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Cosenza, la certezza dello spacciatore d’eroina: «Il tossico non si può fermare»

Un indagato si vantava di incassare «mille euro al giorno» e un consumatore era così devastato dall'abuso di droga da impressionare persino il pusher

Cosenza, la certezza dello spacciatore d’eroina: «Il tossico non si può fermare»

L’eroina scorre ancora a fiumi, a Cosenza come altrove. Lo si sapeva già, ma gli arresti eseguiti ieri dai carabinieri fotografano un’attualità più preoccupante del previsto. Sono ancora in tanti a consumare la sostanza potenzialmente letale e lo si deve anche al suo prezzo tutto sommato accessibile: trenta euro per un grammo, il cosiddetto pezzo, un quindicino per mezza dose. E’ sempre la somma che fa il totale. E se gli stessi spacciatori, intercettati a loro insaputa, si vantavano di guadagnare anche fino a «mille euro al giorno», vuol dire che, giornalmente, al loro cospetto si presentava in media una quarantina di persone dipendenti dall’eroina.

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Una clientela abituale, se non fissa. Gran parte di loro se la fumava, alcuni se la iniettavano. Se è di qualità, per dirla con il loro slang, l’eroina «la senti che cammina», se è scadente allora «non cammina proprio». Buona o cattiva che fosse, alla fine si trovavano sempre lì, allo stesso angolo di strada – in particolare nei pressi di piazza Amendola – anche quelli che in cuor loro «vorrebbero fermarsi». Impresa ardua, se non impossibile. Perché per dirla con Andrea Tornelli, uno degli indagati, «un tossico non si può fermare. Specialmente se tieni i soldi, non ti puoi fermare».

«Non vediamo una femmina…»

Non erano solo i drogati, però, a riflettere sulla propria condizione miserrima. Pietro Alessio è un altro di quelli ritenuti coinvolti nel giro e, il 20 aprile del 2022, nell’interminabile attesa di un cliente, si lascia andare a considerazioni esistenziali. In quei giorni, in città c’è la Fiera di San Giuseppe, posticipata a causa dell’emergenza Covid, ma lui non può andarci perché è sempre là «morto ammazzato, in attesa che arrivano i tossici di merda». Il suo sfogo, intercettato per l’occasione, documenta la vita agra dello spacciatore: «Non vediamo una femmina, abbiamo a che fare sempre con tossici, tossici, tossici, tossici. E poi sempre lamentele: “No, non è buona”, “No, è così…”. Ne sono proprio pieno». Qualche ripensamento qua e là, ma gli affari devono proseguire.

Prendi la busta e va’

Non è facile avere a che fare con drogati. Non lo è neanche per vende loro la droga. Capita spesso, infatti, che lo spacciatore allunghi la bustina al cliente di turno e che quest’ultimo ne voglia un’altra. «Me la cambi?», pare sia questo uno dei loro tic più ricorrenti. Forse perché sperano di averne una più pesante, fatto sta che il disappunto di Tornelli, in quel caso, raggiunge l’acme: «Il tossico si deve prendere la busta e se ne deve andare». Una donna che è con lui lo richiama al rispetto della forma: «Però glielo devi dire con educazione», ma l’obiezione del pusher sembra più che fondata: «Ma quante volte devo dirglielo in mezzo alla via?».

Lo scontento si ribella

Talvolta capitano i giorni di magra – «Ma secondo te la gente oggi non si è drogata?» – e pure quelli in cui la merce non è delle migliori. Sempre il 20 aprile del 2022, una partita di colore scuro, più scuro del solito, si rivela una vera e propria schifezza. «Zero a zero e palla al centro, compà» si lamenta un consumatore che dopo aver acquistato due quindicini, ne ha inalato uno ed è pronto a restituire la rimanenza. «Mi vado a comprare dieci milligrammi di metadone da un amico – dice al suo spacciatore – Questa fumatela tu, e abbracciatici pure. Tieni, tieni a tetello». Cercano di rabbonirlo in tutti i modi, ma lui non vuole proprio saperne e si fa restituire il denaro. Se ne andrà allo stadio, magari con il passaggio che gli darà un amico. «Lo chiamo e gli metto cinque euro di benzina. Meglio buttare cinque euro di benzina». Un tossico può fermarsi, anche se ha i soldi.

Uno messo malissimo

Non sempre. Purtroppo, non sempre. Alcuni di loro sono messi davvero male. Talmente male da indurre in preoccupazione gli stessi spacciatori. Uno in particolare, l’eroina se la inietta da una gamba «che se la vedi, tutto quel sangue schifoso». Alberto Prisco sostiene di averlo visto strafatto mentre «si coricava nella merda» e di averci parlato, nel tentativo di farlo ragionare. Gli ha detto: «Fermati e vatti a chiudere in una comunità. Minchia, non fa per questo sballo. Ma perché tu paghi per stare in questa maniera, ma davvero stiamo dicendo?». Parole sante, esternate in un rigurgito umanitario e che valgono da monito per Tornelli: «Andrè, stai attento che quello ci lascia le penne e ti accusano l’omicidio, cazzo!».

Il fattore “Carbi”

Quello dei «Carbi» è un incubo con cui convivono. Temono soprattutto i carabinieri di Cosenza centro. E fanno benissimo, perché nella realtà sono quelli che stanno loro addosso. Lo spauracchio più ricorrente, nelle intercettazioni, è quello dell’appuntato Giovanni Tufaro. Il tossicodipendente che pressa perché vuole «cambiare la busta», va liquidato in modo più sprezzante: «Ho a Tufaro dietro le spalle e ti cambio la busta?». A un altro che gli ha appena messo in mano i soldi della dose quotidiana, dispensa una bestemmia. «Qualche problema?», gli domanda stupito il cliente. Lo spacciatore ha appena visto passare un’auto per lui sospetta. «Questa Seicento non mi piace. L’ultima volta l’aveva Tufaro». Poi, però, torna ai suoi conteggi: «Sono giusti, fraté?».

Il genio di uno spacciatore

Alla consegna della roba, fa seguito sempre la stessa raccomandazione: in caso di controlli delle forze dell’ordine, «non la nascondere, la devi buttare sempre». Non mancano, però, i casi in cui siano loro, gli spacciatori, a doverla nascondere. Il tronco cavo di un albero è il luogo di custodia prescelto da uno spacciatore per una decina di grammi di eroina. Il suo collega si mostra contrariato: «Se le perdiamo, i soldi ce li metti tu», ma l’altro si mostra convinto della soluzione adottata. La droga, infatti, l’ha avvolta in una mascherina chirurgica. La sua teoria è che «quando la vedono, gli sbirri nemmeno si avvicinano da lontano, capito? Perché la mascherina per loro è un virus che proprio sta camminando». L’amico, però, non sembra affatto convinto: «Ma zitto. E vai a fare in culo». Finisce così. O meglio: non finirà mai.

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