L’8 marzo si rinnoverà il Consiglio e verrà eletto il nuovo presidente della Provincia di Cosenza. In gara ci sono Franz Caruso, primo cittadino di Cosenza, e Biagio Faragalli, sindaco di Montalto Uffugo. La sfida è polarizzata nel più classico centrosinistra contro centrodestra. Tra le fila del centrosinistra, nella lista “Provincia democratica” c’è la consigliera Chiara Penna, avvocato penalista di recente attivissima sul fronte del Sì alla riforma della giustizia. In vista dell’apertura delle urne, chiede fiducia ai colleghi consiglieri comunali della vasta area bruzia. 

Consigliera, perché ha deciso di candidarsi al Consiglio Provinciale di Cosenza?
«La mia candidatura nasce da un percorso preciso. Ho scelto di impegnarmi in politica sostenendo Franz Caruso quando si è candidato a sindaco di Cosenza, e oggi rappresento in Consiglio comunale il gruppo “Franz Caruso Sindaco”. La scelta di candidarmi alla Provincia è una naturale prosecuzione di quel cammino. Sostengo Franz Caruso come l’ho sostenuto allora, perché condivido un’idea di amministrazione fondata sulla legalità, sulla responsabilità e sulla competenza. Anche lui, come me, è un avvocato penalista che vive della propria professione e non della politica. Questo per me è un elemento di chiarezza e di autonomia».

L’esperienza amministrativa al Comune di Cosenza non è stata semplice.
«Assolutamente no. Ci siamo trovati ad amministrare in una situazione finanziaria estremamente complessa. È stato un percorso difficile, spesso impopolare, ma improntato a un principio che per me è fondamentale: la legalità. Questo si è visto soprattutto nella gestione del bilancio. Non abbiamo accumulato un solo centesimo di nuovo debito, a differenza di quanto accaduto in passato. Stiamo lavorando per rientrare progressivamente dalla situazione ereditata, senza scaricare ulteriori pesi sul futuro. In mezzo a mille difficoltà, credo che questo sia il risultato più importante: avere amministrato con rigore e senso di responsabilità».

Lei è avvocato penalista e criminologa. Quanto incide questa formazione nel suo modo di amministrare?
«Incide in modo sostanziale. La mia attività professionale mi mette quotidianamente a contatto con i temi della legalità, del carcere, dell’immigrazione, della devianza giovanile e della criminalità. Sono ambiti che non possono essere affrontati solo in chiave repressiva: richiedono prevenzione, educazione, sport, inclusione. Tutto è collegato. Per questo il mio lavoro istituzionale ha sempre cercato di puntare sulla cultura della prevenzione».

Da presidente della Commissione Istruzione e Legalità del Comune di Cosenza, quali interventi considera più significativi?
«Abbiamo lavorato su atti concreti, non su dichiarazioni. L’istituzione del Garante dei detenuti, per tutelare diritti e favorire percorsi di reinserimento. Il riconoscimento simbolico dello Ius Soli per i bambini stranieri di seconda generazione nati sul territorio comunale. L’attivazione dello sportello a tutela delle donne per l’accesso al Reddito di Libertà, che prima non esisteva a Cosenza. L’introduzione del Registro Alias. E ancora, il regolamento per la tutela degli animali. Sono misure diverse, ma hanno un filo conduttore chiaro: rispetto della persona, prevenzione, diritti».

Sta cercando di incidere anche nello Sport.
«Ho sempre considerato lo sport uno strumento sociale, non solo agonistico. Abbiamo ripreso la maratona “Corri Cosenza” e la città è stata scelta per manifestazioni sportive importanti. Lo sport è presidio educativo, è alternativa al disagio, è spazio di crescita per i giovani. Anche questo è un modo concreto di fare prevenzione».

Ci sono state, in entrambe le coalizioni, difficoltà a trovare donne disponibili per la candidatura alla Provincia, mentre in Consiglio comunale la presenza femminile è più significativa.
«È un dato oggettivo. Nella competizione provinciale le candidature femminili sono quelle minime. Non ne faccio una questione identitaria, ma è un elemento che va osservato. La rappresentanza deve essere fondata sul merito e sulla competenza, ma è giusto che rispecchi la società reale».

Che tipo di contributo intende portare in Consiglio provinciale?
«Porterò il metodo che ho seguito finora: meno slogan e più soluzioni praticabili, meno personalismi e più lavoro sui contenuti. La Provincia può svolgere un ruolo importante di coordinamento tra i Comuni, soprattutto sui temi della prevenzione, delle politiche giovanili e della promozione della legalità. Servono amministratori che conoscano i territori e che affrontino le questioni con equilibrio e preparazione».

Guardando oltre le provinciali, quali sono le sue prospettive politiche future?
«
Valuto giorno per giorno, in base ai risultati concreti che riesco a portare e agli effetti reali del mio lavoro. A differenza di chi sente la necessità di essere presente in ogni competizione o di fare della politica uno strumento di affermazione personale, io non ho questa esigenza. Non vivo di politica. Ho fatto e faccio politica anche in ambito forense, attraverso l’impegno nelle Camere Penali e nelle battaglie sui diritti e sulle garanzie. Se potrò essere utile e se i cittadini lo riterranno, continuerò. Altrimenti non sarà un problema: la politica si può fare in molti modi, anche fuori dalle istituzioni».

C’è qualcosa della politica, per come l’ha vista finora, che non le piace?
«A volte non mi convince la scarsa coerenza e la poca serietà nell’affrontare temi delicati, soprattutto quelli che riguardano la legalità e il processo penale. Spesso vengono trattati con proclami che mirano a ottenere consenso facile e momentaneo. Io credo invece che servano studio, preparazione e lavoro costante, con una visione capace di tenere insieme tutti gli aspetti che riguardano la società. Non mi appartengono neppure certi vecchi meccanismi di potere, che ancora in parte permangono. Non è una posizione polemica, ma una scelta di autonomia e di coerenza».