Oltre cento aziende calabresi della distribuzione indipendente dei carburanti sarebbero in seria difficoltà dall’entrata in vigore del price cap, il 28 settembre. A lanciare l’allarme è Mario Metallo, coordinatore regionale di Assopetroli-Assoenergia Calabria, che denuncia le conseguenze del sistema di contenimento dei prezzi applicato da Eni e da altre compagnie petrolifere sulle proprie reti di distribuzione.

Al centro della contestazione c’è il divario tra i prezzi di acquisto del carburante sul mercato all’ingrosso e quelli praticati al pubblico dalle grandi compagnie. Una situazione che, secondo l’associazione, rischia di mettere fuori mercato le cosiddette pompe bianche, i depositi commerciali e i rivenditori extrarete, con ripercussioni su occupazione, gettito fiscale e stabilità finanziaria delle imprese.

«A rischio imprese, occupazione, gettito fiscale e stabilità finanziaria. Solo in Calabria, oltre cento aziende delle cosiddette pompe bianche sono in seria difficoltà dall’entrata in vigore del price cap, il 28 settembre».

Carburanti, il divario dei prezzi mette in difficoltà le pompe bianche

Secondo Metallo, gli operatori indipendenti si trovano a sostenere costi di approvvigionamento che non consentirebbero loro di competere con i prezzi esposti dalle principali compagnie petrolifere. Il problema, sottolinea, riguarda migliaia di attività in tutta Italia, tra distributori indipendenti, depositi commerciali e rivenditori extrarete.

«Migliaia di imprese indipendenti, tra pompe bianche, depositi commerciali e rivenditori extrarete, stanno affrontando una situazione economicamente insostenibile. Gli operatori indipendenti acquistano gasolio sul mercato all’ingrosso a prezzi che, secondo le segnalazioni del settore, risultano superiori anche di 15-20 centesimi al litro rispetto ai prezzi praticati al pubblico dalle grandi compagnie.

È impensabile che un’impresa possa sopravvivere a lungo acquistando un prodotto a un prezzo superiore a quello al quale il proprio concorrente, la stessa compagnia petrolifera, lo vende al consumatore finale».

Il nodo, dunque, è la sostenibilità economica della distribuzione indipendente: se il costo di acquisto supera il prezzo al quale i concorrenti vendono il prodotto al consumatore, i margini delle attività più piccole rischiano di azzerarsi, rendendo difficile proseguire l'attività.

Autotrasporto e trasporto pubblico, gasolio anche a 2,40 euro al litro

Le conseguenze, avverte Assopetroli-Assoenergia Calabria, non si limiterebbero ai distributori. A risentire dell’aumento dei costi del carburante sono anche settori che dipendono fortemente dal gasolio, come autotrasporto, movimento terra e trasporto pubblico. «Questo forte squilibrio è già oggi particolarmente evidente nei settori dell’autotrasporto, del movimento terra e del trasporto pubblico, che, essendo grandi consumatori di gasolio, si trovano in prima linea a sostenere costi ormai insostenibili, arrivando a pagare il gasolio anche 2,40 euro al litro.

Per queste imprese il carburante rappresenta una voce essenziale dei costi operativi. Prezzi di questo livello incidono pesantemente sulla sostenibilità dei servizi, sulla competitività delle aziende e sulla tenuta occupazionale dell’intero comparto.

Se questa situazione dovesse protrarsi, rischieremmo di assistere alla chiusura di migliaia di aziende, con conseguente perdita di posti di lavoro, riduzione del gettito fiscale per lo Stato e aumento delle insolvenze nei confronti del sistema bancario.

Non dimentichiamo che queste imprese hanno investito per decenni, spesso ricorrendo al credito bancario, creando occupazione e garantendo una distribuzione capillare dei carburanti sull’intero territorio nazionale.

La crisi degli operatori indipendenti non sarebbe soltanto un problema di categoria, ma un problema economico nazionale».

Il rischio delineato è quello di una crisi a catena: eventuali chiusure potrebbero coinvolgere non soltanto i distributori, ma anche le aziende che utilizzano grandi quantità di carburante, i lavoratori e le attività collegate. Per la Calabria, dove oltre cento imprese sarebbero già in difficoltà secondo la denuncia dell’associazione, la questione assume una rilevanza particolare.

«Senza imprese indipendenti, domani chi garantirà la concorrenza?»

Le pompe bianche rappresentano una componente significativa del mercato italiano dei carburanti. Secondo Metallo, la loro presenza ha contribuito negli anni a mantenere competitivi i prezzi e a garantire alternative ai consumatori.

«Le pompe bianche e i rivenditori indipendenti hanno contribuito per anni a mantenere competitivo il mercato dei carburanti, oggi rappresentano circa 1/3 della rete italiana. Se oggi vengono messi nelle condizioni di non poter competere, domani rischiamo di ritrovarci con un mercato sempre più concentrato nelle mani delle grandi compagnie.

Non siamo contrari alla riduzione dei prezzi per i consumatori. Al contrario, chiediamo che tale riduzione avvenga attraverso condizioni di mercato equilibrate e accessibili a tutti gli operatori».

La posizione di Assopetroli-Assoenergia non è quindi contraria alla riduzione dei prezzi alla pompa, ma contesta le condizioni che, secondo l'associazione, impedirebbero agli operatori indipendenti di applicare prezzi concorrenziali senza lavorare in perdita.

Il timore è che l'uscita dal mercato di un numero consistente di distributori indipendenti possa ridurre la concorrenza nel medio periodo, aumentando la concentrazione dell'offerta nelle mani dei principali gruppi petroliferi.

L’appello di Assopetroli al Governo e all’Antitrust

Per affrontare l’emergenza, Metallo chiede un intervento urgente delle istituzioni nazionali. Nel mirino, in particolare, le condizioni di vendita del carburante all’ingrosso nel mercato extrarete e il confronto con i prezzi praticati direttamente al pubblico dalle compagnie petrolifere.

«Chiediamo un intervento urgente del Governo, del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato affinché vengano verificate le condizioni di vendita del carburante all’ingrosso, nel mercato extrarete, rispetto ai prezzi praticati al pubblico dalle compagnie petrolifere.

Non chiediamo privilegi. Chiediamo il diritto di competere. Non si può pensare di contrastare il caro carburanti mettendo a rischio la sopravvivenza di migliaia di aziende italiane, dei loro dipendenti e dell’intero indotto.

La concorrenza non si difende eliminando i concorrenti. Si difende garantendo a tutti condizioni eque di accesso al mercato».

La richiesta è dunque quella di verificare se esistano condizioni di mercato tali da penalizzare la distribuzione indipendente e di garantire regole concorrenziali equilibrate. Una partita che, secondo Assopetroli-Assoenergia Calabria, riguarda non soltanto il futuro delle pompe bianche, ma anche la tenuta economica delle imprese e dei servizi che dipendono dal trasporto.