La partecipazione o meno all’evento più atteso dagli studenti di tutto l’anno scolastico, non dipende più dai voti o dalla condotta, ma dal portafoglio. La gita scolastica, infatti, fa emergere uno dei disagi sociali più sentiti in questo periodo, specialmente in una regione come la Calabria dove il divario economico e geografico colpisce più duramente. Già dall’anno scolastico 2023/2024 il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha stanziato 50 milioni di euro, alle scuole statali secondarie di secondo grado, in modo da coinvolgere il numero più ampio possibile di studentesse e studenti (con ISEE delle famiglie fino a 15.000 euro) in viaggi di istruzione e uscite didattiche.

Per il corrente anno scolastico la nota MIM del 41136 del 05/12/2025 ripropone il cosiddetto “Welfare gite”, cercando di correre ai ripari alzando la soglia ISEE a 20.000 euro. A conti fatti, l’intervento finanziario, è sì un aiuto ma non sembra essere la soluzione efficace. Ad oggi, infatti, 150 euro per ogni ragazzo e ragazza, fino ad esaurimento delle risorse, basterebbero a coprire a malapena il costo del trasporto. Il resto della cifra (spesso proibitiva) resta a carico delle famiglie, che preferiscono dire “no” per non indebitarsi.

Secondo gli ultimi dati del CNDDU (Coordinamento Nazionale Docenti Diritti Umani) rilasciati proprio in questi giorni (aprile 2026), quasi un ragazzo su due (il 44%) resterà a casa mentre i compagni di classe prepareranno le valigie. Per cui, quello che la Costituzione definisce un diritto all’istruzione sta venendo meno, poiché limitato dalla realtà brutale dell’inflazione, trasformando i viaggi d’istruzione e le uscite didattiche previste dal PTOF (Piano Triennale dell’Offerta Formativa) come attività educative in un privilegio per pochi.

Il focus sulla Calabria 

La “tassa della distanza” In Calabria, come in altre regioni del Sud Italia, la situazione è ancora più critica. Se per una scuola del nord, ad esempio Milano, raggiungere Barcellona o Berlino è per lo più una questione di adattarsi ad un volo low - cost da due ore, per un istituto di Reggio Calabria, Vibo Valentia o Cosenza la logistica diventa un incubo. Vi è un isolamento dei trasporti e prezzi fuori controllo, molto più elevati di quanto si possa pensare. Poiché, partire dalla punta dello Stivale significa aggiungere mediamente il 30% di costi in più per i transfer verso gli aeroporti principali o per i lunghi tragitti in autobus, considerando anche il fatto che in quest’ultimi bisogna avere una guida in multipresenza.

Una gita di 4-5 giorni in una capitale europea tocca ormai punte che vanno dai 300-900 euro, considerando volo e hotel (i prezzi variano in base a destinazione, stagione e preavviso). Per una famiglia calabrese con due figli a scuola, significa impegnare quasi due stipendi medi in un solo mese. Ribadendo il fatto che la gita scolastica non è uno “svago”, ma parte del programma didattico, a questo si aggiunge la crisi degli accompagnatori: sempre meno docenti sono disposti a prendersi la responsabilità h24 di adolescenti senza un’indennità dignitosa e con il rischio di dover pagare di tasca propria eventuali imprevisti, (ed il rapporto standard consigliato è di un docente ogni 15 alunni, e il requisito minimo di partecipazione per poter effettuare l’uscita è di almeno ⅔ dei ragazzi della classe coinvolta). Per cui, ci si chiede se non sia il caso di far conoscere e incentivare il turismo scolastico interno alla Calabria. Valorizzare i parchi nazionali (Sila, Pollino, Aspromonte), i musei, i siti archeologici regionali e tanti altri luoghi straordinari e belli da esplorare. Per garantire a tutti gli studenti, indipendentemente dall’Isee, il diritto di scoprire il mondo (o almeno la propria terra) insieme ai compagni di scuola.