Il ministro dell’Agricoltura e il capogruppo Bignami collegano l’arresto del sindaco con le infiltrazioni criminali nelle manifestazioni degli autotrasportatori calabresi. Meloni furiosa per la scarcerazione di Youssuf Siher. Il governo mette da parte il garantismo per chi ne contesta l’operato
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Il Governo più longevo della storia repubblicana era partito piazzando un garantista come Carlo Nordio al ministero della Giustizia. Dopo quattro anni la stessa persona parla della necessità di costruire nuove carceri minorili e il Governo è arrivato all'emanazione di ben otto decreti sicurezza.
Quello con la giustizia è uno dei rapporti più controversi di questo Governo che sembra dire che chiunque protesti deve essere sbattuto in galera. E’ il caso di Youssef Siher, il ricercatore 30enne, fermato sabato scorso in qualità di amministratore del canale Telegram “Movimento 17 ottobre”, rilasciato dalla gip Tiziana Landoni che ha respinto sia la convalida del fermo sia la richiesta di misura cautelare in carcere avanzata dai pm. Una decisione che ha scatenato l’indignazione del governo, a partire dalla premier Meloni, che in un video sui social ha parlato di «decisione vergognosa»: «Davvero non so come possa uno stato normale difendere le persone perbene di fronte a queste decisioni di una certa magistratura». Il tutto nonostante nell’ordinanza il gip abbia scritto che il ragazzo non incitava alla violenza, anzi a “restare fermi e calmi” in caso di lancio di lacrimogeni; inesistente era il pericolo di fuga e che le sue invettive contro il Governo non erano “accompagnate da specifici e concreti riferimenti ad azioni violente o in altro modo costituenti reato”
Ma non è un caso isolato. Qualcosa di simile è accaduto anche per l’inchiesta “Ginestra” della Dda di Catanzaro che ha portato agli arresti domiciliari 41 persone fra cui il sindaco di Corigliano Rossano, Flavio Stasi.
Fratelli d’Italia ha utilizzato l’inchiesta come dimostrazione della sua tesi secondo la quale le proteste di agricoltori e autotrasportatori calabresi erano infiltrate dalla criminalità. Il sillogismo è semplice: poiché Stasi è andato a portare solidarietà ai manifestanti, visto che questi è stato arrestato per scambio elettorale politico-mafioso allora ne deriva che fra i manifestanti c’erano senz’altro dei mafiosi.
Ipotesi ardite ma che sono state fatte proprie dai massimi vertici del partito. In primis il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, che ha pubblicato sui social un reel in cui sostiene proprio questa tesi. Lollobrigida ricorda che lui stesso alcune settimane fa aveva lanciato l’allarme infiltrazioni criminali e Stasi aveva replicato che «se gli agricoltori erano delinquenti lui si sarebbe costituito. Gli agricoltori non sono delinquenti - scandisce Lollobrigida nel video - e non c'è stato bisogno che lui si costituisse perché questa mattina i Ros dei Carabinieri lo hanno arrestato con accuse gravissime insieme ad altre 41 persone con imputazioni che vanno dal voto di scambio fino all'associazione mafiosa. Mi dispiace sempre quando qualcuno viene arrestato e voglio augurare a tutti di provare la loro innocenza. Per ora però l'unica cosa che si è provata è che purtroppo avevo ragione». Una dichiarazione che però non è rimasta isolata. Il sottosegretario agli Interni, Wanda Ferro, ha messo un bel “Mi piace” sotto il video. Del resto era stata lei per prima a parlare esplicitamente di un pericolo infiltrazioni nelle proteste. C’era stato poi il senatore, sempre di FdI, Marco Silvestroni che aveva chiesto alla presidente della commissione parlamentare Antimafia, la sua collega di partito Chiara Colosimo di attivare l’organo parlamentare per verificare la veridicità di queste infiltrazioni. La presidente ha subito detto che «dalle prime verifiche emersi importanti elementi di riscontro e circostanze che appaiono meritevoli di approfondimenti». Una dichiarazione che ha lasciato un po’ perplessi anche perché è difficile capire quali fossero questi elementi visto che non era stata svolta nemmeno un’audizione.
Ancora il capogruppo dei meloniani alla Camera, Galeazzo Bignami in aula si è detto sorpreso del silenzio dei vertici del centrosinistra rispetto all’arresto di Stasi visto che Elly Schlein, Giuseppe Conte, Vittoria Baldino e Pasquale Tridico, si erano impegnati in prima persona a sostegno di Stasi durante la campagna elettorale. Il deputato di FdI ha richiamato la gravità delle ipotesi di reato contestate nell'ambito dell'inchiesta ed ha poi ricordato come lo stesso Stasi era in prima fila durante le manifestazioni. «il sindaco Stasi - ha detto Bignami - aveva detto se questi sono malavitosi ci costituiamo tutti, è stato di parola, anzi sono andati a prenderlo per essere sicuri che fosse di parola». Naturalmente Bignami ha poi aggiunto che «certamente agricoltori e trasportatori non hanno nulla a che fare con la malavita organizzata, ma forse qualcuno che partecipava ai presidi e si metteva alla testa dei cortei, sì».
Non poteva essere diversamente visto che dopo settimane di silenzio da parte del Governo ai presidi si sono recati in tanti, anche il presidente della giunta regionale della Calabria Roberto Occhiuto.
Al netto delle polemiche spicciole resta un problema di fondo ovvero il difficile rapporto fra le proteste di piazza e il Governo che con le sue esternazioni sembra dire che chi protesta è quasi sicuramente un delinquente.


