Nel report “Scacco Matto alle rinnovabili” presentato a KEY Rimini, l’associazione denuncia ritardi e pareri contrari: «Servono regole chiare e più sì»
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Le rinnovabili in Italia, centrali per la sicurezza energetica e l’indipendenza dalle fonti fossili, restano frenate da ritardi, ostacoli burocratici e pareri negativi che allungano i tempi e fanno crescere l’incertezza per imprese e territori. È la denuncia contenuta nel nuovo report di Legambiente “Scacco Matto alle rinnovabili”, presentato alla fiera KEY – The Energy Transition Expo di Rimini, che fotografa la “coda” di progetti in attesa e le storie di impianti bloccati lungo la Penisola.
I numeri citati dall’associazione sono pesanti. A gennaio 2026, su 1.781 progetti a fonti rinnovabili in fase di valutazione VIA PNRR-PNIEC, 1.234 – pari al 69,3% – risultano ancora in attesa della conclusione dell’istruttoria tecnica, con 17 progetti che attendono risposte da prima del 2021. Restano inoltre 160 progetti in attesa della determina della Presidenza del Consiglio, un dato indicato in aumento rispetto all’anno precedente, e 88 progetti risultano bloccati dalle istituzioni legate ai beni culturali nazionali e regionali, di cui 80 dal Ministero della Cultura. Un cortocircuito che, secondo Legambiente, nasce anche dal fatto che spesso i pareri negativi di questi soggetti arrivano in contrapposizione rispetto ai pareri della Commissione Tecnica VIA PNRR-PNIEC, che l’associazione descrive come penalizzata dalla mancanza di completamento dell’organico.
Nel report compaiono casi emblematici: progetti di eolico offshore in Puglia che risalgono al 2008 e al 2012, un impianto indicato come ancora bloccato nonostante un parere positivo con prescrizioni ottenuto nel 2023, e il progetto Med Wind, da 2,8 GW a largo di Marsala e Favignana, citato come ancora in attesa dopo un percorso di condivisione territoriale e contestato per presunti rischi su avifauna, pesca e turismo. In parallelo, Legambiente segnala un dato considerato allarmante: nel 2025 le nuove istanze di VIA avviate si sarebbero fermate a 149, con un crollo indicato del 75,3% rispetto al 2024.
Sul piano politico, l’associazione punta anche sul tema delle scelte di policy e cita criticità legate al decreto bollette «così come impostato», sostenendo che sottragga risorse a rinnovabili ed efficienza energetica e continui a sostenere il sistema del gas.
Nel commento del presidente nazionale Stefano Ciafani emerge la richiesta di un cambio di passo: «Il settore delle rinnovabili va sostenuto e incoraggiato, non ostacolato e rallentato. Occorre dare certezza a imprese e territori con tempi e regole chiare». E aggiunge: «Urgono iter snelli, un sistema normativo adeguato, e soprattutto servono più sì da parte delle soprintendenze che ad oggi continuano a frenare la transizione ecologica». Per Ciafani serve anche «più ascolto e partecipazione» coinvolgendo territori, comunità e associazioni nei processi.
Il report passa poi ai blocchi “sul campo”: su 108 storie mappate negli anni, 18 vengono indicate come censite nel 2026, con la Puglia citata come regione con più casi. Tra gli esempi riportati ci sono un progetto eolico da 23 MW ad Ariano Irpino bocciato per vincoli archeologici, l’offshore a largo di Ravenna con VIA positiva e permessi già ottenuti ma ancora fermo per assenza di un quadro regolatorio adeguato, e un caso a Terni dove il fotovoltaico sui tetti sarebbe stato negato per motivazioni estetiche.
Accanto alle criticità, Legambiente propone una “bussola” con 12 proposte operative rivolte al Governo, dalla semplificazione degli iter al rafforzamento di organici e uffici tecnici, fino a scelte su aree di accelerazione e partecipazione. Nel quadro generale l’associazione ricorda anche i dati europei del 2025 sul sorpasso di eolico e solare sulle fossili e sottolinea che, per centrare gli obiettivi al 2030, l’Italia dovrebbe accelerare ulteriormente il ritmo di installazione.
Infine, tra le buone pratiche citate compare il Tyrrhenian Link di Terna, infrastruttura indicata come strategica per integrare più rinnovabili e ridurre la dipendenza dal gas, con il riferimento alla posa di cavo già avviata e a un avanzamento completato a inizio gennaio 2026.

