di caduta, e dall’apertura di canali che hanno modificato il naturale corso delle acque.

«Tale macroscopica difformità – scrive il gip Piero Santese – dei lavori effettuati, induceva gli inquirenti a inquadrare la vicenda nell’ambito della presunta frode nelle pubbliche forniture. Così la procura di Cosenza avanza decisa nell’inchiesta e chiede, sulla base del reato ipotizzato, d intercettare Francesco Minutolo, Giuseppe Rende, Cesare Florio e Massimino Aceto, estendendo poi l’attività captativa a Franchino De Rango, Pino Munno, Marcello Manna, Giovanni Motta, Bruno Marucci, Alessandro Sturino, Giuseppe Cavallo, Franco Iacucci e Pietro Arì

Inizialmente l’ufficio gip non aveva accolto la richiesta di autorizzare le intercettazioni per la frode nelle pubbliche forniture, ma successivamente è stata accolta sulla base della legislazione applicabile “ratione temporis“, a seguito dell’aggiornamento delle iscrizioni con i reati di induzione indebita a dare o a promettere utilità e corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio.

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