Il presidente va avanti per la sua strada: lo scontro dopo il video con lo sfottò al centrosinistra. La capogruppo del M5s, Elisa Scutellà, definisce vergognosa questa dichiarazione da un uomo delle istituzioni. Sullo sfondo resta il dubbio sulla validità degli atti firmati d Occhiuto ieri in giunta
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Alla fine Roberto Occhiuto, durante la seduta di giunta di ieri, ha voluto firmare il suo primo atto in materia sanitaria da assessore e non più da commissario. Come abbiamo già detto non si tratta di un atto di poco conto bensì la ripartizione del fondo sanitario fra le aziende sanitarie e gli ospedali calabresi. Qualcuno dice che con quest’atto, il presidente abbia voluto sfidare la Corte dei Conti che aveva chiesto delucidazioni al Consiglio dei Ministri sui criteri, formali e sostanziali, in base ai quali era stata sancita la fine del commissariamento.
Ma Occhiuto non si è limitato a questa sfida. In serata, infatti, ha prodotto uno dei suoi reel in cui sfida apertamente l’opposizione tutta. Rivendica di aver firmato dopo 17 anni un atto sanitario come assessore e appella l’opposizione con il termine “sfigati”, gente che è rimasta “muta” mentre la Regione Calabria mieteva successi su successi e che si è rivelata solo “per una vicenda che riguarda il Governo e la Corte dei conti e su cui il Governo regionale non c’entra nulla. Ho chiesto infatti al Governo di risolvere la questione in 24 ore”. Non sappiamo se il Governo lo farà perché non tutti hanno l’efficienza del governo Occhiuto, ma quello che colpisce sono le parole usate da un uomo delle istituzioni. Più che un video istituzionale sembrava un dissing fra rapper di periferia. Il problema è che quelle immagini non sono state carpite da microfoni e telecamere nascoste, ma costruire appositamente con la solita maestria dalla consulente social del Presidente, Veronica Rigoni.
Non tutti però sono disposti ad accettare questa involuzione del dibattito politico. La capogruppo regionale del M5s, Elisa Scutellà, ha prodotto a sua volta un video in cui dice che se questa uscita, che definisce vergognosa, è un modo per ridurre al silenzio l’opposizione non avrà successo. Poi aggiunge che con quelle parole che esempio pensa di dare ai giovani che vogliono fare politica? Il consiglio regionale come un ring? Una battagli fra fighi e sfigati?
Dietro lo scontro social però resta il problema ovvero la validità dell’atto approvato ieri in giunta. Oggi il sottosegretario calabrese Ettore Figliola ha rilasciato un’intervista al Quotidiano del Sud dove da un lato dice che la bollinatura della Corte dei Conti non è necessaria a rendere efficace l’atto, basta la semplice pronuncia del Consiglio dei Ministri. Il controllo dei magistrati contabili sui numeri sarebbe quindi quasi pelonastico, un esercizio di stile. A questo punto, però, una domanda sorge spontanea: se davvero è così perché si è aspettato tanto a produrre un primo atto sanitario in autonomia dopo 17 anni di commissariamento? Dal 22 aprile, data di cui si è pronunciato il Consiglio dei Ministri, ad oggi sono passati sei mesi. Fra l’altro il 17 giugno scorso, lo stesso Occhiuto, parlando con i giornalisti a margine della presentazione del rapporto di Bankitalia, aveva detto che i ritardi nella fine del commissariamento erano legati all’attesa della bollinatura della Corte dei Conti. Se non era necessaria perché attendere tutto questo tempo?
Forse lo spiega lo stesso Figliola nella sua intervista quando dice che ancora non è stato perfezionato un nuovo piano di rientro perchè il Consiglio dei Ministri ha chiesto una serie di aggiunte e correttivi che si stanno apportando in queste ore. Purtroppo proprio questo è uno dei punti contestati dalla Corte dei Conti. I magistrati contabili avevano osservato come il Piano di rientro non risultasse ancora integralmente attuato. Né sarebbe stato approvato un nuovo Piano di rientro, che la normativa vigente individua come una delle condizioni alternative per la cessazione del commissariamento.
La materia certamente è complessa, ma al tempo stesso è cruciale perchè parliamo della salute dei calabresi e della principale voce del bilancio regionale. Più che rissa da social servirebbe un confronto serio e pacato per capire fino in fondo come stanno le cose.



