Al Museo della Sibaritide un viaggio tra culti antichi, rituali contadini e patrimonio immateriale. Ad agosto quattro weekend di eventi
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Un viaggio dalle divinità del mondo antico ai rituali contadini dell’Italia meridionale, passando per la fertilità della terra, la crescita del grano e il bisogno umano di assicurare la rinascita delle comunità. È il percorso proposto dalla mostra “Orghia. Miti, riti e misteri”, ospitata dal Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide.
L’esposizione inaugura il programma del Piano Olivetti per la Cultura e introduce il tema del grano, destinato a caratterizzare l’intera stagione estiva del Parco archeologico di Sibari.
Il progetto mette in relazione reperti archeologici, patrimonio immateriale, paesaggio, memoria e tradizioni popolari, mostrando come i culti legati alla fertilità siano sopravvissuti, trasformandosi, nelle pratiche religiose e rurali del Mezzogiorno.
La mostra anticipa inoltre il calendario di “Vinitaly Follow Up Sibari 2026”, in programma negli spazi archeologici durante quattro fine settimana di agosto: 1 e 2, 7 e 8, 22 e 23, 29 e 30.
Dai miti antichi ai rituali delle comunità contadine
Il titolo della mostra richiama gli “orghia”, termine utilizzato per indicare le azioni sacre attraverso le quali donne e uomini costruivano un rapporto diretto con la divinità.
Gesti, formule, suoni, oggetti, simboli, cibi, bevande e offerte diventavano elementi essenziali di cerimonie finalizzate a scongiurare la fine e a propiziare la rinascita delle piante, degli animali e delle comunità.
Il percorso espositivo parte dalle azioni attribuite agli dèi, appartenenti alla dimensione del mito, per arrivare ai gesti ripetuti dagli esseri umani nel rito.
Al centro c’è l’incontro tra culti greci e italici, con particolare attenzione alle divinità legate al grano, alla fertilità della terra, alle acque e ai passaggi tra vita, morte e rinascita.
Demetra, Kore e le dee della fertilità
Le principali protagoniste del racconto sono Demetra e sua figlia Kore-Persefone, considerate le dee del grano per eccellenza.
Il mito racconta il rapimento di Kore da parte di Ade e la sua discesa negli Inferi. Il ritorno periodico della giovane sulla terra diventa la rappresentazione simbolica del ciclo delle stagioni e della rinascita della vegetazione.
Accanto a Demetra e Kore trovano spazio Hera Lacinia, venerata a Capo Colonna come signora della natura, degli animali e della fertilità femminile, e la Dama di Sibari, identificata con Athena e legata alle acque profonde e ai passaggi di stato.
La mostra espone in anteprima anche nuovi reperti restituiti dai luoghi di culto dedicati a queste divinità.
I ritrovamenti di Locri, Eraclea, Capo Colonna e Sibari
Uno degli elementi più rilevanti dell’esposizione è la presentazione, per la prima volta, dei recenti rinvenimenti effettuati nei santuari di Locri Epizefiri, in provincia di Reggio Calabria, e di Eraclea lucana, nell’area di Policoro.
Ai nuovi reperti si affiancano quelli provenienti dai santuari di Capo Colonna e di Sibari, luoghi che continuano a restituire informazioni sulla spiritualità e sulle pratiche rituali delle comunità antiche.
Gli oggetti esposti consentono di ricostruire il rapporto tra culto, agricoltura, ruolo femminile e rigenerazione della vita.
Il percorso non si arresta però al mondo classico. Dalle divinità antiche si giunge alle Madonne, alle sante cristiane e ai rituali contadini del Sud Italia, nei quali permangono gesti destinati a favorire la crescita del raccolto e la prosperità delle comunità.
Dalle “Dee del Grano” al Piano Olivetti
“Orghia” rappresenta lo sviluppo del progetto culturale diffuso “Le Dee del Grano”, realizzato tra gennaio e giugno nei Musei Nazionali della Basilicata.
Il progetto è stato ideato e curato da Filippo Demma, direttore dei Parchi archeologici di Crotone e Sibari ed ex direttore ad interim della Direzione regionale Musei nazionali della Basilicata.
L’iniziativa si inserisce nel Piano Olivetti per la Cultura, indicato come obiettivo strategico dal ministro Alessandro Giuli.
La finalità è utilizzare il patrimonio culturale come strumento di sviluppo, inclusione e partecipazione, soprattutto nelle aree periferiche e nei territori segnati da fragilità ambientali, sociali ed economiche.
La mostra propone quindi un’archeologia non limitata alla conservazione degli oggetti, ma capace di dialogare con le comunità e con le tradizioni ancora vive.
Il contributo delle Teche Rai e degli archivi locali
Il percorso comprende anche un approfondimento audiovisivo realizzato con materiali selezionati dalle Teche Rai e dagli archivi dell’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale del Ministero della Cultura.
Filmati e documenti mostrano la trasformazione delle antiche cerimonie agrarie nelle tradizioni popolari dell’Italia meridionale a partire dal secondo dopoguerra.
Il racconto è arricchito da una ricerca fotografica condotta dallo staff dei Parchi archeologici in numerosi archivi locali.
Ne emerge una ricostruzione antropologica della civiltà contadina, delle sue pratiche religiose e del rapporto sviluppato nel corso dei secoli con la terra, il raccolto e il cibo.
Demma: «L’archeologia deve essere un’esperienza viva»
Secondo Filippo Demma, l’esposizione coniuga rigore scientifico e capacità di coinvolgere il pubblico.
«Con la mostra “Orghia” restituiamo centralità al legame indissolubile tra archeologia, terra e patrimonio immateriale, offrendo una declinazione scientifica che unisce il vino al grano, pilastri della civiltà mediterranea», afferma il direttore.
Il focus sul grano completa idealmente la triade alimentare mediterranea dopo le iniziative dedicate, negli anni precedenti, al vino e all’olio.
«L’archeologia non deve essere semplice memoria, ma un’esperienza viva, capace di dimostrare come i nostri gesti quotidiani legati al cibo affondino le proprie radici in una storia millenaria», aggiunge Demma.
Il percorso espositivo era stato visitato in anteprima dal ministro Alessandro Giuli durante l’inaugurazione di “Vinitaly and the City” a Sibari.
Lanna: «La cultura contribuisce a costruire il futuro»
Sul valore del progetto interviene anche Stefano Lanna, direttore generale del Piano Olivetti per la Cultura.
«Questa mostra dimostra come i luoghi della cultura possano mettere in relazione ricerca, memoria, paesaggio, tradizioni produttive e comunità, generando nuove occasioni di conoscenza e partecipazione», dichiara.
Per Lanna, “Orghia” interpreta pienamente la visione di un patrimonio capace di diventare una leva di sviluppo e coesione sociale.
«È questa l’idea di cultura che il Ministero intende promuovere: una cultura che non si limita a conservare il passato, ma che contribuisce concretamente a costruire il futuro del Paese», sottolinea.
Ad agosto quattro weekend con Vinitaly Follow Up
Il racconto dedicato al grano proseguirà durante i quattro fine settimana di “Vinitaly Follow Up Sibari 2026”.
Il Parco archeologico si trasformerà in un laboratorio all’aperto dedicato alla cultura gastronomica, all’identità e alle produzioni del territorio.
Il programma alternerà concerti, spettacoli dal vivo, momenti musicali e appuntamenti di approfondimento, realizzati in collaborazione con Arsac e Regione Calabria.
I dettagli operativi delle singole iniziative saranno comunicati successivamente.

