Quando le luci del Teatro Rendano si sono accese sul finale di Ecuba – Le Troiane, il silenzio teso della platea si è spezzato in un applauso lungo, compatto, quasi liberatorio. Non è stata soltanto la chiusura di uno spettacolo, ma qualcosa di più simile a un rito condiviso, capace di restituire a Cosenza quella dimensione di “Siracusa Bruzia” che negli anni si è trasformata in un appuntamento identitario.

Portare in scena Euripide oggi non è un’operazione accademica, né un esercizio di stile. È una scelta necessaria. Gli studenti delle Officine Teatrali Telesiane, guidati dalla regia di Antonello Lombardo, hanno costruito una narrazione che attraversa il tempo senza perdere urgenza. Madri, spose, vinti: figure che attendono la schiavitù mentre la loro città brucia. Un’immagine che parla direttamente al presente, evocando guerra, violenza gratuita e infanzie negate.

Il risultato è stato sostenuto da prove attoriali di rilievo. Angela Mussari, nel ruolo di Ecuba, ha retto la scena con un’intensità costante, lavorando su una dimensione quasi ieratica del personaggio. La sua uscita, segnata da un ringraziamento al regista e all’aiuto regia Flavio Nimpo, ha aggiunto una nota personale a un percorso artistico ormai compiuto. Di forte impatto anche la presenza di Barbara Marchio, il cui monologo finale nei panni di Atena ha spinto lo spettacolo verso un picco emotivo netto, senza concessioni.

La serata ha visto la partecipazione di istituzioni e rappresentanti del territorio, intervenuti per sottolineare il valore culturale e formativo dell’iniziativa. Tra questi, il presidente dell’Ordine dei Medici ha evidenziato la capacità dello spettacolo di rendere attuali i classici, mentre la consigliera Bianca Rende ha parlato di una crescita evidente del gruppo, sottolineando la forza espressiva degli studenti e la qualità della direzione artistica.

Un passaggio più riflessivo è arrivato dal vescovo Checchinato, che ha letto nello spettacolo una testimonianza di sensibilità civile e umana, capace di trasformare il dolore rappresentato in occasione di consapevolezza collettiva.

A rafforzare l’impatto scenico hanno contribuito le scenografie virtuali e il lavoro tecnico su luci, audio e costumi, costruendo un impianto visivo coerente con la tensione drammaturgica. Un risultato che evidenzia anche la dimensione produttiva del progetto, sempre più strutturato.

Proprio per sostenere questo livello qualitativo, le Officine Teatrali Telesiane hanno annunciato la nascita dell’associazione “Amici delle OTT”, con l’obiettivo di coinvolgere sostenitori e sponsor e garantire continuità a un percorso che negli anni ha già formato attori oggi presenti nei circuiti teatrali nazionali.

A chiudere la serata, l’intervento del dirigente scolastico Domenico De Luca, che ha riportato il discorso alla funzione educativa del teatro. Non solo rappresentazione, ma strumento capace di trasformare lo studio in esperienza, e l’esperienza in consapevolezza.

Cosenza saluta così le sue Troiane, con la percezione chiara che non si tratti di un evento isolato, ma di un punto fermo nel calendario culturale della città. Un teatro che non intrattiene soltanto, ma interroga. E resta.