Bepi Pillon torna a parlare ad un mese esatto dalle sue clamorose dimissioni da allenatore del Cosenza. Era il 18 marzo quando, poco prima di ora di cena, fu comunicato l’addio del tecnico veneto. «Ho messo in primo piano la salute e la responsabilità verso chi mi vuole bene. Non era una decisione facile perché il calcio è la mia vita, ma è stato giusto così».

Il Cosenza rischiò il 3-0 a tavolino

Pillon torna sull’ultima gara disputata da due club italiani prima dello stop causa Coronavirus. Da Cosenza non partirono Bruccini e D’Orazio, ma erano in tanti a non voler giocare. «Siamo atterrati a Bergamo e la squadra era spaventata – racconta -. Qualcuno non voleva giocare, ma l’Aic aveva spiegato chiaramente che non andando in campo avremmo perso a ta- volino. In quei momenti ho capito che non potevo stare bloccato a oltre mille chilometri da casa, senza contare il problema degli spostamenti».

Buoni rapporti con tutti

Bepi Pillon ha lasciato il Cosenza senza una guida, ma dalle sue parole sembra che l’investitura di Occhiuzzi sia cosa fatta. «Robeero ha preso il mio posto – dice alla Gazzetta dello Sport -. E’ bravo, farà strada. Ho mantenuto un buon rapporto con tutti». Anche con Guarascio che l’ha chiamato il giorno di Pasqua per gli auguri. «No, non mi ha chiesto di ripensare alla mia decisione. Aveva condiviso subito la mia decisione».

Pillon e le speranze di salvezza del Cosenza

Il rendimento avuto a Cosenza da Pillon è stato al di sotto delle aspettative. «Siamo partiti bene, il 3-0 a Livorno ci ha illuso – dice -. Ho anche cambiato modulo dopo Frosinone, passando dal 4-3-3 al 3- 5-2, non è servito. Ma c’è da dire che ho avuto Riviere solo per mezz’ora e Asencio si è fatto male, in pratica giocavamo senza attaccanti di ruolo. Se questi due recuperano, buone. Questa squadra ha potenzialità, può arrivare almeno al playout»