Converso: «Sistema umiliante, Occhiuto intervenga subito». Critiche anche all’organizzazione interna della struttura
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«Mi chiamo Fabio Converso, sono un cittadino cosentino e una persona con disabilità riconosciuta» – esordisce in una nota pubblica – «e convivo da anni con patologie che richiedono controlli periodici e puntuali per evitare complicazioni serie».
Una premessa che anticipa il motivo del suo sfogo: una denuncia aperta sulle criticità del CUP dell’INRCA di Cosenza.
Secondo Converso, da giorni sarebbe «praticamente impossibile» prenotare gli esami del sangue nella struttura. «Alle 9 del mattino i numeri elimina-code risultano già esauriti – afferma – perché solo 60 cittadini al giorno possono accedere alla prenotazione. Chi arriva per primo, spesso alle prime luci dell’alba, conquista un posto. Tutti gli altri restano fuori».
Una modalità che, denuncia, mette in grave difficoltà le persone più fragili: «Chi ha disabilità motorie, chi deve effettuare terapie mattutine – come accade a me – o chi semplicemente non può arrivare alle 6.30 per mettersi in fila viene automaticamente escluso. È inaccettabile che nel 2025 si imponga una “corsa al bigliettino” che umilia i cittadini».
Converso, pur ribadendo «la grande professionalità e umanità del Laboratorio Analisi dell’INRCA, da sempre un’eccellenza per Cosenza e per la Calabria», giudica «gravissimo» che «scelte organizzative sbagliate rendano impossibile accedere a un servizio fondamentale».
Da qui l’appello, diretto e senza filtri, al Presidente della Regione Calabria e Commissario della Sanità, Roberto Occhiuto: «Presidente Occhiuto – chiede Converso – intervenga subito. Non è pensabile che i cittadini debbano mettersi in fila all’alba per prenotare un esame necessario alla loro salute. Questo sistema discrimina, penalizza e mortifica soprattutto i più fragili».
Il cittadino chiede chiarimenti anche ai vertici dell’INRCA: «Il Direttore Generale deve spiegare cosa accade dopo le 10:30, quando gli sportelli CUP restano aperti ma non c’è più nessuno perché i 60 numeri sono terminati. È fondamentale rendere pubblico come vengano impiegate le ore rimanenti del turno e perché non si sia adottata una programmazione che permetta di ampliare l’accesso».
Il suo appello si chiude con un monito: «Mi aspetto risposte immediate e soluzioni concrete. In caso contrario – avverte – mi rivolgerò a tutte le sedi competenti affinché questo disservizio, grave e offensivo, non continui a pesare su chi ogni giorno ha già difficoltà enormi da affrontare».

