Accordo internazionale al Polo di Palazzo Sersale, mentre il “Giacomantonio” conquista il primo posto Erasmus+
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Cerisano si candida a diventare uno snodo internazionale della ricerca sonora. Nel Polo tecnologico di Palazzo Sersale prende forma una collaborazione strategica tra il Conservatorio “Stanislao Giacomantonio” di Cosenza e il Conservatorio statale di Tbilisi, aprendo un asse accademico che unisce formazione, innovazione e dimensione globale.
L’iniziativa si inserisce in un percorso più ampio di internazionalizzazione, rafforzato da un risultato significativo: il Conservatorio cosentino si è classificato primo nella graduatoria dell’Agenzia Erasmus+ Indire per la partecipazione alla NAFSA, la principale fiera mondiale dell’educazione internazionale in programma a Orlando. Un primato che certifica la capacità dell’istituto di costruire relazioni accademiche di alto livello.
Il progetto trova il suo fulcro proprio a Cerisano, dove Palazzo Sersale — messo a disposizione dall’amministrazione guidata dal sindaco Lucio Di Gioia — si sta consolidando come hub per studenti, ricercatori e dottorandi. Qui si è svolta una settimana di attività che ha visto il coinvolgimento diretto delle docenti georgiane Nino Memanishvili e Manana Zhgenti, impegnate in un confronto operativo con gli studenti attraverso l’utilizzo di tecnologie avanzate.
Il lavoro, coordinato da Nicole Gonzàlez e dal professor Emanuele Cardi, si è concluso con un seminario del professor Luigi Sansò, confermando il ruolo del Polo come spazio di sperimentazione e ricerca applicata.
Al centro delle attività, lo studio del suono identitario e lo sviluppo di VST library — strumenti virtuali progettati per alimentare algoritmi di intelligenza artificiale — applicati al paesaggio sonoro calabrese. Un approccio che punta a coniugare tradizione e innovazione, trasformando l’identità culturale in materia prima per nuove tecnologie.
«L’obiettivo è coniugare la nostra identità culturale con le tecnologie più avanzate», ha spiegato il direttore Perri, sottolineando come il rapporto con Tbilisi rappresenti solo il primo passo di un percorso più ampio.
L’iniziativa segna così un cambio di scala: dalla dimensione locale a quella internazionale, con la Calabria che si propone non più come periferia, ma come piattaforma di ricerca e produzione culturale. Un laboratorio aperto, in cui musica, tecnologia e formazione si intrecciano per costruire nuovi modelli di sviluppo.

