In tre anni gli anziani assistiti a domicilio in Calabria sono aumentati del 108%. Ma gli infermieri sono meno della media nazionale e le prestazioni rischiano di non bastare. Con appena 15 ore di assistenza l’anno, una parte crescente del carico ricade sui familiari
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Cresce il numero di persone anziane prese in carico dai servizi di assistenza domiciliare integrata. In Calabria sono 44.506.
Nel 2023, la regione garantiva l'Adi ad appena l'1,7% degli over 65, contro una media nazionale che si attestava intorno al 3,89% (e picchi di oltre il 7% in regioni più virtuose come il Molise). In 3 anni c’è stato un balzo in avanti del 108%.
La carenza di personale e i ritardi organizzativi, per altro segnalati anche dalla Corte dei conti, rendono difficile assicurare i servizi.
Un'analisi della Fondazione Gimbe sul Pnrr ha evidenziato la scarsità di personale infermieristico da impegnare in Adi. Gli ultimi dati dicono che la Calabria dispone di 3,80 infermieri ogni 1.000 abitanti, sotto la media italiana di 5,06.
Le province calabresi - in particolare Vibo Valentia, Cosenza e Reggio Calabria - rimangono posizionate nei gradini più bassi d'Italia a causa della carenza strutturale di posti letto nelle Rsa e di altri servizi sociali integrati.
Il quadro nazionale
Nel primo trimestre del 2026 l’Agenas conta complessivamente 1.625.785 di persone in Adi. Si tratta dell'11,3% della popolazione italiana over 65.
Un balzo in avanti significativo rispetto agli anni pre-pandemici, quando gli anziani curati a casa erano circa 650mila, solo il 5%.
Aumenta la platea degli assistiti ma calano le ore: oggi sono 15 all’anno contro le 18 registrate nel 2019.
Il Pnrr ha destinato quattro miliardi e 400 milioni alla telemedicina e al potenziamento della casa come primo luogo di cura. L’obiettivo richiesto, di estendere l’assistenza domiciliare integrata al 10% della popolazione over 65, è stato raggiunto e superato.
La diluizione del servizio e l'impatto sulle famiglie
L'analisi condotta dal Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza - rete che raggruppa 60 organizzazioni e oltre 530 tra associazioni ed enti del Terzo settore - mette in luce un cambio di assetto nelle prestazioni sanitarie e socio-assistenziali.
Le cure domiciliari di base, quelle meno intensive, sono salite dal 41,3% al 58,9% del totale degli assistiti.
L’assistenza domiciliare integrata che prevede un piano assistenziale strutturato e più di un accesso settimanale, è scesa invece dal 58,7% al 41,1%.
Le associazioni lamentano che ricevere 15 ore complessive all'anno significa garantire, ad esempio, una copertura domiciliare limitata a sole due o tre settimane nel periodo immediatamente successivo a un ricovero ospedaliero. Tutto il resto del carico assistenziale resta di conseguenza sulle spalle delle famiglie, che devono provvedere direttamente o ricorrere a personale assistenziale privato.
A livello territoriale, la distribuzione degli over 65 presi in carico vede in testa la Lombardia con 249.583 assistiti, seguita da Piemonte (153.399), Lazio (143.217), Veneto (141.910), Emilia-Romagna (127.932), Campania (125.236), Sicilia (123.148), Puglia (112.497) e Toscana (109.731).
Innalzamento dell’età e spesa sanitaria
Il tema dell'assistenza si inserisce in un quadro demografico in forte trasformazione: in Italia gli ultraottantenni sono oggi 4,6 milioni (superando numericamente i bambini sotto i dieci anni) e le proiezioni indicano che potrebbero raddoppiare entro il 2050, arrivando a rappresentare il 13,6% della popolazione totale. Questa dinamica impatta direttamente sulla spesa pubblica. L'indennità di accompagnamento - la prestazione economica riconosciuta a chi necessita di aiuto continuo nelle attività quotidiane, pari a 551,53 euro al mese nel 2026 - ha visto crescere i propri beneficiari da 1 milione nel 2002 a 2,18 milioni attuali. La spesa totale per questa misura ha raggiunto i 15 miliardi di euro all'anno, lo 0,7% del Pil. Trattandosi di una erogazione monetaria riconosciuta senza distinzione per grado di bisogno assistenziale o vincolo d'uso, non esistono al momento incentivi normativi per convertirla direttamente in servizi alla persona.
Le risorse messe in campo, tra i 4,4 miliardi del Pnrr e i fondi nazionali, hanno permesso di attivare interventi specifici.
Con un investimento di 66 milioni di euro sono stati finanziati team interdisciplinari che hanno preso in carico a domicilio 50.000 pazienti fragili e anziani al rientro dall'ospedale.
I fondi comunitari hanno consentito la crescita di telemedicina e sanità digitale.
Agenas ha chiuso una gara da 150 milioni di euro per la gestione a distanza e il monitoraggio di 60.000 anziani ultraottantenni affetti da patologie croniche.

