Donald Trump riapre contemporaneamente tre fronti politici e diplomatici: il rapporto con l’Italia, il confronto con l’Iran e la fragile tregua tra Israele e Libano. Nelle ultime ore il presidente americano ha usato toni duri verso Roma, ha rivendicato come necessaria la guerra contro Teheran e ha salutato con favore il cessate il fuoco entrato in vigore tra Israele e Libano, invitando Hezbollah a rispettarlo.

Il passaggio più pesante sul piano politico riguarda proprio l’Italia. In un messaggio pubblicato su Truth Social, Trump ha scritto: «L'Italia non c'è stata per noi, noi non lo saremo per lei», accompagnando il post con il riferimento alla vicenda del mancato utilizzo della base di Sigonella per aerei militari americani diretti nel quadro della guerra con l’Iran. La questione nasce dal no opposto dal governo italiano all’uso della base siciliana per voli con armi diretti verso il Medio Oriente, decisione motivata dal fatto che, secondo quanto riportato, mancava la necessaria autorizzazione parlamentare prevista dagli accordi vigenti.

Il passaggio di Trump su Iran e la “piccola deviazione”

Parlando a Las Vegas, in Nevada, Trump ha cercato di riportare il discorso sul terreno economico, rivendicando i risultati del suo secondo mandato e promuovendo la misura “No Tax on Tips”, inserita nella sua riforma fiscale del 2025. In quel contesto, però, ha liquidato la guerra con l’Iran come una sorta di parentesi necessaria, definendola una “piccola deviazione” rispetto al corso della sua presidenza e ironizzando sull’“adorabile Paese dell’Iran”, per poi sostenere che gli Stati Uniti “dovevano farlo” per evitare conseguenze peggiori sul piano nucleare.

Il presidente americano continua infatti a sostenere che il confronto con Teheran fosse indispensabile per impedire all’Iran di rafforzare le proprie capacità nucleari. Nelle stesse ore ha anche mostrato ottimismo sulla possibilità che la guerra possa chiudersi presto, lasciando intendere che nuovi contatti tra le parti potrebbero arrivare già nel fine settimana.

La tregua tra Israele e Libano resta fragile

Sul terzo fronte, Trump ha salutato con favore il cessate il fuoco tra Israele e Libano, entrato in vigore ieri sera e destinato, secondo quanto annunciato dagli Stati Uniti, a durare dieci giorni con possibilità di proroga se le parti saranno d’accordo. In un messaggio pubblicato dopo l’avvio della tregua, il presidente Usa ha scritto di augurarsi che Hezbollah “si comporti bene” in questa fase, parlando della possibilità di un momento “fantastico” e invocando finalmente la pace.

La tregua, però, si muove su un terreno estremamente instabile. L’esercito libanese ha denunciato “atti di aggressione” israeliani e ha invitato i residenti del sud a mantenere la massima cautela alla luce delle violazioni registrate dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco. Anche fonti internazionali confermano che nelle ore successive all’avvio della tregua sono stati segnalati episodi di shelling e tensioni sul terreno, segno che la situazione resta tutt’altro che consolidata.