Mail, documenti, file e dati contenuti negli hard disk. Gli investigatori cercano qualunque elemento utile a fare luce sul duplice omicidio di Pietracatella, costato la vita ad Antonella Di Ielsi e alla figlia Sara Di Vita, morte nel dicembre 2025 in seguito a un avvelenamento da ricina.

Da circa 24 ore gli specialisti dello Sco, il Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, e gli uomini della Squadra mobile di Campobasso stanno passando al setaccio il materiale informatico acquisito durante le attività compiute nei confronti di Gianni Di Vita, rispettivamente marito e padre delle due vittime.

L’obiettivo è individuare eventuali riscontri, collegamenti o informazioni che possano contribuire alla ricostruzione delle circostanze nelle quali Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita sarebbero entrate in contatto con la sostanza tossica.

Le perquisizioni e i tre accessi in Questura

Nella giornata di ieri Gianni Di Vita si è recato per tre volte negli uffici della Questura di Campobasso. In mattinata gli investigatori avevano eseguito una perquisizione nel suo studio professionale di commercialista.

Nel corso delle attività sono stati acquisiti computer e altri supporti informatici. Gli specialisti dovranno esaminare i contenuti archiviati nei dispositivi, comprese le comunicazioni elettroniche e la documentazione eventualmente conservata.

L’acquisizione del materiale e le verifiche in corso rappresentano attività investigative finalizzate alla ricerca di elementi utili. Non costituiscono, da sole, un accertamento di responsabilità nei confronti del proprietario dei dispositivi.

L’analisi di mail, documenti e hard disk

L’esame del materiale informatico potrebbe richiedere tempi non brevi. Gli investigatori dovranno acquisire copie forensi dei dispositivi e analizzare una potenziale mole di dati composta da file, messaggi, cronologie e comunicazioni.

L’attività dovrà stabilire se tra i contenuti siano presenti riferimenti alla ricina, all’acquisto o alla disponibilità della sostanza, oppure informazioni riconducibili agli alimenti e agli oggetti sui quali si stanno concentrando gli accertamenti scientifici.

Ogni eventuale elemento dovrà poi essere verificato e confrontato con gli altri dati raccolti nel fascicolo. La pista informatica si affianca infatti agli esami biologici ancora in corso.

Altri sei mesi per gli accertamenti biologici

Parallelamente prosegue il lavoro affidato al Koch Institute di Berlino, che ha ottenuto altri sei mesi per cercare tracce biologiche nei reperti inviati per le analisi.

Gli esami riguardano resti di cibo e indumenti ritenuti potenzialmente utili per ricostruire le modalità dell’avvelenamento. Gli accertamenti dovranno chiarire dove fosse presente la ricina e attraverso quale canale la sostanza sia entrata in contatto con le due vittime.

La combinazione tra risultati scientifici e analisi dei dispositivi potrebbe permettere agli investigatori di delimitare ulteriormente il campo delle ipotesi e individuare il responsabile della morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita.