La sorella ha chiesto l’intervento dei soccorsi per evitare un gesto estremo, mentre proseguono le indagini sulla morte del giovane durante una perquisizione dei carabinieri. La donna è stata trasferita in ospedale
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L’atroce dolore Nabila si sente in tutta la sua drammaticità nelle urla disperate della donna che, affacciata dal balcone del terzo piano della palazzina di via Dei Mille numero 13, nel cuore di Cosenza, continua a fissare il punto in cui il figlio 22enne, Mohamed Amin Bessioud, è precipitato nel vuoto sfracellandosi al suolo.
Lì, nella mattinata di oggi, 24 luglio, alcuni attivisti dei movimenti sociali cittadini hanno deposto un mazzo di fiori. Nabila è disperata. A stento alcuni familiari che sono con lei, nel vano tentativo di confortarla, riescono a trattenerla dal compiere a sua volta un insano e irreparabile gesto. Per questo la sorella ha allertato il 118.
I sanitari sono giunti nel giro di pochi minuti con un’automedica e un’ambulanza. Si è reso necessario il trasferimento in ospedale. Intanto proseguono le indagini per accertare quanto accaduto. Secondo quanto si è appreso, il ragazzo, detenuto ai domiciliari, si sarebbe lanciato nel vuoto durante una perquisizione operata dai carabinieri che avrebbero assistito, senza riuscire ad impedirlo, al drammatico gesto.

