Il celebre fashion designer è un autentico ambasciatore della moda calabrese nel mondo. Le sue collezioni gli sono valse innumerevoli riconoscimenti. Ai giovani dice: «Studiate per essere professionisti del mestiere»
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«Sono uno stilista della mia bella e splendida terra: la Calabria». Il celebre fashion designer Claudio Greco è la dimostrazione che talento, radici e ambizione possono viaggiare insieme. Partendo dalla sua città di origine, Cosenza, ha conquistato i palcoscenici internazionali, fondendo l’artigianato sartoriale tipico della sua terra con un gusto contemporaneo apprezzato dalle passerelle di tutto il mondo. Un autentico ambasciatore della moda calabrese, molto attivo anche nel sociale. Un punto di riferimento per chi cerca un’estetica che racconta storie. Le sue collezioni gli sono valse numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali. In questi giorni, sarà presente a Diamante al Mediterraneo Festival Corto, kermesse per cui ha creato quattro abiti che raccontano il cinema e il teatro, dopodiché, partirà per Matera dove presenterà dei capi a una sfilata dedicata a Brigitte Bardot, icona di stile ed eleganza senza tempo. Nonostante il successo, Greco resta profondamente legato alle sue origini: celebra il presente senza dimenticare da dove tutto ha avuto inizio.
«La passione per la moda l'ho avuta da bambino – racconta lo stilista ai nostri microfoni -. però a cinque anni inizio a danzare. Sono stato scoperto da un grande coreografo italiano e ho studiato a Roma per un po' di tempo, classico, moderno e contemporaneo. Poi sono ritornato nella mia terra, in Calabria, a Cosenza, e ho iniziato a lavorare con alcune scuole di danza, in cui insegnavo e organizzavo vari spettacoli. Intanto, facevo anche cinema e teatro. A vent'anni sono stato il più giovane coreografo italiano a coreografie una prima nazionale: la Turandot di Puccini. Quando arrivarono i costumi di quest'opera, me ne innamorai, mollai tutto e mi sono dedicato alla moda».
Da li è stato un percorso molto intenso che ha portato lo stilista cosentino a viaggiare per lavoro dagli Stati Uniti al Giappone, dalla Russia agli Emirati Arabi, passando per la Francia. Un girovagare per il mondo che ha contribuito alla crescita personale e a rinsaldare l’attaccamento alla propria terra.
«Ho raccontato sempre la Calabria. Ho aperto la bit a Milano rappresentando la mia terra con gli abiti in una mega sfilata – afferma con orgoglio il fashion designer -. Mi lega tutto alla Calabria, forse ha contributo anche la lontananza, poiché sono stato tanti anni fuori. Attraverso la moda, della Calabria ho raccontato l'arte, la natura, la cultura. Ho realizzato una collezione dove ho rappresentato le cinque province, le tre catene montuose, tutta la Magna Grecia. In questo settore, le difficoltà le trovi non soltanto in Calabria, ma un po' dappertutto, anche a Milano, a New York. Ci sono stati vari ostacoli, ma io li ho superati benissimo con la professionalità. Ai giovani consiglio di studiare, essere professionisti del mestiere, non improvvisati. Qui non c'è tanto la cultura della moda, perché c'è molta improvvisazione, danno troppo spazio a personaggi che non c'entrano niente con l'arte, la cultura, lo spettacolo».


