Occupy Pd (i firmatari della sfiducia a Lettieri e altri) attaccano Bevacqua, Locanto e il giovane De Luca per il quale si spingerebbe affinché diventi segretario provinciale
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Per stasera il segretario provinciale del Pd di Cosenza Matteo Letteri ha convocato una direzione per l’approvazione del bilancio. Prossimamente l’area più centrista dei democrat cosentini, quindi l’ala di destra del partito, vorrebbe che si convocasse anche l’assemblea così da procedere ad un avvicendamento. L’idea è provare a fare il giovane Francesco De Luca segretario. Idea che non scalda affatto le anime più progressiste del partito. A tal proposito pubblichiamo integralmente una nota firmata dagli originari firmatari della mozione di sfiducia a Lettieri a cui si sono aggiunti altri nomi. Si definiscono “Occupy Pd”.
«Basta con la oligarchia Bevacqua-De Luca-Locanto nella Federazione di Cosenza: si apra una fase di unità e responsabilità, altrimenti il PD rischia letteralmente di scomparire. Per senso di responsabilità e per attaccamento al Partito Democratico abbiamo atteso i dati definitivi del secondo turno delle elezioni comunali prima di esprimere una riflessione non solo sull’esito del voto, ma soprattutto sullo stato di salute - o forse sarebbe più corretto dire di grave malattia - del nostro partito in Calabria.
Già al primo turno abbiamo assistito al consolidamento strutturale del centrodestra, con le vittorie di Reggio Calabria e Crotone. In particolare, nella città di Reggio si registra un riposizionamento strategico dell’elettorato che affonda le proprie radici già nella stagione del referendum costituzionale. Dopo tre sconfitte consecutive alle elezioni regionali, le disfatte nelle elezioni provinciali di Cosenza e Crotone e la sconfitta maturata oggi al ballottaggio di Castrovillari, si chiude definitivamente un ciclo politico disastroso per il PD calabrese e cosentino. Siamo ormai oltre ogni limite.
Ogni linea rossa è stata abbondantemente superata, nel silenzio e nell’inerzia di un gruppo dirigente che non ha neppure provato a comprendere, analizzare e affrontare le ragioni profonde di questo tracollo, per tentare poi una ripartenza e una ricostruzione della nostra comunità politica. Non esiste una reale discussione negli organismi dirigenti. Non sono stati costruiti organismi esecutivi credibili. Non viene promossa alcuna iniziativa politica strutturata. Tutto appare fermo, immobile, paralizzato. Sembra che nulla possa scuotere le coscienze e provocare una reazione politica adeguata alla gravità della situazione.
In provincia di Cosenza, se possibile, il quadro è ancora più drammatico. Da mesi non viene convocata l’assemblea provinciale richiesta a norma di statuto; non si riuniscono organismi pienamente legittimati e non vi è stata alcuna pianificazione reale della campagna elettorale. Il Partito Democratico ha di fatto rinunciato a partecipare nella maggior parte delle elezioni comunali, fatta eccezione per San Giovanni in Fiore - dove la lista del partito ha ottenuto appena il 5% - e per Castrovillari, dove, dopo dieci anni di governo cittadino del centrosinistra, il centrodestra conquista il Comune anche a causa dell’assenza di una direzione politica capace di favorire, al ballottaggio, la convergenza delle forze civiche sul nostro candidato.
Un disastro annunciato, che chi governa di fatto la Federazione di Cosenza- Mimmo Bevacqua, Maria Locanto e Francesco De Luca - non solo non ha saputo evitare, ma ha contribuito a determinare attraverso una gestione scientificamente divisiva e politicamente miope. La sistematica esclusione di chi non condivide una linea politica correntizia e autoreferenziale, l’assenza di un tesseramento certificato, la mancata approvazione del bilancio: tutto questo è il sintomo evidente di un partito gestito con improvvisazione, chiusura e inefficienza.
Noi crediamo che, alla luce di questi risultati, sia arrivato il momento dell’unità e della responsabilità. È necessario aprire immediatamente una fase nuova, fondata sull’inclusione e non sulla marginalizzazione di energie, sensibilità e competenze che in questi anni sono state tenute ai margini del partito. Occorre eleggere da subito gruppi dirigenti autorevoli, condivisi e con un mandato chiaro e straordinario: ricostruire le condizioni politiche minime per affrontare le prossime elezioni politiche, che altrimenti rischiano di trasformarsi in una vera Waterloo per il PD calabrese.
Solo un sussulto di dignità politica e di generosità collettiva può consentire di invertire una situazione che oggi appare gravemente compromessa. Il partito regionale e quello nazionale sono chiamati ad assumersi fino in fondo la responsabilità della guida dei processi politici. Non è più possibile far finta di nulla mentre tutto intorno crolla. Se non si procederà rapidamente in questa direzione, il dato calabrese rischierà di incidere pesantemente anche sulle prossime elezioni nazionali. Dobbiamo decidere, ora, se vogliamo dare un contributo serio al rilancio del Partito Democratico oppure convivere, nei prossimi anni, con la responsabilità politica di avere consegnato ancora una volta l’Italia alla destra più estrema».

