La morte di un bambino nello Stato di New York riporta l'attenzione su una malattia infettiva che molti consideravano ormai un problema del passato. Il morbillo, invece, continua a circolare e in Italia i contagi sono tornati ad aumentare. Con una regione che più delle altre richiama l'attenzione degli esperti: la Calabria, dove i casi sono passati da 17 a 265 nei primi cinque mesi del 2026. Un incremento di oltre quindici volte rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Un dato che si inserisce in un quadro nazionale caratterizzato da coperture vaccinali ancora insufficienti e da una diffusione disomogenea delle immunizzazioni. Nessuna regione italiana, infatti, raggiunge il livello del 95% raccomandato dall'Organizzazione mondiale della sanità per entrambe le dosi del vaccino.

Il bambino morto a New York e i 4.834 contagi negli Stati Uniti

La vicenda americana riguarda un bambino deceduto nella contea di Lewis, nell'area settentrionale dello Stato di New York. Le autorità sanitarie hanno confermato il decesso associato al morbillo il 2 novembre, definendolo il primo caso mortale noto nello Stato da oltre trent'anni. Non sono stati diffusi dettagli sull'età del piccolo né sulle sue condizioni vaccinali, nel rispetto della privacy della famiglia. Nella contea erano stati registrati 15 contagi a metà ottobre, tutti riguardanti persone non vaccinate. I primi casi erano concentrati soprattutto nella zona di Lowville. A preoccupare è anche la dimensione dell'epidemia negli Stati Uniti. Secondo i dati dei Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), al 29 ottobre risultavano 4.834 casi segnalati in 47 giurisdizioni. Considerando anche i 18 contagi tra visitatori internazionali, il totale nazionale arrivava a 4.852. Numeri che fotografano una recrudescenza particolarmente significativa di una malattia altamente contagiosa.

La situazione italiana: 472 casi confermati nei primi cinque mesi del 2026

Anche in Italia il quadro epidemiologico richiede attenzione. La circolare del Ministero della Salute pubblicata il 23 settembre 2026, dedicata all'analisi dei casi nel periodo 2024-2026, segnala una nuova crescita dell'infezione. Tra gennaio e maggio 2026 sono stati confermati 472 casi di morbillo, contro i 322 registrati nello stesso periodo del 2025. A questi si aggiungono 609 episodi classificati come possibili o probabili, ancora in attesa di conferma. Nel 2024 il totale dei casi segnalati aveva raggiunto quota 1.045, mentre nel 2025 si era fermato a 497. Il dato più significativo riguarda proprio la distribuzione geografica dei contagi. La Calabria è passata da 17 a 265 casi, mentre la Campania è salita da 18 a 100. In Toscana si è passati da 6 a 49. Una crescita che rende evidente quanto la circolazione del virus possa cambiare rapidamente da un territorio all'altro.

Calabria osservata speciale: chi si ammala e perché

L'identikit epidemiologico dei contagiati restituisce un altro elemento importante: il morbillo non riguarda soltanto i bambini. L'età mediana dei casi segnalati nel 2026 è di 30 anni. La fascia maggiormente interessata è quella tra 15 e 39 anni, con 345 contagi, seguita dagli adulti tra 40 e 64 anni, con 124 casi, e dai bambini tra zero e quattro anni, con 98. Se si considera invece l'incidenza in rapporto alla popolazione, il valore più elevato riguarda proprio i bambini sotto i quattro anni, con 49,4 casi per milione di abitanti. Seguono i giovani adulti tra 15 e 39 anni, con 22,3 casi per milione. Un elemento accomuna gran parte delle persone contagiate: oltre il 90% dei casi confermati riguarda soggetti non vaccinati, mentre quasi il 6% aveva ricevuto soltanto una dose. È proprio il mancato completamento del ciclo vaccinale a lasciare scoperta una parte della popolazione.

Vaccinazioni, nessuna regione raggiunge la soglia del 95%

Il nodo principale resta quello delle coperture vaccinali. L'Organizzazione mondiale della sanità indica nel 95% con due dosi la soglia necessaria per interrompere la trasmissione del morbillo e garantire una protezione collettiva adeguata. In Italia questo obiettivo è ancora lontano. La copertura nazionale per la seconda dose del vaccino contenente la componente antimorbillo si attesta all'84,45%. Nessuna regione raggiunge il livello raccomandato, con differenze territoriali che rendono il quadro ancora più fragile. Tra i dati regionali riferiti al 2024, quelli più bassi riguardano la Sicilia, con il 67,88%, la Campania, con il 71,89%, e la Provincia autonoma di Bolzano, con il 73,69%. La Calabria, intanto, deve fare i conti con l'impennata dei contagi registrata nel 2026. Un segnale che richiama l'attenzione sulla necessità di recuperare le vaccinazioni mancanti e completare i cicli interrotti.

Il richiamo del Ministero: sorveglianza e campagne vaccinali mirate

Nella circolare di settembre il Ministero della Salute ha invitato le Regioni a rafforzare le attività di prevenzione e controllo. Tra le indicazioni figurano il potenziamento dei sistemi di sorveglianza, l'indagine epidemiologica tempestiva in presenza di casi sospetti e la conferma di laboratorio, sia per gli episodi isolati sia per i focolai. Particolare attenzione viene riservata alle campagne vaccinali mirate, soprattutto tra i giovani adulti non immunizzati e le categorie maggiormente esposte, oltre alle attività di recupero della seconda dose. Il documento richiama anche il coinvolgimento di medici di medicina generale e pediatri di libera scelta nella comunicazione con i cittadini. Il caso americano dimostra quanto possano essere gravi le conseguenze della ripresa della circolazione del virus. E i numeri calabresi raccontano una situazione che non può essere sottovalutata: il morbillo non è una malattia scomparsa e la protezione offerta dalla vaccinazione resta fondamentale per evitare nuovi focolai e complicazioni.