Significativo riconoscimento al presidente della Bcc Mediocrati: «Riceverlo nell’anno in cui celebriamo i 120 anni dalla fondazione della Cassa Rurale di Bisignano è per me molto più di un onore personale»
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In occasione dei 120 anni dalla fondazione delle Casse Rurali ispirate all’opera di don Carlo De Cardona è stato conferito un significativo riconoscimento al presidente della BCC Mediocrati, Nicola Paldino. Il premio celebra non solo i risultati raggiunti sul piano bancario, ma soprattutto una visione: quella di una finanza profondamente radicata nel territorio, capace di coniugare crescita, solidità e attenzione alle persone.
Sotto la sua guida, la banca ha compiuto un percorso straordinario, trasformandosi da piccola realtà locale a istituto di riferimento regionale, senza mai smarrire la propria identità mutualistica. Un impegno riconosciuto anche da Mons. Francesco Savino, vicepresidente della CEI, che lo ha definito “un banchiere benefattore”, sottolineando il valore umano e sociale della sua azione: contrasto all’usura, sostegno alle famiglie e alle imprese, vicinanza concreta a chi ha più bisogno. Lo abbiamo intervistato.
Presidente, questo riconoscimento arriva in un momento simbolico: cosa rappresenta per lei, anche sul piano personale, riceverlo nel nome di Don Carlo De Cardona?
Ricevere il premio Antonio Alimena nell'anno in cui celebriamo i 120 anni dalla fondazione della Cassa Rurale di Bisignano è per me molto più di un onore personale. Il 24 giugno 1906, Don Carlo De Cardona “spinse” sedici audaci operai ad andare dinanzi ad un notaio per costituire la Cassa Rurale di Bisignano. Lui stesso assunse la carica di Presidente del Collegio Sindacale, che mantenne per molti anni.
In quella storia ci sono le nostre radici, fatte di valori che cerchiamo di coniugare sempre al presente. Non è un caso che oggi, Don Carlo sia Servo di Dio e che sia in itinere la causa per la sua beatificazione. Quando pronuncio il suo nome, sento il peso di una responsabilità: non tradire chi ha creduto che il credito potesse essere strumento di liberazione e non di sfruttamento. Come ho detto nel ricevere questo riconoscimento: è un premio che va a tutti i soci della banca, agli amministratori, ai dipendenti, che in 120 anni hanno tenuto viva quella idea.
In questi anni ha guidato una trasformazione profonda della BCC Mediocrati: com'era la banca all'inizio del suo percorso e com'è oggi, anche in termini di numeri — dipendenti, filiali, attività?
I numeri possono essere utili per raccontare la distanza percorsa. Quando sono entrato nel Credito Cooperativo, alla fine del 1990,la Cassa Rurale ed Artigiana di Bisignano aveva 13 dipendenti e due filiali. Io fui eletto in un’assemblea convocata dal commissario straordinario e formata da 274 soci. Nel 1999, al momento della fusione tra le BCC di Bisignano, Luzzi e Rota Greca, le filiali erano 7 e i dipendenti 38. Quelle erano tre banche in bonis che, fondendosi, deliberarono il cambio di denominazione in BCC Mediocrati.
Da quel momento la crescita è stata continua. Nel 2019, a distanza di 20 anni esatti dalla la fusione, acquisimmo il Ramo Calabria di Banca Sviluppo, che portò la BCC Mediocrati ad allargare la propria rete sportellare a 32 filiali, con 232 dipendenti.
Al 31 dicembre 2025 la BCC opera con 25 filiali e 193 dipendenti.
Il patrimonio netto è passato dai 9 miliardi di lire della cassa Rurale e Artigiana di Bisignano ai 77 milioni di euro della BCC Mediocrati. Sono trascorsi 36 anni, ma sembra una vita intera.
La Banca, oggi, custodisce una raccolta complessiva di oltre 1 miliardo e 200 milion di euro, intermediando masse — raccolta più impieghi — per circa 1 miliardo e 700 milioni di euro. Il bilancio 2025 si chiude con un utile netto di otto milioni e 480mila euro che non viene spartito tra soci e amministratori, ma viene quasi interamente accantonato a riserva indivisibile, diventando patrimonio al servizio di tutta la comunità.
Dietro ai numeri c’è la storia di tante persone ma, in ogni caso, mi pare che anche solo i numeri rappresentino il passaggio da una piccola cassa rurale a un istituto di riferimento per tutta la provincia di Cosenza.
Qual è stata la sfida più difficile nel passaggio da piccola cassa rurale a banca strutturata e moderna?
La sfida più difficile è sempre stata quella di mantenere e non perdere l'identità. Crescere senza snaturarsi, modernizzarsi senza dimenticare chi siamo e per chi esistiamo. La crescita della BCC Mediocrati è stata sicuramente impetuosa e questo ci ha permesso, quando ce n’è stata necessità, di dare assistenza ad altre BCC in difficoltà. Nel 2011 sono state acquistate attività e passività della ex BCC della Sibaritide in liquidazione, mentre nel 2013 abbiamo realizzato la fusione per incorporazione della ex BCC dell'Alto Jonio-Albidona. Tutto ciò, in un territorio provinciale squassato dalla crisi economica iniziata nel 2008, in cui, nel breve volgere di pochi anni, sono state poste in liquidazione sei BCC. Resistere in quel contesto, salvaguardare i soci di istituti in crisi, mantenere i livelli occupazionali e nel frattempo registrare risultati economici positivi, è stato un vero banco di prova. Alla fine, l’impegno di tutte le donne e gli uomini della BCC Mediocrati è stato ripagato e ci ha consentito di rimanere fedeli ai principi e ai valori della mutualità e del localismo. Siamo l’ultima banca, tra quelle in vita, fondata direttamente da De Cardona.
La sua figura viene spesso associata a un modello di banca dal volto "umano": cosa significa oggi, concretamente, fare banca senza perdere il contatto con le persone?
Significa che quando valutiamo un credito non guardiamo solo il numero. Siamo chiamati ad osservare le stesse norme che stanno alla base di tutto il sistema bancario in Italia, ma, nonostante questo, cerchiamo di essere sempre noi stessi, rispettando il merito creditizio ma prendendo sempre in esame anche la storia delle imprese, delle famiglie, delle persone. Fattori che per la BCC Mediocrati hanno ancora un valore, importante almeno quanto i numeri. Questo significa essere presenti dove e quando gli altri si ritirano, in una modalità anticiclica che ci vede andare semprecontrocorrente con la bussola fissa sul futuro di questa comunità. 8 delle 25 filiali della nostra Banca sono in comuni che non hanno altro sportello bancario. Ma se si considerano anche i bancomat e le aree self, la BCC Mediocrati rappresenta l’unico interfaccia bancario per 22 comuni che, altrimenti, ne sarebbero sprovvisti. Fare banca con un volto umano vuol dire anche questo: non abbandonare le comunità quando non sono più convenienti. E quando, in sporadici casi, anche noi siamo stati costretti a piegarci alla forza bruta dei numeri, non abbiamo mai mancato di contattare i sindaci, di parlare con le persone e di lasciare sempre un’Area self, un ATM Evoluto o uno sportello bancomat tradizionale. Non abbiamo mai abbandonato nessuno.
Monsignor Savino l'ha definita "un fratello": quanto conta, nel suo lavoro, la dimensione etica e sociale rispetto a quella economica?
Don Francesco mi è particolarmente caro, conosce bene il nostro territorio e le sue ferite. Gli sono grato per le belle parole che usaquando parla di me. Io credo che le due dimensioni, quella economica e quella etico-sociale, non siano in tensione tra loro: al contrario, si alimentano reciprocamente. A differenza delle banche di investimento, soggette alla fluttuazione dei mercati, Mediocrati non massimizza profitto ma si pone come elemento di traino e sostegno per lo sviluppo, garantendo fiducia a chi la merita. La nostra banca è nata dalla dottrina sociale della Chiesa, dalla Rerum Novarum, dall'intuizione di Don Carlo De Cardona che il credito potesse essere uno strumento di giustizia. Questo concetto ha radici lontane. Già nel 1613 Antonio Serra, economista cosentino e pioniere dell'economia civile, intuì che la vera crescita non si misura solo nei profitti, ma nel benessere collettivo. Noi cerchiamo ogni giorno di tradurre quel principio in azioni concrete. Quando questo viene riconosciuto da un vescovo che chiama le cose con il loro nome, sento che stiamo percorrendo la strada giusta.
La vostra banca è impegnata nella lotta all'usura e nel sostegno a chi è in difficoltà: può raccontarci un'iniziativa concreta che rappresenta meglio questa missione?
La Fondazione Antiusura "Don Carlo De Cardona" è forse la nostra risposta più eloquente. Nel 2000, rispondendo ad un invito di Mons. Agostino, aderimmo alla costituzione di questa Fondazione, nata proprio per combattere la piaga dell’usura. Siamo vicini a tutte le fondazioni antiusura che operano sul nostro territorio. Negli ultimi anni, inoltre, abbiamo voluto fare un passo in più anche sul piano del welfare: l'importante utile ottenuto alla fine degli esercizi 2023 e 2024, infatti, ci ha permesso di dar vita alla Mutua Mediocrati Sant'Umile, con cui forniamo servizi di welfare allargato per soci, clienti, dipendenti e per le loro famiglie. Abbiamo anche sviluppato un'applicazione per ottimizzare la raccolta e la distribuzione di cibo a chi ne ha bisogno. Queste non sono operazioni di immagine: sono il prolungamento naturale di una missione che ci riporta ogni giorno alle origini dei nostri valori fondativi.
Guardando al futuro, quale sarà la sfida principale per una banca di credito cooperativo che vuole restare competitiva senza tradire i propri valori originari?
La sfida è rimanere riconoscibili in un sistema che spinge verso l'omologazione. Noi lavoriamo con l’obiettivo di coniugare solidità economica e progresso sociale. In particolare, nel campo della parità di genere, oltre alla certificazione UNI/PdR 125:2022, la BCC Mediocrati è una delle poche aziende italiane con una governance a maggioranza femminile. Abbiamo sempre pensato che innovare, anche nella governance e nei modelli organizzativi,non significa tradire i valori. Significa, semmai, portarli avanti con strumenti nuovi. La sfida sarà quella di continuare a dimostrare, con i bilanci e con i fatti, che esiste un'economia sana e competitiva anche in Calabria, che usa le risorse per riscattarsi e realizzare ottimi risultati.
Da anni dedicate attenzione ai giovani, non solo come potenziali clienti: che cosa rappresenta per voi questo investimento sul futuro?
I giovani sono il nostro presente e la ragione di esistere nel tempo lungo. Per questo abbiamo fondato più di 15 anni fa il Club Giovani Soci, un'associazione formalmente riconosciuta per i soci della BCC Mediocrati tra i 18 e i 35 anni, che realizza tantissime attività e produce ogni anno un proprio Bilancio Sociale. Negli ultimi mesi abbiamo anche finanziato una borsa di studio triennale, intitolata all'economista cosentino Antonio Serra, che ha consentito la realizzazione di un dottorato di ricerca in Economia Civile istituito al DISCAG dell'Università della Calabria. Il primo vincitore, Andrea Comandé, si propone di studiare come le Banche di Comunità generano valore sociale e come questo valore possa essere riconosciuto, codificato e trasformato in scelte strategiche. Investire nella ricerca su ciò che siamo significa credere che il nostro modello abbia futuro e che quel futuro si costruisce aiutando i giovani talenti a restare, a studiare, a radicarsi qui. Come diceva Don Carlo: il territorio si libera educandolo, non abbandonandolo.

