Quando si interviene su temi che riguardano l’identità urbana, il patrimonio edilizio e, più in generale, la trasformazione della città, credo sia altrettanto importante coinvolgere le competenze che ogni giorno operano su quel territorio, ne conoscono le caratteristiche, le criticità e le potenzialità
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Le osservazioni formulate dall’Ordine degli Architetti sul mancato coinvolgimento nella definizione del Piano Colore meritano attenzione e aprono una riflessione che, a mio avviso, deve andare ben oltre la singola iniziativa.
Il contributo di professionalità qualificate e di istituzioni scientifiche di rilievo rappresenta certamente un valore. Ma quando si interviene su temi che riguardano l’identità urbana, il patrimonio edilizio e, più in generale, la trasformazione della città, credo sia altrettanto importante coinvolgere le competenze che ogni giorno operano su quel territorio, ne conoscono le caratteristiche, le criticità e le potenzialità.
È il metodo che ho sempre seguito quando ho avuto la responsabilità dell’Urbanistica del Comune di Cosenza. Architetti, ingegneri e rispettivi Ordini professionali sono stati interlocutori costanti nelle principali scelte che riguardavano la città, e a loro va anche il mio ringraziamento per il contributo offerto nel governo di decisioni importanti. Ricordo, da ultimo, il vincolo “Cosenza Nuova” un passaggio complesso che, senza il loro prezioso apporto, sarebbe stato certamente più difficile tradurre in scelte equilibrate e attente alle esigenze della città. Non si è mai trattato di una forma di cortesia istituzionale, ma della convinzione che la pianificazione urbana abbia bisogno di confronto, competenze diverse e conoscenza diretta dei luoghi.
Proprio per questo, però, credo che la discussione di questi giorni debba diventare l’occasione per alzare lo sguardo.
Possiamo discutere del colore degli edifici, del decoro e dell’immagine urbana, ma la vera domanda è un’altra: quale Cosenza vogliamo costruire nei prossimi vent’anni?
All’inizio del mandato uno dei temi sui quali avevamo aperto il confronto con gli Ordini professionali era proprio la necessità di portare a compimento il Piano Strutturale Comunale. Quella continua ad essere, a mio avviso, una delle questioni decisive per il futuro della città.
Cosenza ha bisogno di uno strumento urbanistico moderno, capace di governare le trasformazioni invece di subirle, di stabilire con chiarezza dove e come intervenire e di orientare lo sviluppo verso la rigenerazione dell’esistente, il recupero del patrimonio edilizio, la qualità degli spazi pubblici e la sostenibilità ambientale.
Il principio del consumo di suolo zero non può rimanere soltanto un’affermazione. Deve tradursi in una precisa scelta di governo del territorio: recuperare e rigenerare prima di costruire, restituire funzione agli spazi già urbanizzati, contrastare nuove espansioni non necessarie e concentrare risorse e progettualità sulla città esistente.
È questa la differenza tra intervenire sulla città e pianificare la città.
Per questo condivido la richiesta di un maggiore coinvolgimento delle competenze professionali del territorio, ma credo che oggi si debba fare un passo ulteriore: riaprire un confronto serio sul Piano Strutturale Comunale e portarlo finalmente al centro dell’agenda politica e amministrativa.
Il Piano Colore può essere un tassello. Ma una città ha bisogno di una visione complessiva, di regole coerenti e della capacità di immaginare il proprio futuro.
*Pina Incarnato, già assessore all’Urbanistica di Cosenza

