Attivo l’incendio di Tortora partito lo scorso 23 luglio. Il rogo interessa la vegetazione di sottobosco ma il timore è che possa aggredire i boschi che si estendono per ettari all'interno dell'area protetta
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Dieci giorni dopo il primo rogo, l’incendio di Tortora non si è mai spento. A pesare sono una serie di criticità: più fronti aperti contemporaneamente, carenza di uomini e mezzi, sale operative sotto pressione e le difficoltà di intervento in un territorio impervio come quello dell’area occidentale del Parco nazionale del Pollino.
Partito tra il 23 e il 24 luglio scorsi dalla frazione di Massacornuta e favorito dalle alte temperature, l'incendio ha poi interessato in maniera significativa Monte Cucuzzata (1.088 metri, lambendo il Monte Serramale (1.274 metri), per poi spostarsi verso la frazione Pizinno di Tortora. Alcuni abitanti della località montana riferiscono che «di notte non riusciamo a dormire, è un inferno. Non possiamo aprire le finestre per non essere invasi dal fumo che rende l'aria irrespirabile».
Il rogo - da quanto appreso - ha sempre interessato la vegetazione di sottobosco, muovendosi inesorabilmente al di sotto di alberi di alto fusto. Il timore è che possa prendere vigore, magari alimentato da raffiche di vento, e aggredire i boschi che si estendono per ettari all'interno dell'area protetta.
Il servizio anti incendio del Parco ha riferito all'Ansa che il rogo in questione non è stato mai segnalato, «probabilmente perché partito fuori area» e che comunque il loro intervento è limitato in questi casi al supporto al sistema regionale. Inoltre «essendo in quota - è stato precisato - le squadre Aib del Parco non potrebbero comunque intervenire. Sono zone dove i mezzi aerei sono gli unici in grado di fare qualcosa». Così, in effetti era avvenuto sabato 25 luglio, quando sin dal mattino due canadair erano stati inviati per lo spegnimento.



