Dalla lite nella discoteca alla caduta, fino all’identificazione attraverso i video: tutti i passaggi dell’ipotesi accusatoria ancora da verificare
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La ricostruzione dell’aggressione avvenuta nella notte tra l’8 e il 9 agosto 2026 davanti alla discoteca “Il Castello” di Sangineto è contenuta nel decreto di fermo firmato dal procuratore della Repubblica di Paola, Domenico Fiordalisi. Il provvedimento riguarda i fratelli Umberto e Domenico Orsino, residenti in Lussemburgo e domiciliati a Belvedere Marittimo.
Quella descritta nel decreto è un’ipotesi accusatoria ancora sottoposta al vaglio dell’autorità giudiziaria. I due indagati devono essere considerati innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.
Secondo la Procura di Paola, Antonio Perrotta sarebbe stato «colpito con pugni e calci» e sarebbe poi «caduto violentemente al suolo». La caduta gli avrebbe provocato un «ematoma epidurale acuto» e una «frattura composta della base cranica». Per gli inquirenti, sarebbero state queste lesioni a determinarne la morte.
Il diverbio all’interno della discoteca
La ricostruzione della Procura prende le mosse da quanto sarebbe accaduto all’interno del locale. Nel decreto si legge che nella notte tra l’8 e il 9 agosto, presso la discoteca “Il Castello”, si sarebbe verificata «una cruenta aggressione» al termine della quale Perrotta avrebbe riportato «lesioni di entità importanti».
Dall’esame delle immagini della videosorveglianza, Polizia e carabinieri avrebbero accertato che all’interno della discoteca si era verificato «un diverbio» che avrebbe coinvolto «due soggetti contro il Perrotta».
Secondo quanto riportato nel provvedimento, il personale addetto alla sicurezza, «al fine di evitare che gli animi già di per sé stessi esagitati potessero peggiorare», avrebbe allontanato dal locale i due uomini. I soggetti avrebbero precedentemente dato luogo a «contegni negativi».
Nella contestazione provvisoria la Procura sostiene che l’aggressione sarebbe maturata con l’intento di «punire la persona offesa per averli cacciati fuori dall’esercizio pubblico “Il Castello” poiché sprovvisti di biglietto».
La descrizione dei due uomini
Le immagini avrebbero consentito agli investigatori di ricavare una prima descrizione dei due soggetti allontanati.
Il primo viene descritto come un uomo dalla «corporatura abbastanza importante», con «capelli molto corti», pantaloncini apparentemente scuri o blu e una camicia bianca a maniche corte. La Procura precisa che il colore dei pantaloncini non potrebbe essere stabilito «oltre ogni ragionevole dubbio», a causa del gioco di luci notturno e dell’illuminazione della discoteca.
Il secondo soggetto sarebbe apparso «più alto e vestito di bianco».
L’uscita dal locale e il presunto inseguimento
Il passaggio successivo della ricostruzione riguarda ciò che sarebbe avvenuto una volta raggiunta l’uscita della discoteca. Il personale della sicurezza avrebbe accompagnato i due uomini oltre le transenne, incontrando «non poche difficoltà».
Dalle immagini, secondo la lettura degli investigatori, si vedrebbe Antonio Perrotta «accodarsi al rivolo composto dalla sicurezza» e raggiungere gli altri soggetti oltre il transennamento.
A quel punto, le telecamere avrebbero ripreso «un turbinio di movenze» che la Procura considera «compatibile con una contesa». Il decreto non attribuisce alle immagini la capacità di mostrare in maniera nitida ogni singolo gesto, ma riferisce che i successivi accertamenti di Polizia e carabinieri avrebbero permesso di sostenere che Perrotta era stato «colpito con violenza al volto».
Il colpo, la caduta e l’impatto con il terreno
Per la Procura, dopo essere stato colpito, Perrotta sarebbe «rovinato in terra» e avrebbe «sbattuto violentemente il capo».
Nella formulazione dell’accusa provvisoria si sostiene che i due indagati, «in concorso tra loro», avrebbero colpito Perrotta «con pugni e calci», facendolo «cadere violentemente al suolo».
Il decreto qualifica la condotta come omicidio volontario in concorso e ritiene configurabile, nella ricostruzione accusatoria, il «dolo eventuale». Viene inoltre contestata l’aggravante dei «motivi futili e abietti».
Si tratta, anche in questo caso, della qualificazione giuridica sostenuta dalla Procura, destinata a essere verificata nelle successive fasi del procedimento.
I primi soccorsi e il tentativo di accompagnarlo a casa
Dopo la caduta, Perrotta sarebbe stato soccorso dal personale della sicurezza «con mezzi di fortuna». Avrebbe quindi ripreso conoscenza, dopo l’arrivo dell’ambulanza, e sarebbe stato fatto salire sull’automobile di un conoscente, inizialmente con l’intenzione di raggiungere la propria abitazione.
Durante il tragitto, però, le sue condizioni sarebbero peggiorate. Perrotta si sarebbe sentito male «al punto da necessitare il trasporto a Cetraro».
Giunto nell’ospedale di Cetraro, sarebbe stato sottoposto ai primi accertamenti. La gravità del quadro clinico avrebbe reso necessario il trasferimento in elisoccorso all’ospedale dell’Annunziata di Cosenza.
L’intervento chirurgico e la morte
A Cosenza, Perrotta sarebbe stato sottoposto a «un delicatissimo intervento chirurgico alla testa», nel «disperato tentativo medico di sottrarlo alle maglie della morte».
Secondo il decreto, nonostante l’intervento chirurgico, Antonio Perrotta sarebbe morto nelle prime ore del 10 agosto a causa delle gravi lesioni riportate.
Nel documento compare una lieve divergenza sull’orario del decesso: nel capo d’accusa vengono indicate le 4.30.
Le indagini attraverso la videosorveglianza
Parallelamente ai soccorsi sarebbero iniziate «serrate indagini» condotte congiuntamente dalla Polizia di Stato e dall’Arma dei carabinieri.
Il punto di partenza sarebbe stato l’esame delle immagini e dei filmati acquisiti dall’impianto di videosorveglianza della discoteca. L’analisi, svolta «sinergicamente» dai due corpi investigativi, avrebbe consentito di isolare le immagini dei due soggetti e di ricostruirne le caratteristiche fisiche e l’abbigliamento.
Gli investigatori avrebbero quindi individuato «due effigi fotografiche» ritenute riconducibili ai presunti aggressori e le avrebbero confrontate con fotografie ricavate da alcuni profili personali.
Secondo la Procura, sarebbe emersa una «perfetta sovrapposizione tra le foto della discoteca e quelle dei profili».
L’identificazione dei fratelli Orsino
Sulla base di questo confronto, Polizia e carabinieri avrebbero identificato i due soggetti in Domenico Orsino, nato nel 2004, e Umberto Orsino, nato nel 2002. Entrambi risultano nati e residenti in Lussemburgo, ma domiciliati a Belvedere Marittimo.
Gli investigatori avrebbero raggiunto l’abitazione e vi avrebbero rintracciato i due fratelli.
La perquisizione e gli indumenti sequestrati
Considerata l’urgenza, la polizia giudiziaria avrebbe eseguito una perquisizione domiciliare d’iniziativa. All’interno dell’abitazione sarebbero stati trovati «indumenti e calzature identiche a quelle indossate la sera dell’evento delittuoso», ritenuti «ben riconoscibili ed identificabili» attraverso il confronto con i filmati.
Gli abiti e le calzature sarebbero stati sottoposti a sequestro.
Il passaggio più delicato riguarda una delle camicie rinvenute. Secondo quanto scritto nel decreto, «una delle camicie sequestrate presentava una macchia di sangue, sebbene fosse stata precedentemente lavata».
Il documento non riporta, tuttavia, l’esito di eventuali accertamenti biologici sulla macchia né chiarisce, in questa fase, a chi apparterrebbe il sangue. Il dato viene indicato dalla Procura come uno degli elementi da approfondire.
I gravi indizi e l’ipotesi del dolo eventuale
Alla luce dei filmati, dell’identificazione e degli indumenti sequestrati, la Procura ritiene sussistenti «gravi indizi di colpevolezza» nei confronti dei fratelli Orsino.
Nel decreto i due sono stati indicati, secondo la prospettazione accusatoria, quali presunti «autori e responsabili dell’omicidio con dolo eventuale di Perrotta Antonio».
La Procura sostiene dunque che i due avrebbero accettato il rischio che la condotta violenta potesse provocare la morte della vittima. Anche questa ricostruzione dovrà essere sottoposta al confronto con le tesi difensive e alle valutazioni del giudice.
Il pericolo di fuga alla base del fermo
Il fermo è stato disposto anche sulla base del ritenuto pericolo di fuga. Secondo la Procura, i due indagati sarebbero residenti all’estero e, «subito dopo il fatto», si sarebbero «allontanati di corsa».
Per gli inquirenti vi sarebbe stata «l’elevata probabilità» che potessero tentare di rientrare in Lussemburgo, facendo «perdere le proprie tracce» e rendendo «impossibile la successiva cattura».



