Non è soltanto il successo di una cantina. È il riconoscimento di un progetto culturale, scientifico e imprenditoriale che ha saputo trasformare la ricerca archeologica in eccellenza enologica. La Gran Medaglia d’Oro conquistata dal Vino di Raffaele della cantina Acroneo di Acri al concorso internazionale “La Città del Vino” rappresenta uno dei risultati più prestigiosi mai raggiunti da un’azienda vitivinicola del territorio acrese.

Un traguardo che premia il lavoro del giovane archeologo e produttore Gabriele Bafaro, che da anni porta avanti un progetto originale e unico nel panorama calabrese: recuperare le tecniche di vinificazione dell’antichità e reinterpretarle con rigore scientifico.

Fin dagli esordi LaC ha raccontato e sostenuto questa esperienza, riconoscendone il valore innovativo e la capacità di coniugare cultura, identità e impresa. Oggi quel percorso riceve una consacrazione internazionale ampiamente meritata.

Il cuore della filosofia Acroneo è rappresentato dai vini affinati in anfora interrata, realizzati seguendo metodi che affondano le radici nel mondo greco e romano. Le anfore, appositamente progettate e interrate, consentono una maturazione naturale del vino, favorendo un equilibrio particolare tra aromi, struttura e mineralità. Una scelta controcorrente rispetto alle logiche della produzione industriale, che richiede studio, pazienza e una lavorazione quasi interamente artigianale.

Non è un caso che tra i vini più premiati dell’azienda figurino proprio quelli nati da questa filosofia. L’Arkon Magliocco, affinato in anfora, è stato riconosciuto come Miglior Vino Naturale della Calabria e ha ottenuto importanti menzioni nelle principali guide nazionali. Anche il Creta Aglianico, anch’esso legato alla vinificazione in anfora, ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti al Merano Wine Festival.

Dietro ogni bottiglia non c’è soltanto un processo produttivo, ma un lavoro di ricerca che parte dagli studi universitari di Bafaro sulla viticoltura dell’antica Brettia. Un percorso che ha trasformato una tesi di specializzazione in archeologia in un progetto imprenditoriale capace di riportare alla luce pratiche enologiche dimenticate e di valorizzare vitigni autoctoni calabresi.

La Gran Medaglia d’Oro ottenuta dal Vino di Raffaele, con il punteggio di 93/100, assume così un significato che va oltre il risultato enologico. È il riconoscimento di un modello che dimostra come innovazione e tradizione non siano in contrasto, ma possano convivere e rafforzarsi a vicenda.

Per Acri è motivo di orgoglio. Per la Calabria è la conferma che il futuro del vino regionale passa anche attraverso la valorizzazione della propria storia millenaria. Per Acroneo è la prova che la passione, quando si unisce alla competenza e alla ricerca, può trasformarsi in eccellenza riconosciuta nel mondo. Una medaglia che premia un vino, ma soprattutto un’idea: quella di far parlare il passato attraverso il gusto.

Redazione