Per il giudice l’esistenza del presunto patto deve essere riletto alla luce delle spiegazioni degli indagati
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Flavio Stasi (difeso dagli avvocati Mauro Mitidieri e Maurizio Minnicelli) e Vincenzo Curia (difeso dall'avvocato Francesco Nicoletti) sono tornanati dunque in libertà.Come riferito in precedenti articoli, il giudice per le indagini preliminari Fabiana Giacchetti ha revocato gli arresti domiciliari applicati al sindaco di Corigliano-Rossano e a Curia nell’inchiesta Ginestra.
Lo stesso provvedimento revoca la custodia in carcere di Annibale Matalone esclusivamente per il capo 7, relativo alla contestazione di scambio elettorale politico-mafioso. La distinzione è essenziale: per Stasi e Curia il giudice dispone espressamente l’immediata liberazione. Per Matalone, coinvolto anche in altre contestazioni, elimina invece il titolo cautelare riferito a quel singolo capo.
L’ordinanza, quindi, non consente di affermare che Matalone lasci il carcere, perché non dispone la revoca delle misure eventualmente sostenute dagli altri addebiti. Alla base della decisione c’è una nuova valutazione degli elementi raccolti sul presunto accordo elettorale. Le dichiarazioni rese da Stasi e Curia durante gli interrogatori, insieme alla ricostruzione di alcuni passaggi documentati dalle telecamere e dalle intercettazioni, hanno introdotto un dubbio che il Gip considera tale da compromettere la gravità degli indizi. La revoca riguarda dunque la consistenza dell’accusa nella fase cautelare.
Il provvedimento non è motivato da una semplice attenuazione del rischio di reiterazione o da un cambiamento delle esigenze cautelari. Il giudice interviene prima ancora su un punto sostanziale: gli elementi utilizzati per sostenere l’esistenza del presunto patto devono essere riletti alla luce delle spiegazioni degli indagati. È questa rivalutazione a determinare la caduta delle misure per il capo 7.
La contestazione riguarda le elezioni amministrative dell’8 e 9 giugno 2024. Secondo l’ipotesi originaria, Stasi, Curia e Matalone avrebbero concorso in uno scambio elettorale politico-mafioso. Nel quadro ricostruito inizialmente, Curia avrebbe rappresentato il collegamento tra il candidato sindaco e Matalone, disponibile a raccogliere consensi in cambio di assunzioni.
L’ordinanza di revoca ripercorre gli elementi che avevano portato a ritenere sufficientemente solida questa lettura. Il primo episodio risale al 6 maggio 2024. Quel giorno viene intercettata una conversazione tra Curia e Matalone. Curia riferisce al suo interlocutore che Stasi sarebbe interessato a contattarlo per ottenere sostegno elettorale. Aggiunge che il sindaco avrebbe persino pensato di telefonargli e che sarebbe stato proprio lui, Curia, a fermare questa iniziativa.
Nella stessa conversazione Matalone manifesta disponibilità a impegnarsi nella campagna elettorale, collegando il proprio interessamento alla possibilità di ottenere assunzioni. Curia lascia inoltre intendere di avere ricavato dal sindaco l’impressione che tra Stasi e Matalone esistesse già una conoscenza. Matalone, però, risponde di non conoscere Stasi e richiama invece la propria amicizia con Caracciolo. Quel colloquio aveva assunto un peso rilevante perché sembrava descrivere un’iniziativa riconducibile al candidato. Non soltanto, quindi, il desiderio di un sostenitore di raccogliere voti, ma la ricerca di un contatto che Curia attribuiva direttamente al sindaco.
La questione decisiva diventa allora stabilire se Curia stesse riferendo circostanze vere oppure stesse costruendo, davanti a Matalone, un’immagine esagerata della propria vicinanza politica. Il secondo episodio risale al 16 maggio 2024. Le immagini degli impianti presenti nella zona del comitato elettorale mostrano un’automobile condotta da Curia, con un passeggero identificato dagli investigatori nel sindaco.
Alle 17.33 Matalone telefona a Curia dopo averlo visto transitare. Nel corso della chiamata Curia fa riferimento al fatto che sta lasciando Stasi nei pressi della sede elettorale. Curia invita Matalone a raggiungerlo davanti al comitato, in via Bernardino Telesio. Le riprese documentano poi l’incontro tra Curia e Matalone sul marciapiede opposto alla sede. Nella ricostruzione richiamata dal Gip, dunque, l’incontro ripreso dalle telecamere è quello tra questi due uomini. La sequenza era stata comunque valorizzata all’interno del quadro di rapporti ritenuto significativo per l’accusa. A completare gli elementi iniziali ci sono alcune conversazioni intercettate il 5 e il 6 giugno 2024. Secondo quanto riporta il provvedimento, da queste emergeva il sostegno di Matalone alla candidatura di Stasi, descritto attraverso il voto e l’attività svolta per farlo votare.
Questi dati erano stati letti insieme ai colloqui precedenti come parti di una medesima ricostruzione accusatoria. Il quadro cambia dopo gli interrogatori che l’ordinanza colloca al 2 novembre 2026. Curia decide di rispondere e offre una spiegazione alternativa del proprio comportamento. Si presenta come simpatizzante della candidatura di Stasi e sostiene di essersi rivolto a Matalone per procurare un voto al sindaco. Nega però che quella richiesta fosse stata sollecitata da Stasi. Curia afferma soprattutto di avere inventato il riferimento all’interessamento del sindaco. Secondo la sua versione, avrebbe attribuito a Stasi parole e intenzioni mai espresse, per vantarsi di una vicinanza che in realtà non aveva.
Nega che tra lui e il sindaco ci fosse stato un dialogo riguardante Matalone e riconduce quanto detto nell’intercettazione alla volontà di accreditarsi davanti all’interlocutore. La sua ricostruzione comprende anche altre affermazioni: sostiene di non essere mai stato in automobile con Stasi, di conoscere Matalone come una persona anziana dedita alla coltivazione e di averlo contattato lui in occasione dell’incontro davanti al comitato.
Nega inoltre di avere trasmesso a Matalone, durante quell’incontro, messaggi provenienti dal sindaco o relativi alla sua posizione. Il giudice non accoglie indistintamente questo racconto. Rileva espressamente che alcune dichiarazioni di Curia sono smentite dagli elementi investigativi. Il caso più evidente riguarda l’automobile: la negazione di essere mai stato a bordo con Stasi contrasta con le riprese e con le stesse dichiarazioni del sindaco. L’ordinanza riconosce dunque le contraddizioni, senza nasconderle o considerarle irrilevanti. Anche Stasi risponde alle domande.
Nega di conoscere Matalone e descrive i propri rapporti con Curia come legati all’attività lavorativa di quest’ultimo presso un’azienda di onoranze funebri della città. I contatti, secondo il sindaco, riguardavano questioni burocratiche connesse a quel lavoro. Non esclude invece in maniera assoluta di essere stato in automobile con Curia, riferendo che potrebbe essere accaduto una o due volte. La difesa del sindaco concentra poi l’attenzione su un elemento verificabile: la successione temporale tra la sua uscita dall’auto e la telefonata di Matalone. Il punto, accennato durante l’interrogatorio e sviluppato nella memoria depositata, riguarda la possibilità che Stasi fosse presente mentre Curia parlava al telefono.
La ricostruzione proposta utilizza gli orari delle immagini e della conversazione intercettata. Secondo i dati riportati nel provvedimento, alle 17.32.55 una telecamera riprende Stasi mentre attraversa la strada. La telefonata viene collocata alle 17.33.28. Tra i due momenti trascorrono quindi 33 secondi. La difesa evidenzia che, quando Curia risponde a Matalone e fa riferimento al sindaco, Stasi è già fuori dall’abitacolo: la conversazione non avviene in sua presenza. Questo dettaglio assume rilievo nella valutazione del Gip perché rende plausibile una lettura diversa del comportamento di Curia.
Parlare del sindaco quando questi è già sceso dall’auto consente a Curia di presentarsi a Matalone come una persona a lui vicina, senza dover spiegare direttamente a Stasi con chi sta parlando e perché lo stia menzionando. Stasi richiama inoltre alcune iniziative assunte da sindaco contro la criminalità organizzata, anche riguardanti soggetti vicini alla cosca oggetto dell’indagine. L’ordinanza menziona questo passaggio, rinviando al verbale dell’interrogatorio e alla memoria per i dettagli. Nelle motivazioni della revoca, tuttavia, il ragionamento sviluppato dal giudice si concentra sulla possibile millanteria di Curia e sulla sequenza della telefonata. La Procura non condivide le conclusioni favorevoli agli indagati. Il 4 novembre il Gip chiede un parere sulla permanenza della gravità indiziaria relativa al capo 7, dopo quanto emerso dagli interrogatori. Il parere arriva il 5 novembre ed è contrario alla revoca.
L’ordinanza riporta le obiezioni dell’accusa prima di spiegare perché il giudice ritenga comunque necessario rivedere le misure. Per la Procura, Curia non è credibile quando afferma di avere soltanto millantato la vicinanza al sindaco e nega di avere svolto un’attività di intermediazione. A sostegno di questa valutazione richiama proprio le incongruenze del suo racconto. La negazione dei viaggi in automobile è smentita dalle immagini e non coincide neppure con quanto dichiarato da Stasi. L’accusa contesta anche la rappresentazione della conoscenza di Matalone, sostenendo che Curia non potesse ignorare chi fosse. Evidenzia inoltre un’altra contraddizione: Curia riferisce di avere chiamato Matalone il 16 maggio, mentre dagli accertamenti risulta il contrario. Era stato Matalone a telefonare a lui.
Per la Procura, questi elementi indeboliscono l’attendibilità della spiegazione difensiva sul significato dei rapporti. Neppure la ricostruzione degli orari convince l’accusa a cambiare posizione. Dire di stare lasciando il sindaco, osserva la Procura, è compatibile con il fatto che Stasi fosse appena sceso dall’auto. Inoltre, il modo in cui Curia ne parla lascerebbe intendere che Matalone sapesse già a chi si stesse riferendo. Per l’accusa, dunque, quel particolare non smentisce l’ipotesi investigativa. I
l Gip distingue invece tra le singole affermazioni inesatte di Curia e la plausibilità della sua spiegazione centrale. Pur riconoscendo dichiarazioni contraddette dagli accertamenti e rese in una prospettiva difensiva, considera credibile l’ipotesi che Curia volesse accreditarsi agli occhi di Matalone e promuovere la candidatura di Stasi. Questa interpretazione, scrive il giudice, risulta compatibile con gli elementi disponibili. Il ragionamento tiene conto anche della tendenza a enfatizzare i rapporti personali che Curia attribuisce a sé stesso, collegandola alla propria attività a contatto con il pubblico.
L’interesse a raccogliere voti per Stasi può quindi spiegare la richiesta rivolta a Matalone senza rendere necessario attribuirne l’origine al sindaco. È qui che la lettura iniziale perde, per il giudice, la sua precedente solidità. Nella ricostruzione ritenuta credibile dal Gip, Curia avrebbe prospettato un interessamento di Stasi inesistente, lasciando intendere che dal sostegno elettorale potessero derivare benefici attraverso impieghi. Il provvedimento precisa che tali impieghi non furono poi conseguiti.
Il nodo non è dunque cancellare quanto registrato, ma stabilire se quelle parole rappresentassero un accordo effettivo oppure l’iniziativa di chi esagerava il proprio ruolo. La sequenza degli orari offre, secondo il giudice, un ulteriore possibile riscontro a questa seconda interpretazione. Non viene presentata come una prova capace, da sola, di risolvere ogni questione. Inserita però nel complesso delle dichiarazioni e degli accertamenti, contribuisce a mettere in dubbio che Curia stesse agendo come tramite di una volontà realmente espressa da Stasi.
La conclusione del Gip riguarda tutti e tre gli indagati sul medesimo capo. Le nuove spiegazioni introducono una frattura nella ricostruzione investigativa e compromettono la gravità indiziaria del presunto scambio. Anche Matalone beneficia quindi della rivalutazione, pur essendosi avvalso della facoltà di non rispondere nell’interrogatorio svolto per rogatoria. L’effetto deriva dall’indebolimento della contestazione comune, non da dichiarazioni rese personalmente da lui. Il dispositivo traduce questa valutazione in due decisioni distinte: immediata liberazione di Stasi e Curia dagli arresti domiciliari e revoca del carcere per Matalone soltanto sul capo 7. Non contiene una pronuncia definitiva di assoluzione. Stabilisce però che il quadro esaminato, dopo gli interrogatori, non sostiene più le misure cautelari per quel presunto patto elettorale. È su questa insufficiente tenuta degli indizi che si fonda la decisione del 5 novembre.

