La Corte d’Appello di Catanzaro riforma in larga parte la sentenza di Cosenza: assoluzioni nel merito e prescrizioni
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Nel processo sui presunti falsi esami all’Unical, la Corte d’Appello di Catanzaro è intervenuta con un provvedimento di secondo grado correggendo anche un errore materiale nel dispositivo: era stata omessa la statuizione relativa a Francesco Segreto.
L’inchiesta – secondo la ricostruzione della Procura di Cosenza, rappresentata dal pm Antonio Bruno Tridico – ruotava attorno a ipotesi di falsità materiale, falsità ideologica e introduzione abusiva nel sistema informatico dell’Ateneo. L’indagine era partita dalla denuncia dell’allora preside di Lettere, Raffaele Perrelli, dopo il sospetto di una firma apocrifa su uno “statino”. Da lì l’analisi di migliaia di documenti, le consulenze grafologiche, le anomalie nei percorsi universitari e le presunte «maratone» d’esami, fino alla tesi accusatoria secondo cui 72 lauree avrebbero dovuto essere annullate perché ottenute con esami mai sostenuti. Il periodo contestato, per gli investigatori, va dal 2004 al 2011.
Appello: assoluzioni nel merito e prescrizioni
Il dato centrale della decisione di Catanzaro è la distinzione netta tra assoluzioni nel merito e definizioni per prescrizione. Nel dispositivo, la Corte ha indicato una lunga serie di posizioni chiuse con assoluzione piena e altre in cui, per specifici capi, ha dichiarato l’estinzione dei reati per decorso del tempo.
Assolta Maria Grazia Pitrelli, con conseguente revoca delle statuizioni civili e accessorie. Per Vincenzo Abate la Corte ha dichiarato non doversi procedere per prescrizione sui capi B1 e B6 (in relazione al B1), mentre lo ha assolto nel merito sui capi B4, B5 e B6 (in relazione a B4 e B5), sempre con la formula del fatto non sussistente, confermando nel resto.
Lo stesso schema si è ripetuto su altri imputati con una combinazione di prescrizioni e assoluzioni nel merito. Francesco Leone ha visto dichiarata la prescrizione per i capi G2, G5, G7, G8, G13, G14, G17 e G20, mentre è stato assolto per G1, G6, G12, G15, G16 e G18. Anche qui la Corte ha confermato nel resto. Emanuele Loisi ha ottenuto la prescrizione per I1, I2, I4, I6 e I10 e l’assoluzione nel merito per I3 e I9, con conferma per il resto. Per Cristian Palmer, invece, la Corte ha dichiarato non doversi procedere per prescrizione sui capi L1, L2, L3, L4 e L5.
Sul fronte delle assoluzioni nel merito, la Corte ha indicato – con la revoca delle statuizioni civili e accessorie ove previste – le posizioni di Emilio Nigro, Massimiliano Arena, Giuseppe Crescente, Domenico Sorrenti, Amedeo Greco, Maria Grazia Arena, Alfredo Ammirato, Emanuela Lentini, Rocco Lucà, Valeria Amisano, Giuseppe Mascaro, Maria Biamonte e Francesca Crudo. La posizione di Teresa Marino: prescrizione su alcuni capi, assoluzione su altri. Per Marino la Corte ha dichiarato non doversi procedere per prescrizione sui capi BC2, BC4, BC5, BC9, BC10 e BC11 e la assolve nel merito sui capi BC1, BC3, BC8 e BC11 (in relazione ai reati indicati) e conferma nel resto.
La posizione di Angela Magarò Angela
Anche per Angela Magarò il dispositivo è stato costruito su due binari: da una parte la Corte ha dichiarato non doversi procedere per una lunga serie di capi (tra cui B1, B6, G2, G5, G7, G8, G13, G14, G17, G3, G20, I1, I2, I4, I6, I10, L1–L5, T1–T5, BC2, BC4, BC5, BC9, BC10, BC11); dall’altra l’ha assolta nel merito per un elenco molto ampio di ulteriori capi, con la formula perché il fatto non sussiste. In sostanza: alcuni capi si sono spenti per prescrizione, altri sono stati chiusi con assoluzione piena.
In questo quadro di riforme e proscioglimenti, spicca la posizione di Zucco Paola, per la quale la Corte ha confermato la sentenza del Tribunale di Cosenza.
La Corte d’Appello ha disposto la condanna al pagamento delle spese sostenute dalle parti civili – liquidate in 2.000 euro per ciascuna parte civile, oltre accessori di legge – nei confronti di Vincenzo Abate, Francesco Leone, Emanuele Loisi, Cristian Palmer, Fabrizio Trieste, Paola Zucco, Teresa e Angela Magarò. Marino Teresa e Magarò Angela. Assolto infine Francesco Segreto.
Il contesto: dall’ipotesi delle “lauree da annullare” al ridimensionamento accusatorio
La sentenza d’appello si inserisce in un procedimento che, già in primo grado, aveva registrato un ridimensionamento del quadro accusatorio: durante il dibattimento, alcuni statini ritenuti inesistenti o falsi furono rintracciati e prodotti in giudizio. In quel passaggio, secondo la ricostruzione riportata, il Tribunale aveva chiuso con 20 condanne, 34 assoluzioni e 2 prescrizioni. La sentenza è stata firmata dal giudice estensore Carmela Tedesco.

