Dalla complicità dietro le quinte all’abbraccio del pubblico. La figlia Alessia: «L’hanno amato tutti». Poi parla anche del progetto “Casa Vessicchio”
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C’è un suono che a Sanremo non si sente, ma si percepisce. È il fruscio lieve della bacchetta che si alza, l’attimo sospeso prima dell’attacco dell’orchestra, lo sguardo concentrato rivolto ai musicisti. Per la prima volta dopo decenni, il Festival si prepara a vivere senza quella figura rassicurante e discreta che, più di ogni altra, è diventata simbolo di competenza, eleganza e misura: Beppe Vessicchio.
Non è solo un’assenza tecnica. È un vuoto emotivo. Perché Beppe Vessicchio non è stato soltanto un direttore d’orchestra. È stato il volto sereno della musica suonata bene, la garanzia di una tradizione che si rinnova senza rumore, l’uomo che ha attraversato epoche, generazioni e trasformazioni del Festival di Sanremo restando sempre fedele a un’idea precisa: «La musica prima di tutto».
All’Festival di Sanremo è arrivato negli anni Ottanta, ma è tra gli anni Novanta e Duemila che la sua presenza si è trasformata in rito collettivo. Ogni volta che la telecamera lo inquadrava, i social esplodevano di affetto. Non servivano effetti speciali, bastava lui: concentrato, assorto, quasi impermeabile al clamore mediatico che lo circondava. E proprio quell’apparente distanza lo ha reso incredibilmente vicino al pubblico.
Gli ultimi Sanremo diretti da Vessicchio hanno avuto il sapore della consapevolezza. Non c’era nostalgia, ma una compostezza piena di significato. La sua bacchetta ha accompagnato giovani artisti e veterani con la stessa dedizione, dimostrando che l’orchestra non è un orpello del passato ma un cuore pulsante che dà respiro alle canzoni. In un’epoca di basi preregistrate e produzioni sempre più digitali, la sua figura ricordava a tutti che la musica è fatta di mani, di fiati, di corde che vibrano davvero.
E poi c’è stato l’altro lato, quello ironico, leggero, sorprendente. La collaborazione con The Jackal ha svelato un Vessicchio diverso, autoironico, capace di giocare con il proprio mito. Nei video diventati virali, il Maestro entrava nella narrazione con la stessa naturalezza con cui entrava in orchestra: senza protagonismi, ma con un carisma che riempiva la scena. Quelle apparizioni hanno raccontato molto più di una semplice partecipazione comica: hanno mostrato un uomo capace di sorridere della propria iconografia, di accettare l’affetto popolare senza mai tradire la propria sobrietà.
È un capitolo che si chiude, una generazione che si accorge di essere diventata adulta. Perché molti sono cresciuti con quell’inquadratura fissa su di lui, con l’idea che, finché c’era il Maestro, tutto sarebbe andato per il verso giusto.
Oggi l’Ariston andrà avanti, come sempre. Le canzoni saranno nuove, i volti cambieranno, la scenografia si rinnoverà. Ma in quel momento sospeso prima dell’inizio di un brano, quando il pubblico trattiene il fiato, mancherà qualcosa. Mancherà quella figura discreta che ha fatto della competenza una forma d’amore e della musica un atto di responsabilità.
E forse è proprio questo il segno più grande che Beppe Vessicchio ha lasciato al Festival: aver trasformato un ruolo tecnico in un simbolo collettivo. Non serve essere al centro del palco per diventare indimenticabili. A volte basta alzare una bacchetta e far parlare le note.
«Tutti quei Sanremo in cui lui era qui. Io lo chiamavo prima o gli mandavo dei messaggini, magari suonando per far ridere sull’abbigliamento di qualcuno o la canzone di qualcun altro. Lui chiedeva tanto, si divertiva molto. C’era uno scambio, una complicità su quel momento sanremese che non era solo quello della musica. Mi raccontava ogni volta cosa aveva mangiato», ha affermato la figlia Alessia in un’intervista all’Ansa.
«Devo dire che tutto l’affetto che gli hanno dato e che adesso sto avendo il privilegio e la fortuna di ricevere io e la mia famiglia, le mie madri, le mie figlie, ci sta aiutando tanto a riempire il vuoto», continua Alessia Vessicchio.
Poi parla del nuovo progetto: «Casa Vessicchio è un’idea che parte da lui un anno fa e che i suoi amici e collaboratori hanno realizzato in una squadra fantastica. C’è stato veramente poco tempo, ma si è deciso di organizzare una settimana di felici ricordi. Ci saranno appuntamenti in cui incontreremo amici, all’interno di questo format Casa Vessicchio. Ci saranno premi, ci saranno cibi con i suoi piatti preferiti, tante cose per tutta la settimana. Qui ai Bagni Paradiso vi aspettiamo tutti».




