I sette membri dell’opposizione consiliare: «Si è trattato di un estremo segnale di protesta nei confronti del metodo con cui viene ormai gestita la massima assemblea rappresentativa della città»
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«Le opposizioni hanno lasciato oggi l'aula consiliare dopo aver inutilmente richiesto il rispetto delle regole procedurali previste dal Regolamento del Consiglio comunale. Si è trattato di un estremo segnale di protesta nei confronti del metodo con cui viene ormai gestita la massima assemblea rappresentativa della città. È importante chiarire un punto: il problema non sono i singoli provvedimenti iscritti all'ordine del giorno. Il problema è il metodo con cui viene amministrato il Consiglio comunale e la considerazione che questa maggioranza dimostra di avere nei confronti dell'istituzione consiliare». Così in una nota Marco Saverio Ghionna, Gianluca Garritano, Rossella Gallo, Eugenio Trombino, Adriana Calvelli, Giovanni Bilotti e Stefania Galassi.
«Ancora una volta – si legge – parte della documentazione è stata trasmessa oltre i termini previsti, impedendo ai consiglieri un esame serio e approfondito degli atti. Per questo le opposizioni avevano avanzato una richiesta semplice e ragionevole: rinviare la trattazione dei punti interessati, anche perché non ricorrevano condizioni di urgenza tali da giustificare una deroga ai normali tempi di deposito. Una richiesta di buon senso, formulata esclusivamente per garantire un voto consapevole e informato, che è stata respinta».
«A ciò si aggiungono provvedimenti caratterizzati da errori, imprecisioni e superficialità, ordini del giorno modificati, documentazione incompleta e un'impostazione dei lavori che finisce per trasformare il Consiglio comunale in un luogo chiamato soltanto a ratificare decisioni già assunte, anziché nella sede naturale del confronto democratico, dell'approfondimento e del controllo politico-amministrativo. In questi mesi – lamenta la minoranza - le opposizioni hanno sempre scelto la strada del confronto istituzionale. Abbiamo utilizzato tutti gli strumenti democratici previsti dal Regolamento: richiami, osservazioni, richieste di rinvio, interventi in aula e continui inviti al rispetto delle prerogative del Consiglio comunale. Non abbiamo mai scelto la polemica pregiudiziale, ma il dialogo istituzionale e il rispetto delle regole».
Poi ancora: «Purtroppo ogni richiamo è rimasto senza risposta. Nessuna correzione di metodo, nessuna disponibilità a garantire un confronto equilibrato. Al contrario, il mancato rispetto delle regole amministrative e consiliari sembra essere diventato una prassi. A questo si aggiunge una gestione dell'assemblea che non garantisce quel necessario equilibrio che dovrebbe caratterizzare il ruolo di chi è chiamato a presiedere il Consiglio comunale, insieme a una preoccupante mancanza di cultura istituzionale dimostrata da alcuni componenti della Giunta, intervenuti nel dibattito con atteggiamenti inadeguati e con una conoscenza superficiale delle materie di propria competenza».
«L'impressione – scrivono nel comunicato - è quella di un'Amministrazione sempre più autoreferenziale, nella quale il confronto viene percepito come un ostacolo anziché come un valore e nella quale l'immagine e la comunicazione sembrano prevalere sulla qualità degli atti e sul rispetto delle istituzioni. In qualità di consiglieri comunali, il nostro primo dovere è garantire il rispetto del Regolamento e delle norme che disciplinano il funzionamento del Consiglio comunale. Per questo, indipendentemente dal merito dei singoli provvedimenti, non potevamo accettare un metodo che abbiamo ritenuto non conforme alle regole vigenti. Permanere in aula avrebbe significato avallare una modalità di gestione dell'assemblea che non condividiamo e che riteniamo incompatibile con il pieno rispetto delle prerogative del Consiglio comunale».
«La nostra – concludono – non è stata una protesta contro un singolo punto all'ordine del giorno, ma contro un modo di intendere il Consiglio comunale che ne mortifica il ruolo, svuota il dibattito democratico e riduce l'assemblea elettiva a un semplice passaggio formale. Su questo piano non sono possibili compromessi. Il rispetto delle regole democratiche, delle prerogative del Consiglio comunale e dei diritti dei consiglieri rappresenta il presupposto essenziale del corretto funzionamento delle istituzioni. La democrazia non può essere piegata alle esigenze della propaganda né sacrificata alla fretta amministrativa. Rende merita istituzioni autorevoli, rispettose delle regole e capaci di confrontarsi nel merito delle questioni. Noi continueremo a svolgere con determinazione il nostro ruolo di controllo e di proposta nell'interesse esclusivo della città, perché sulla democrazia, sul rispetto delle istituzioni e delle regole non arretreremo di un solo passo».

