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Alle prossime elezioni amministrative – le seconde della storia di Corigliano Rossano – manca meno di un anno ma è fuor di dubbio che seppur ancora sottotraccia, qualcosa si stia muovendo. Scontata la partecipazione del sindaco uscente, Flavio Stasi. Per il resto ad oggi non ci si discosta molto rispetto a quanto riferito all’inizio di luglio, se non la presenza tra i papabili di Francesco Madeo, avvocato, 36 anni, di cui gli ultimi 12 passati tra i consigli comunali di Corigliano e poi Corigliano Rossano – con personale record di consensi dal Dopoguerra ad oggi – e gli ultimi tre in Azione dopo gli inizi centristi tra le fila dell’Udc.
Antifusionista convinto, è stato uno dei quattro consiglieri comunali di Corigliano a votare “no” per per l’atto di impulso che poi ha accompagnato la popolazione al referendum. Oggi, invece, sembra aver preso coscienza e maggiore consapevolezza sul “progetto”. Sarà. Sta di fatto che alla città “nuova” ed unita, guarda con grande interesse, anche con l’aspirazione personale di poter – un giorno – indossare la fascia tricolore. Ma mentre uno dei massimi rappresentanti del suo attuale partito, il consigliere regionale Giuseppe Graziano guarda con grande interesse alla coalizione di centrodestra, lui sembra voler tirare il freno a mano: «Sono molto scettico sulla coalizione di centrodestra, poiché ad oggi, ancora, le vari anime che la compongono non riescono a sedersi al tavolo tra di loro». Ecco cosa pensa.
Sono passati oltre quattro anni di consiliatura, seppur con delle attenuanti storiche. Ci dia una sua lettura.
«Quella targata Stasi è un’amministrazione confusionaria, che rispetto alle buone intenzioni poi va alla deriva e sbaglia l’approccio. Sul turismo, ad esempio, stanno spendendo due milioni di euro ma senza criterio. I concerti servono a ricercare il consenso elettorale ma non sono messi a sistema, non giustificano un esborso così oneroso perché non proiettano la città nei grandi circuiti turistici. E soprattutto sono turismo mordi e fuggi, con creano reddito. Di fondo la programmazione turistica di Stasi altro non è che una bella versione dei suoi predecessori, solo con più soldi a disposizione e meglio “decorata”.
Rispetto alle opere pubbliche, non abbiamo visto nulla. I tanto sbandierati Pinqua (45milioni per tre progetti di riqualificazione urbana nei due centro storici di Rossano e Corigliano ed a Schiavonea, ndr) ad oggi valgono come i soldi del Monopoli. Il rifacimento di via Roma, ad esempio, è un’operazione elettorale fuori contesto. Grave è che questi ipotetici investimenti siano effettuati con pressappochismo e senza una minima conoscenza del territorio».
Gli analisti della politica cittadina definiscono come “scadente” la qualità dell’opposizione in consiglio comunale.
«Noi non siamo né Flavio Stasi né i grillini, non andiamo per Procure né facciamo le barricate. Non è quella il genere di opposizione, non è nella nostra cultura. Semplicemente facciamo presente, nel luogo maggiormente deputato qual è il consiglio comunale, quali secondo noi sono gli errori che si stanno commettendo e proponiamo come correggere il tiro, ma senza populismi, badiamo ai contenuti».
È stato un antifusionista convinto. Partendo da questa prospettiva, secondo lei, l’amministrazione Stasi ha contribuito a “fondere” Corigliano e Rossano?
«La città condividerà il progetto quando inizierà ad avvertire il cambiamento che finora non c’è stato. E per cambiamento intendo un miglioramento dei servizi al cittadino o quando inizierà ad amplificare il reddito pro capite. Flavio Stasi tutto questo non lo ha fatto, non ha fornito sotto il profilo economico una sterzata, così come sotto il profilo sociale. Non c’è stato un incremento nelle dotazioni – ad esempio – di asili nido, non ha prodotto risultati economici e sociali, alimentando, di contro, lo spirito antifusionista che ad oggi è, comunque, anacronistico. C’è stato un referendum e democraticamente la popolazione ha detto “sì”. Non si può votare ogni cinque anni».
Azione sembra attirare simpatie, soprattutto nell’agone politico regionale.
«Partiamo con un dato: sono stato il primo amministratore calabrese ad aderire ad Azione nel 2020. In autunno organizzeremo i congressi per rinnovare la classe dirigente ed in consiglio regionale stiamo creando consenso con l’avvicinamento di qualche consigliere (Afflitto, Billari, Giannetta, ndr). Azione piace perché è un partito liberal-socialista di moderati che si è smarcato dalle ideologie eccessive. In Calabria sosteniamo la maggioranza, per quanto non ne condividiamo tutto. Quella di Occhiuto è una maggioranza stabile che sta tentando di invertire la rotta e di contrastare il degrado nella nostra regione. Ma su tanti temi non siamo propriamente in linea. Siamo in maggioranza, certo, ma in modo critico».
E sui territori? Azione a Corigliano Rossano, ad esempio, dialoga con il centrodestra e potrebbe proporre lei al tavolo quale candidato a sindaco.
«Partendo dal fatto che sono molto scettico sulla tenuta della coalizione, le varie anime che compongono Azione hanno una visione programmatica, un approccio programmatico alle cose e non personalistico, con le forze politiche affini come quelle liberali e socialiste. Centrodestra o terzo polo, solo nei prossimi mesi capiremo quale sarà l’evoluzione degli eventi politici. L’unico modo per costruire una società migliore è mettere insieme persone capaci, con esperienza e idee, come aveva già proposto Gino Promenzio alle scorse elezioni, per contrastare i populismi. Sono dell’idea che per contrastare il populismo di Stasi sia necessario un grande “compromesso storico” su base programmatica, condivisa da classe dirigente formata, per arginare il pressappochismo di oggi».
In tutto questo, comunque, Graziano dialoga con Rapani e Straface.
«Tentiamo di capire, innanzitutto, qual è il progetto politico, poi se ne parla».
Azione al tavolo del centrodestra – o come terzo polo – proporrà il suo nome?
«Io uno dei candidati? Ritengo di sì, sono stato il consigliere comunale più votato nella storia di Corigliano dal Dopoguerra ad oggi con 579 preferenze e da 12 anni siedo tra gli scranni dei consigli comunali. Ritengo, altrettanto, che il candidato a sindaco debba piacere ai coriglianorossanesi e debba essere una personalità aggregante. Che sia, insomma, simpatico ed allo stesso tempo collante per la classe dirigente».
Un’ultimissima curiosità. Da giorni nell’agone politico cittadino si dibatte di due grandi temi: Tribunale ed Enel.
«A me poco importa dove sarà collocato, l’importante è che il tribunale si riapra. Nella sua sede naturale del centro storico di Rossano? Ben venga. L’importante è vincere la partita. Enel? Credo che il progetto idrogeno sia deflagrato nelle mani di Stasi. Enel però, deve finirla di prendere senza dare a questo territorio».

