Un sistema definito “al collasso”, incapace di garantire soccorsi tempestivi e sempre più schiacciato tra precarizzazione del personale, inefficienze organizzative e dipendenza dal privato sociale. È un attacco durissimo quello lanciato da Rifondazione Comunista Calabria contro la gestione del 118 regionale e il modello di centralizzazione legato ad Azienda Zero.

A intervenire è Angelica Perrone, responsabile regionale sanità del partito, che parla apertamente di “disastro burocratico” denunciando un sistema che, secondo Rifondazione, starebbe scaricando le proprie inefficienze sui lavoratori della sanità e sui cittadini calabresi.

Nel mirino soprattutto il passaggio del servizio di emergenza-urgenza ad Azienda Zero attraverso il meccanismo della mobilità volontaria del personale. Una scelta che, secondo il partito, rischierebbe di impoverire ulteriormente gli organici già in difficoltà.

Per sopperire a queste carenze, Rifondazione denuncia il ricorso alla cosiddetta “dipendenza funzionale”, definita un “limbo giuridico” nel quale il personale sanitario continuerebbe a essere formalmente dipendente delle vecchie ASP pur operando sotto il coordinamento della nuova centrale unica.

Secondo Perrone, tutto questo avrebbe prodotto una progressiva demolizione della catena organizzativa del soccorso, aggravata dalla forte dipendenza da associazioni di volontariato e soggetti privati convenzionati, spesso privi di personale medico a bordo.

Il quadro descritto dal partito è quello di una Calabria “strutturalmente fuori dai parametri minimi di sicurezza assistenziale”. Rifondazione cita dati ufficiali che indicherebbero una media regionale dell’intervallo allarme-target superiore ai ventiquattro minuti, ben oltre gli standard considerati adeguati per l’emergenza territoriale.

Una situazione che, secondo il movimento politico, penalizzerebbe soprattutto aree interne, comunità rurali e territori periferici dove l’arrivo di un’ambulanza rischierebbe di trasformarsi in un’attesa incompatibile con la gestione delle emergenze più gravi.

Tra le accuse compare anche quella relativa alla gestione dei flussi informativi sanitari. Rifondazione sostiene che la Regione tenderebbe a centralizzare i dati per macro-aree territoriali, evitando così una lettura dettagliata delle criticità provinciali e delle disuguaglianze territoriali nel sistema dei soccorsi.

Durissima anche la denuncia sul fronte amministrativo e patrimoniale. Nel documento si fa riferimento a casi di fermo amministrativo di ambulanze dovuti a debiti non saldati, situazione definita “intollerabile” e simbolo di una sanità pubblica ostaggio delle inefficienze e degli interessi finanziari.

“Vedere mezzi di soccorso sequestrati per debiti dimostra il livello di degrado gestionale raggiunto”, sostiene Perrone, accusando la governance sanitaria regionale di non avere pieno controllo nemmeno della flotta dei mezzi di emergenza.

Rifondazione Comunista Calabria chiede quindi una revisione del modello di accentramento di Azienda Zero, l’internalizzazione dei servizi oggi affidati in convenzione e l’avvio di un piano straordinario di assunzioni pubbliche e stabili nel settore dell’emergenza-urgenza.

“La salute non è una merce e il 118 non può essere gestito come un’azienda in liquidazione”, conclude la nota.