Entrano in vigore le nuove regole europee sulla trasparenza. Deepfake, immagini, audio e testi generati o modificati dall’AI dovranno essere riconoscibili dagli utenti
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L’intelligenza artificiale entra in una nuova fase. Dal 2 agosto 2026 scattano infatti alcuni degli obblighi più attesi previsti dall’AI Act, il regolamento europeo che disciplina l’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale nei Paesi dell’Unione.
Non si tratta di un divieto all’uso di piattaforme come ChatGPT, Gemini o altri strumenti generativi. La novità riguarda piuttosto la trasparenza: chi produce e diffonde contenuti realizzati o modificati con l’intelligenza artificiale dovrà renderlo esplicitamente noto agli utenti.
In altre parole, l’AI non potrà più operare nell’ombra.
Il tema è tornato al centro del dibattito anche dopo le recenti dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che intervenendo all’assemblea di Confcommercio ha rilanciato la necessità di identificare chiaramente i contenuti generati artificialmente.
«Quando tu vedi qualcosa che è prodotto dall’intelligenza artificiale, deve essere scritto in sovrimpressione che è prodotto dall’AI», ha spiegato la premier, facendo riferimento in particolare ai rischi legati ai deepfake.
La nuova disciplina europea va esattamente in questa direzione. Secondo quanto previsto dall’AI Act, ogni contenuto generato o modificato in maniera significativa tramite sistemi di intelligenza artificiale dovrà essere identificabile come tale. L’obiettivo è garantire che chi legge un testo, guarda una fotografia, osserva un video o ascolta un audio possa sapere se dietro quel contenuto vi sia stato l’intervento di un algoritmo.
Particolare attenzione viene riservata ai cosiddetti deepfake, ossia quei contenuti che simulano persone, voci, immagini o situazioni mai realmente esistite.
In questi casi la normativa è particolarmente rigorosa: il materiale dovrà essere accompagnato da indicazioni chiare che segnalino l’utilizzo dell’intelligenza artificiale.
L’intento dell’Unione Europea è contrastare fenomeni di manipolazione, disinformazione e frode che negli ultimi anni si sono moltiplicati grazie all’evoluzione degli strumenti generativi.
La novità più rilevante è che le regole non riguardano soltanto le grandi aziende tecnologiche.
Gli obblighi di trasparenza interesseranno chiunque produca e diffonda contenuti destinati al pubblico utilizzando sistemi di AI: imprese, professionisti, creator digitali, comunicatori, giornalisti e semplici utenti.
Per il settore dell’informazione, tuttavia, il percorso era già iniziato. In Italia l’Ordine dei Giornalisti ha infatti introdotto nel giugno 2025 specifiche disposizioni deontologiche dedicate all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei prodotti editoriali.
Resta da capire come verranno applicati concretamente gli obblighi.
L’AI Act non impone un modello unico. Le piattaforme e i produttori di contenuti potranno adottare diverse soluzioni, purché il pubblico sia messo chiaramente nelle condizioni di comprendere che il materiale non è stato creato esclusivamente da esseri umani.
Potrebbero comparire avvisi testuali, diciture specifiche, etichette digitali o watermark integrati direttamente nelle immagini e nei video.
L’importante, secondo Bruxelles, è che l’intervento dell’intelligenza artificiale sia riconoscibile senza ambiguità.
Le nuove norme rappresentano uno dei primi grandi passaggi operativi dell’AI Act europeo e anticipano ulteriori obblighi che entreranno in vigore nei prossimi anni.
La sfida sarà trovare un equilibrio tra innovazione tecnologica e tutela dei cittadini, in un contesto in cui immagini, video e testi generati artificialmente stanno diventando sempre più realistici e difficili da distinguere dalla realtà.

