Il preparatore fisico e personal trainer cosentino svela la complessità della performance sportiva e parla degli errori più comuni in palestra. Poi racconta FantaFantoni, sports community con ambizioni che vanno ben oltre le popolari competizioni virtuali
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C'è stato un tempo in cui il preparatore fisico (o atletico, che dir si voglia) era quello che ti faceva correre fino allo sfinimento, poi ti piantava davanti a un muro e ti diceva: stretching, trenta secondi, e vai. Quel tempo è finito. Oggi la scienza della performance sportiva è diventata una disciplina composita, che mescola biomeccanica, fisiologia, psicologia e persino tattica. A raccontarlo è Manuel Lanzilotta, preparatore fisico e personal trainer, che ha toccato i temi più dibattuti del settore e, per chiudere, ci ha raccontato FantaFantoni, la Sports Community che gestisce.
Più intensità e programmazione: ecco com’è cambiato lo sport
Il punto di partenza è che lo sport, come altri ambiti, è stato ed è al centro di una vera e propria rivoluzione culturale: «Lo sport – osserva Lanzillotta - è diventato più fisico, più veloce, più intenso, con meno tempi morti e una richiesta di intensità sempre maggiore». Conseguenza diretta, «il classico fondo lungo per fare aerobica, per fare fiato, ha in alcune circostanze una sua utilità, ma non è più lo scopo finale della preparazione atletica».
Il preparatore fisico di oggi deve saperne di tutto: biomeccanica, fisiologia, psicologia e anche tattica, perché - spiega - «occorre rispondere alle richieste specifiche dello staff tecnico». Non basta più avere un cronometro e un fischietto. Bisogna leggere il campionato (o il torneo), studiare l'avversario, dialogare con il mister. Un mestiere sempre più complesso, dunque.
In tal senso, precisa l’esperto, «il recupero e la mobilità non sono più il vecchio stretching statico. Oggi sono discipline vere e proprie, parte integrante della preparazione atletica». E soprattutto cade uno stigma duro a morire: «Prima l'atleta che si riposava era considerato scarso. Oggi invece il recupero è parte integrante, se non fondamentale, dell'allenamento».
I falsi miti: dal "no pain, no gain” agli esercizi copiati da TikTok
Il primo grande mito e\o errore che Lanzillotta nota nelle palestre – soprattutto da parte dei principianti – è il dolore redentore: «Se non spacchi tutto e non senti il bruciore in ogni muscolo, non ti sei allenato. Non è assolutamente così». La crescita, spiega, deve essere progressiva, graduale, tecnica prima che carica: «Non puoi iniziare oggi a fare palestra e caricare come un mulo. Bisogna gestire l’allenamento con gradualità per ottenere risultati concreti ed evitare infortuni».
Il secondo errore, figlio dell'epoca dei social, è ancora più diffuso: copiare esercizi da TikTok o Instagram senza alcun contesto. «Magari l'esercizio è pure valido, ma in che contesto è inserito? Con quali volumi, quali ripetizioni, quali recuperi? In che microciclo, in che macrociclo? Non puoi vedere un video sui social e decidere di replicarlo così, senza ragionarci: è follia». E a chi si preoccupa di non sentire dolore muscolare il giorno dopo una sessione, Lanzilotta risponde con serenità: «Lo stimolo allenante è di base uno stimolo infiammatorio, ma deve essere calibrato e canalizzato bene: non è detto che il bruciore sia il segnale che hai lavorato bene». Persino una sessione di mobilità sul tappetino con il foam roller, ricorda, «è una seduta allenante a tutti gli effetti».
L'allenamento, in definitiva, non si esaurisce nell'ora trascorsa in palestra o in campo. «L'allenamento è h24: è sonno, recupero, gestione delle emozioni, alimentazione, idratazione. Sono quei gesti quotidiani che ti secca fare, ma che devi fare per arrivare preparato».
FantaFantoni e il sogno di una community sportiva reale
Non solo sport come preparazione atletica e benessere fisico in generale, ma anche come aggregatore sociale. C'è, in tal senso, un progetto che illumina gli occhi di Manuel Lanzilotta ed è FantaFantoni: «Sorrido sempre quando se ne parla, perché è nato come un Fantacalcio tra amici, una cosa che fanno tutti». Ma il format ha funzionato, è cresciuto, si è strutturato: «Oggi non siamo più un gruppo di amici, siamo centinaia di appassionati e soci di una community in continua evoluzione». Calcio, basket, tennis, motori: tutto ciò che è sport trova spazio al suo interno.
L'obiettivo però – precisa - guarda oltre il freddo schermo: «Vogliamo far incontrare le persone e farle fare sport: l'aspetto sociale è fondamentale. Tutt'altra cosa è poi ritrovarsi dal vivo con chi fino al giorno prima era solo un avversario virtuale, giocare a calcetto insieme, a padel, allenarsi fianco a fianco».
In questo solco si inserisce la FantaFantoni Off Season, in programma dall'8 giugno al 30 luglio e dedicata ai giovani calciatori: un progetto che riprende la logica della preparazione atletica professionale - quella fase di transizione estiva in cui «per un atleta d'élite stare due mesi completamente fermo è deleterio» - e la porta dentro la community. «Nell'off season ci sono due mesi per lavorare sulle lacune o potenziare i propri punti di forza», spiega. E chissà, aggiunge sorridendo, «che dal FantaFantoni non esca un giorno l'atleta nostrano che poi compreremo al Fantacalcio».

