Quando Palma Comandè, scrittrice calabrese e nipote di Saverio Strati, decide di pubblicare con Rubbettino “La padrina”, lo fa – racconta – perché ciò che ha visto in oltre vent’anni di insegnamento nelle scuole dei contesti più fragili della Calabria «non poteva passare inosservato». Il libro è stato presentato a Cosenza, a Palazzo dei Bruzi, in un appuntamento promosso dalla Commissione consiliare Cultura e dall’AIParc – sezione di Cosenza.

«Ho insegnato in paesi estremamente difficili – ha detto l’autrice – e il mio desiderio di raccontare queste storie al limite, nasce proprio da quelle esperienze e dal contatto con la realtà sociale e umana di quei posti che inizialmente procuravano angoscia perché è come se mettessero a nudo la frantumazione dei sogni e dei desideri». Poi la svolta: «Dopo il primo momento di disorientamento ho cominciato a pensare che era stata una fortuna. Quel mondo opaco raccontava cose straordinarie sull’umanità».

Comandè ha ricostruito immagini incontrate negli anni: «Mi sono trovata con le madri dei miei alunni i cui mariti erano o morti ammazzati o in carcere o latitanti. Ho visto solo e sempre madri con nugoli di figli, di bambini. Madri dimesse nello sguardo e nel fisico di chi non ha più speranza. Insomma, donne finite». Eppure, in qualcuna, dice di aver colto «un guizzo di vita», come se restasse spazio per un futuro diverso.

Il romanzo, nelle parole dell’autrice, nasce dal “cortocircuito” tra due figure femminili: la Padrina, una bisnonna che incarna l’archetipo di un mondo guidato dal potere ’ndranghetistico, e Mirià, la pronipote che vi si contrappone inseguendo autonomia e cambiamento.

A introdurre l’incontro è stato il presidente della Commissione cultura del Comune di Cosenza, Mimmo Frammartino, che ha definito il volume un «focus sulla figura della donna e sulla sua lotta per la libertà dove tradizione e modernità si incontrano», aggiungendo che il libro «conferisce una nuova dimensione ai problemi atavici di questa terra». Frammartino ha anche letto un messaggio del sindaco Franz Caruso, assente per impegni istituzionali.

Per Tania Frisone, presidente della sezione territoriale dell’Associazione Parchi Culturali, “La padrina” è «una storia di potere e di appartenenza», capace di stimolare il confronto tra generazioni: «Da una parte c’è il potere femminile arcaico, dall’altro Mirià che è una giovane donna che professa un desiderio di autonomia e indipendenza cercando una via di fuga dal destino che le è stato imposto».

La lettura di alcuni brani è stata affidata alla cerimoniera dell’AIParc, Elena Pistilli, mentre la relazione è stata curata da Viviana Burza, già ordinaria di Pedagogia generale all’Università della Calabria, che ha parlato di un racconto avvincente anche per l’ambientazione e per la traiettoria della protagonista: «Mirià lotta strenuamente, per conquistare l’essere se stessa, compreso il diritto al nome Miriam, che sul finire ottiene. La giovane donna è distante anni luce dal pensiero assoggettante».

Comandè ha ringraziato Burza definendo il suo intervento «una vera e propria lectio magistralis» e ha riconosciuto la durezza del romanzo: «È un romanzo forte che lascia basiti per la crudeltà di alcuni personaggi opachi che lo attraversano». In questo quadro, sottolinea, pesa «la reattività della ragazza» che «non realizza completamente i suoi progetti, ma lancia un seme che germoglierà in seguito».

C’è anche un dettaglio personale: l’autrice dice di aver conosciuto davvero la Padrina, una donna capace di esprimere anche una forma di solidarietà concreta: «Nel suo essere rude, aveva una sua umanità, preparando il cibo per chi ne aveva bisogno, adoperandosi per contribuire a pagare la bolletta di chi era in difficoltà».

La presentazione è stata intervallata da brani alla chitarra eseguiti da Simone Pedatella. Nell’occasione l’AIParc ha nominato due nuovi soci, Fabio Mandato e Silvana Gallucci, e ha riservato un finale a sorpresa con la nomina di Mimmo Frammartino a socio onorario, motivata – ha spiegato Tania Frisone – «per l’alto impegno politico e istituzionale dedicato alla promozione della cultura quale valore fondante della crescita civile e democratica della comunità».