lunedì,Febbraio 6 2023

Inchiesta di Rende, nel 22% delle accuse accolte dal gip c’è anche il canile di Munno

Coinvolti nell'indagine anche professionisti della città e due esponenti del corpo della polizia municipale. Tra le contestazioni spicca l'episodio di San Pietro in Guarano

Inchiesta di Rende, nel 22% delle accuse accolte dal gip c’è anche il canile di Munno

La bufera giudiziaria che si è abbattuta sul comune di Rende, oltre a scatenare reazioni politiche degli avversari dell’attuale amministrazione comunale e dei protagonisti indagati, tra tutti Marcello Manna e Annamaria Artese, coinvolge anche noti professionisti della città ed esponenti del corpo della polizia municipale del comune di Rende.

Da chiarire subito che il capo degli agenti municipali di Rende, Vincenzo Settino e l’istruttore della polizia municipale di Rende, Maria Gabriella Marino, sono indagati a piede libero. Entrambi devono rispondere di un paio di capi d’imputazione, in concorso con Marcello Manna, Pino Munno, Francesco Minutolo (e tanti altri) che, conti alla mano, ha dodici capi d’accusa sul groppone, i quali hanno fatto scattare la misura dell’interdizione della sospensione dell’esercizio del pubblico ufficio e servizio per dodici mesi.

Inchiesta di Rende al vaglio del gip, accolti il 22% dei capi d’imputazione

Venerdì scorso il sindaco sospeso Marcello Manna, in un’intervista rilasciata al nostro network, ha contestato l’operato della procura di Cosenza, evidenziando come l’inchiesta sul comune di Rende, fosse già naufragata al primo vaglio del gip Piero Santese con l’accoglimento di otto contestazioni su sessantotto.

In realtà, il gip di Cosenza, il quale presiede l’ufficio di competenza del Palazzo di Giustizia cittadino, ha condiviso ventotto capi d’imputazione, quindi il 22% della totalità delle accuse formulate dal procuratore Mario Spagnuolo e dal pubblico ministero Margherita Saccà.

I casi di Settino e Marino riguardano presunti abusi edilizi, circa l’attività di vendita di fiori e piante, in un caso, e nel secondo invece di aver omesso di denunciare all’autorità giudiziaria Francesco Oliva, colui il quale avrebbe ottenuto un ingiusto vantaggio patrimoniale.

Il canile privato di Pino Munno

Secondo la procura di Cosenza, Pino Munno, in qualità di assessore del comune di Rende con delega alla Rende Servizi srl, Roberto Beltrano (dipendente della società in house) e Francesco Munno (figlio dell’ex esponente della giunta Manna), intestatario di un terreno situato a San Pietro in Guarano, dove con fondi pubblici sarebbero stati acquistati tre trivelle, una delle quali in favore di Pino Munno e del figlio, per l’esecuzione di lavori edili relativi alla costruzione di un canile/cimitero, a San Pietro in Guarano, e le altre due, rispettivamente, per Roberto Beltrano e Pietro Salituro, per finalità privatistiche.

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