lunedì,Luglio 15 2024

Suicidi in carcere, la Camera penale di Cosenza lancia l’allarme | VIDEO

Davanti Palazzo dei Bruzi una maratona oratoria per sensibilizzare l’opinione pubblica sul drammatico fenomeno

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La Camera Penale di Cosenza intitolata a Fausto Gullo, si sposta in piazza per proseguire nella propria battaglia di civiltà a difesa dei diritti dei detenuti, promuovendo davanti Palazzo dei Bruzi una maratona oratoria per sensibilizzare l’opinione pubblica sul drammatico fenomeno dei suicidi in carcere, aderendo così alla manifestazione promossa a livello nazionale sotto lo slogan “Diamo voce a tutti coloro che non possono parlare”.

Dall’inizio dell’anno 39 persone si sono tolte la vita negli istituti penitenziari italiani. Un macabro conteggio con numeri ancora più inquietanti se si considerano le morti in carcere per altre cause, tra cui la malattia o, peggio, gli omicidi. Nel complesso sono oltre 4.500 vittime negli ultimi trent’anni, in media una ogni tre settimane. Segnale di un malessere radicato dietro le sbarre: «Bisogna richiamare l’attenzione su un tema che registra pochi interventi da parte della politica – ha detto il garante regionale dei detenuti Luca Muglia -. L’emergenza è sotto gli occhi di tutti, al di là della carenza di organici, segnalata in ogni sede. C’è un vertiginoso aumento di eventi critici che riguarda i detenuti, la polizia penitenziaria ed anche i medici impegnati nell’assistenza ai reclusi. Le condizioni di vita nelle carceri sono ormai intollerabili».

Introdotta da Roberto Le Pera, presidente della Camera Penale di Cosenza, la manifestazione ha registrato tra gli altri, gli interventi del sindaco Franz Caruso e della presidente della Commissione legalità del Comune Chiara Penna, entrambi avvocati penalisti. «Se il carcere deve tendere realmente all’umanizzazione ed al recupero dell’uomo ci chiediamo perché oltre il settanta percento di coloro che entrano nel circuito penitenziario, compresi gli incensurati arrestati per reati minori, non riesce più ad uscire da questo circolo infernale – Afferma Valentina Spizzirri, componente dell’osservatorio carcere dell’Unione Camere Penali Italiane –. Per cui o si muore, o si torna a delinquere. Per cui è di tutta evidenza che il carcere non svolge la funzione per cui è preposto in base alle norme costituzionali».  

La carenza di risorse per l’adeguamento delle strutture carcerarie alimenta la polemica sulla destinazione di oltre seicento milioni di euro di risorse pubbliche per costruire gli hotspot in Albania: «Si tratta di scelte politiche – replica Luca Muglia –. A me fa invece più ribrezzo il fatto che, e non accade certo da poco tempo, una persona detenuta costa allo Stato circa 150 euro al giorno e di questa somma solo pochi centesimi sono destinati al reinserimento sociale». Nel video allegato le interviste rilasciate al nostro network da Luca Muglia e Valentina Spizzirri.

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