Nel corso della serata conclusiva sono stati consegnati i Premi Federico II
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Si chiude il sipario sulla dodicesima edizione de “La Primavera del Cinema Italiano – Premio Federico II”, il festival che dal 2 al 14 febbraio ha animato le sale cinematografiche della città di Cosenza e dell’Università della Calabria, trasformando il territorio in un crocevia di cinema, idee e nuove progettualità.
Tredici giorni dedicati alla settima arte in tutte le sue forme, oltre trenta proiezioni, incontri, dibattiti e serate evento. Una sala gremita di fan, curiosi e appassionati di cinema, ha accolto con entusiasmo gli ospiti della serata conclusiva della kermesse ideata da Giuseppe Citrigno, presidente Anec Calabria, e sostenuta dalla Fondazione Calabria Film Commission nell’ambito del progetto “Bella come il Cinema”.
Protagonisti della serata Giacomo Triglia, Daniele Vicari, Claudia Gerini, Barbara Ronchi, Simona Izzo e Ricky Tognazzi. Intervistati dal giornalista e vicedirettore di Rai Sport Massimo Proietto, hanno raccontato il loro legame con la Calabria, le esperienze sui set, gli esordi, aneddoti e retroscena sul mestiere dell’attore e del regista, ripercorrendo i film che hanno segnato la loro crescita professionale e anticipando anche i progetti futuri. «Vorrei venire a Sibari a portare in scena “La Sibarita”.
Tra le altre cose qui, non lo sa nessuno c’è il riso più buono d’Italia. Non al Nord, non a Vercelli, ma a Sibari”, ha raccontato Simona Izzo dal palco del Cinema Citrigno insieme a Ricky Tognazzi. Coppia nella vita e nel lavoro da quarant’anni, hanno condiviso con il pubblico la forza di un sodalizio umano e professionale costruito nel tempo, tra ironia, complicità e passione per il teatro e per il cinema, davanti e dietro la macchina da presa. Simona Izzo ha ricordato anche “Lasciami per sempre”, film girato in Calabria, aggiungendo: «Corrado Alvaro ha scritto una bellissima versione della “Medea”, un altro dei tanti progetti che non sono ancora riusciti a realizzare. La mia Calabria? È il mio prossimo film, spero». Claudia Gerini ha emozionato il pubblico ricordando il suo esordio: «Il primo ciak è stato con un grande regista, Sergio Corbucci.
Avevo 15 anni e mi sembrava tutto un gioco meraviglioso. Il set era, e lo è ancora, un posto magico: nonostante tutti questi anni, mi diverto ancora». Tra i film rimasti nel suo cuore ha citato quelli con Carlo Verdone, “Non ti muovere” di Sergio Castellitto e l’ultimo lavoro girato a Palmi con i Manetti Bros. Sul red carpet arriva con un nuovo look: «Ora mi vedete rossa per un personaggio che inizierò a girare a breve ed è un esordio alla regia di Marco Bonini, si chiama “Se ami qualcuno dillo”».
Il regista Daniele Vicari ha raccontato i suoi esordi e la difficoltà del mestiere, soffermandosi sulla sua esperienza in Calabria con “Ammazzare stanca”: «È la storia di un ragazzo che nasce e cresce in un luogo nel quale non vorrebbe essere. È stato girato in gran parte in Calabria, dove non abbiamo realizzato solo l’ambientazione calabrese ma anche quella del Nord, al confine con la Svizzera. È stato molto bello trovare nella Sila luoghi astratti, senza caratteristiche che li collegassero al Sud, e costruire lì una favola».
Sul palco anche un calabrese, doc, il regista Giacomo Triglia, che ha raccontato il nuovo docufilm su Dario Brunori: «C’era la necessità di raccontare questo suo nuovo lavoro, ma non volevamo che fosse qualcosa di strettamente tecnico. Il mio intento era quello di realizzare un documentario legato all’atto creativo di due artisti, Dario Brunori e Riccardo Senigallia, raccontando come nascono e si cercano le canzoni, come si sbaglia durante la scrittura e così via». Barbara Ronchi ha ribadito il suo legame con il regista Francesco Costabile e con la Calabria: «Sono molto legata a Costabile e ai suoi racconti, è un’eccellenza calabrese di cui potete andare fieri». L’attrice ha ricordato “Padre Nostro”, girato qualche anno fa nella nostra regione e il suo percorso personale: «Ho iniziato tardi, mi sono laureata in archeologia classica. Pensavo fosse quella la mia strada, ma c’era una vocina dentro di me.
Facevo teatro con gli amici: la passione era già lì». Giuseppe Citrigno, ideatore del festival, ha evidenziato l’importanza di portare in Calabria personalità di rilievo che possano tornare a girare film nella regione: «Il risultato più importante è creare un’idea progettuale e far sì che molti di loro ritornino a fare cinema nella nostra terra». A sostenere fin dall’inizio questo festival anche Anton Giulio Grande, presidente della Calabria Film Commission: «Sono stato qui la prima volta nel 2010, quando il festival era agli esordi. Dodici edizioni non sono poche e danno prestigio a una manifestazione che in questi anni ha ospitato produttori, registi, attori nazionali e internazionali di grande rilievo». Nel corso della serata sono stati consegnati i Premi Federico II.
Il riconoscimento per il miglior cortometraggio è andato al regista Saverio Tavano per “U Figghiu”. È stato selezionato tra i corti che hanno partecipato al concorso indetto dal festival con la collaborazione della Federazione italiana Cinema d’essai (Fice). Il film “Familia” di Francesco Costabile ha ricevuto il Premio Federico II come vincitore della sezione in concorso “La Meglio Gioventù”. Hanno inoltre ricevuto il Premio Federico II: Claudia Gerini, per il film “Prendiamoci una pausa”; Giacomo Triglia, per il docufilm “Brunori SAS – Il tempo delle noci”; Daniele Vicari, per il film “Ammazzare stanca”; Simona Izzo e Richy Tognazzi, per il film “Francesca e Giovanni”; Barbara Ronchi, per il film “Familia”, all’attrice è stato anche assegnato il Premio “Il Chicco d’Oro”, riconoscimento dell’azienda Caffè Aiello.

