Una coppia tornata da Roma scopre l’abitazione devastata e due uomini che tentano più volte di rientrare per recuperare droga. Carabinieri chiamati ripetutamente, residenti nel panico.
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Una notte di paura, tensione continua e senso di abbandono. È quanto vissuto da una coppia di circa sessant’anni, originaria di Corigliano ma residente a Roma, scesa in questi giorni a Schiavonea per trascorrere un periodo nella casa di proprietà sul lungomare, in un condominio di viale della Libertà, una zona poco illuminata. Il primo segnale qualcosa che non andava è arrivato mentre la coppia era ancora in viaggio.
Una coinquilina li ha avvisati della presenza di una luce accesa nell’appartamento. La donna pensava che fossero già arrivati. In realtà la casa era occupata abusivamente. L’arrivo a Schiavonea è avvenuto intorno alle 20.30. Spaventati, marito e moglie hanno chiamato subito i carabinieri ed sono entrati in casa solo insieme alle forze dell’ordine. All’interno hanno trovato uno scenario devastante. L’abitazione era completamente messa a soqquadro: vomito, urina sul pavimento, macchie di sangue, coltelli sparsi in tutta la casa, anche sotto i cuscini. Oggetti rubati ovunque: televisori, aspirapolvere, forno a microonde, asciugacapelli. Ovunque piccoli lumini accesi e un odore acre, come di fuliggine nera, segno evidente di fumo e sostanze bruciate all’interno.
Alla vista dei carabinieri, i due uomini di colore che occupavano l’appartamento sono fuggiti. Ma la notte non è finita lì. Alle quattro del mattino l’episodio più inquietante. I due si sono ripresentati sotto il balcone dell’appartamento. Avevano una spranga di ferro e colpivano con forza la persiana, mentre la coppia era all’interno, terrorizzata. Li separava soltanto quella barriera. Volevano entrare in casa per riprendere la droga che avevano lasciato. La donna, nel frattempo, aveva raccolto tutto ciò che avevano abbandonato, comprese bustine sospette, e aveva messo diversi sacchi davanti al cancello, invitandoli a recuperare lì le loro cose. Ma loro insistevano, volevano entrare. Sono stati chiamati nuovamente carabinieri e polizia. Le pattuglie sono arrivate quando i due si erano già allontanati. Alle cinque sono tornati ancora. Alle sei si sono ripresentati di nuovo. Una pressione continua, una minaccia costante.
La coppia ha vissuto quelle ore nel terrore. La donna era convinta che potessero ucciderli. Ha chiesto alla polizia di restare al telefono per ascoltare tutto quello che stava accadendo, temendo il peggio. Una vicenda che lascia aperti interrogativi pesanti. La sensazione, raccontata con angoscia, è quella di una mancanza di tutela reale. Il messaggio che passa, secondo i residenti, è che si possa fare qualunque cosa, senza conseguenze immediate. Ora nel condominio cresce la paura.
Gli inquilini stanno valutando l’installazione di telecamere o l’affidamento del palazzo a un servizio di vigilanza privata. In una zona già poco illuminata, la notte è diventata sinonimo di insicurezza. Per quella coppia, e per chi vive in quel palazzo, resta una domanda senza risposta: come si affronta un’altra notte così?

