Ancora un episodio di violenza all’interno della Casa di Reclusione di Rossano. Nella mattinata di oggi, 12 agosto, un agente della Polizia Penitenziaria è stato aggredito nella sezione “Nuovi Giunti” ed è stato costretto a ricorrere alle cure del Pronto Soccorso.

A rendere noto l’episodio è la segreteria locale dell’AL.Si.P.Pe., che torna a denunciare le condizioni di lavoro del personale penitenziario e una situazione che, secondo il sindacato, avrebbe ormai assunto caratteristiche di vera emergenza.

Stando alla ricostruzione fornita dall’organizzazione sindacale, l’aggressione sarebbe scaturita dal mancato soddisfacimento di alcune pretese avanzate dal detenuto. L’uomo avrebbe quindi afferrato un fornelletto utilizzato per il riscaldamento dei cibi e lo avrebbe scagliato contro l’agente.

Il poliziotto penitenziario è stato successivamente accompagnato al Pronto Soccorso per ricevere le cure e gli accertamenti sanitari necessari.

La denuncia: «La sezione Nuovi Giunti è diventata un imbuto gestionale»

Particolarmente critica la posizione del segretario regionale dell’AL.Si.P.Pe., Roger Durante, che pone l’attenzione sulla situazione della sezione “Nuovi Giunti”.

«La sezione “Nuovi Giunti” della CR Rossano – afferma Durante – si è ormai trasformata in un vero e proprio imbuto gestionale, un ricettacolo promiscuo in cui vengono stipati soggetti problematici di varia natura».

Secondo il sindacalista, nella sezione verrebbero infatti gestiti detenuti sottoposti a isolamento, persone con problematiche psichiatriche e ristretti sottoposti al regime di sorveglianza particolare previsto dall’articolo 14-bis dell’Ordinamento Penitenziario. Una concentrazione di situazioni complesse che, secondo il sindacato, aumenterebbe considerevolmente il livello di rischio per gli operatori.

«Le carceri non possono diventare contenitori del disagio»

Nel documento diffuso dopo l'aggressione, Durante richiama anche la funzione costituzionale della pena. «Gli Istituti di pena – sostiene – vanno concepiti per garantire la rieducazione del condannato e l’esecuzione dei provvedimenti restrittivi della libertà personale in condizioni di assoluta salubrità e sicurezza, sia per chi vi è recluso sia per chi vi opera in rappresentanza dello Stato». Da qui la presa di posizione: «Non possono e non devono essere ridotti a meri “contenitori” del disagio sociale e psichiatrico».

Le richieste dell'organizzazione sindacale

L’AL.Si.P.Pe. individua due questioni considerate prioritarie. La prima riguarda i detenuti sottoposti al regime di sorveglianza particolare previsto dall’articolo 14-bis. Il sindacato chiede la creazione di istituti o sezioni dedicate, strutturalmente separate, nei quali concentrare esclusivamente i detenuti sottoposti a tale regime.

«Tali sezioni – sostiene l’organizzazione – devono essere affidate alla gestione specializzata del G.O.M. (Gruppo Operativo Mobile), sollevando il personale delle sezioni ordinarie da un carico di tensione insostenibile». La seconda criticità riguarda invece la gestione del disagio psichiatrico.

Secondo l’AL.Si.P.Pe., il passaggio della medicina penitenziaria al Servizio Sanitario Nazionale e la successiva chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari avrebbero prodotto una situazione nella quale le strutture penitenziarie si trovano a gestire persone con problematiche psichiatriche particolarmente complesse. «Le REMS – denuncia il sindacato – sono insufficienti, oltre che inadeguate, e le carceri si sono trasformate in manicomi occulti, scaricando sulla Polizia Penitenziaria incombenze sanitarie e psichiatriche per le quali non è formata né equipaggiata».

«Servono tutele reali per i servitori dello Stato»

L’organizzazione sindacale esprime quindi solidarietà all’agente rimasto ferito e chiede alle istituzioni un intervento immediato. «Esprimiamo la nostra massima vicinanza e solidarietà al collega ferito, augurandogli una pronta guarigione», afferma Durante.

Il sindacato si rivolge al Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria, al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e al Ministero della Giustizia, chiedendo che vengano adottati provvedimenti concreti per migliorare le condizioni di sicurezza negli istituti penitenziari. Tra le richieste figura anche l’immediato allontanamento del detenuto coinvolto nell’aggressione, anche attraverso un eventuale trasferimento fuori regione, secondo quanto previsto dalle procedure dell’Amministrazione penitenziaria.

«Continuare a ignorare queste criticità – conclude Durante – significa rendersi complici di un sistema attualmente pericoloso, inefficace e inefficiente. Il tempo delle promesse è finito, servono tutele reali per i servitori dello Stato».