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Il riconoscimento della Carta del Docente per i supplenti: una vittoria dei Diritti

La sentenza del tribunale di Padova conferma la parità di trattamento con i docenti di ruolo

Il riconoscimento della Carta del Docente per i supplenti: una vittoria dei Diritti

La recente sentenza del Tribunale di Padova rappresenta una svolta significativa per i diritti dei docenti precari in Italia. Lo scorso ottobre, la Suprema Corte di Cassazione aveva già chiarito che la Carta del Docente spetta anche ai supplenti con contratti fino al termine delle lezioni. Ora, i giudici del lavoro hanno confermato questa interpretazione, riconoscendo il diritto di un insegnante di ricevere 1.500 euro per tre annualità scolastiche.

Questa sentenza non solo sancisce un diritto fondamentale, ma apre anche la strada a ulteriori riconoscimenti per i docenti precari. L’insegnante di Padova, che ha ricevuto il risarcimento, ha svolto attività di supplenza per un periodo complessivo superiore a 180 giorni, fino al termine delle attività didattiche.

Carta del Docente, le motivazioni della sentenza

Nella sentenza, il giudice di Padova ha sottolineato che la Carta del Docente deve essere garantita anche ai supplenti. Questo si basa sul principio che i giudici nazionali devono assicurare la tutela giurisdizionale derivante dalle norme del diritto dell’Unione Europea, disapplicando qualsiasi disposizione del diritto interno che sia contraria.

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha infatti stabilito che non vi sono ragioni obiettive per escludere i docenti a tempo determinato dal beneficio della Carta del Docente. Questo principio è stato ulteriormente rafforzato dalla sentenza del Consiglio di Stato del marzo 2022, che ha evidenziato la discriminazione introdotta dalla mancata erogazione della Carta ai docenti non di ruolo.

Formazione continua dei docenti

La Legge 107/2015 ha istituito la Carta del Docente per garantire un costante accesso alla formazione e all’aggiornamento professionale. Tuttavia, questa legge ha inizialmente escluso i docenti a tempo determinato, creando una disparità di trattamento. La recente sentenza di Padova ha sottolineato che la formazione e l’aggiornamento devono essere garantiti a tutti i docenti, indipendentemente dalla tipologia di contratto.

Secondo il giudice, la formazione continua è un investimento da parte del Ministero dell’Istruzione nella crescita professionale dei docenti, una figura chiave per la collettività. Pertanto, l’accesso alla Carta del Docente deve essere identico per tutti i docenti, sia a tempo indeterminato che determinato.

Docenti precari, il commento di Pacifico

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ha commentato che questa sentenza dimostra la scarsa considerazione che il legislatore ha avuto verso i lavoratori precari. Nonostante le sentenze della Corte di Cassazione, del Consiglio di Stato e della Corte di Giustizia Europea, la norma che impone la formazione come obbligo strutturale per i docenti a tempo indeterminato rimane ancora in vigore.

Pacifico ha inoltre avvertito che il ritardo nel riconoscere i diritti dei docenti precari potrebbe costare molto caro al sistema pubblico. Infatti, con l’apertura delle sentenze dei giudici del lavoro anche per i supplenti con contratti brevi, il numero di ricorsi potrebbe aumentare notevolmente.

Carta del Docente, la sentenza di Padova

La sentenza del Tribunale di Padova è chiara nelle sue conclusioni. Il giudice ha riconosciuto il diritto del ricorrente alla Carta del Docente per gli anni scolastici 2020/2021, 2021/2022 e 2022/2023. Inoltre, il Ministero è stato condannato a costituire una Carta elettronica per il docente, con un accredito di 500 euro per ciascun anno scolastico.

Il giudice ha anche condannato il Ministero al pagamento delle spese legali, riconoscendo così il diritto del docente a essere risarcito per le spese sostenute per difendere i propri diritti.

Prospettive future

La sentenza del Tribunale di Padova è una vittoria importante per i diritti dei docenti precari. Essa ribadisce il principio di parità di trattamento e il diritto alla formazione continua per tutti i docenti, indipendentemente dal tipo di contratto.

Questa decisione potrebbe avere ripercussioni significative per il futuro, aprendo la strada a ulteriori riconoscimenti e risarcimenti per i docenti precari. È fondamentale che tutti i docenti precari o ex supplenti si informino sui propri diritti e, se necessario, presentino ricorso entro i termini previsti.

In conclusione, la sentenza di Padova rappresenta un passo avanti verso una maggiore equità e giustizia nel sistema scolastico italiano, riconoscendo l’importanza della formazione continua per tutti i docenti e ponendo fine a una discriminazione che durava da troppo tempo.

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