La Dda ricostruisce gli scontri del luglio 2021. Per il Ris, una stessa arma collega gli spari contro casa Solferino all’omicidio di Schiavonea
Tutti gli articoli di Cronaca
PHOTO
Il boss pentito Nicola Acri
Una pistola collegherebbe due vicende avvenute a distanza di quasi dieci mesi: gli spari contro l’abitazione di Gaetano Solferino, nel luglio 2021 a Rossano, e l’omicidio di Pasquale Aquino, commesso il 3 maggio 2022 a Schiavonea. È uno degli elementi sui quali la Dda di Catanzaro fonda la ricostruzione dei rapporti tra il gruppo rossanese e quello coriglianese riconducibile (secondo i carabinieri) agli Arturi, nel quadro dell’inchiesta antimafia sulla Sibaritide denominata Ginestra.
L’accertamento del Ris di Messina riguarda cinque bossoli calibro 7,65 recuperati dopo l’attentato contro casa Solferino e gli spari rivolti ai carabinieri intervenuti. Secondo la relazione tecnica richiamata nella richiesta cautelare, quei bossoli erano stati esplosi dalla stessa Bernardelli modello 60 successivamente sequestrata nell’indagine sull’omicidio Aquino, per il quale sono stati condannati in primo grado Francesco Le Pera, Giorgio Arturi e Manuel Intrieri.
Attorno a questo collegamento, la Procura antimafia di Catanzaro ricostruisce una sequenza di aggressioni, intimidazioni e rappresaglie maturate dopo la diffusione della notizia della collaborazione con la giustizia di Nicola Acri. Per gli inquirenti, la scelta dell’ex capo avrebbe aperto uno spazio nel quale i Solferino avrebbero tentato di mettere in discussione il potere del gruppo rossanese.
Gli arresti, le scarcerazioni e il riassetto del gruppo
La ricostruzione parte dagli esiti dei processi “Ombra” e “Stop”, che hanno accertato attività criminali e appartenenze associative per i periodi giudicati. Nicola Acri viene riconosciuto con sentenza definitiva come capo dell’articolazione rossanese.
Dopo la sua cattura, nel novembre 2010, e quella di Salvatore Galluzzi, nel febbraio 2011, gli investigatori collocano una fase di reggenza affidata a Francesco Sommario, coadiuvato da un soggetto morto nel 2024 e Augusto De Simone.
Le successive scarcerazioni modificano nuovamente il quadro. Galluzzi torna libero il 16 maggio 2021, mentre Acri rimane detenuto e nello stesso mese decide di collaborare con la giustizia. La notizia diventa pubblica nell’estate: è in questo contesto che la Dda inserisce le violenze del luglio 2021.
Secondo l’accusa, i precedenti arresti non avevano determinato la scomparsa del gruppo. Dopo il ritorno in libertà dei suoi esponenti, il sodalizio si sarebbe ricomposto, mantenendo una struttura e una capacità di controllo sul territorio.
Solferino, le dichiarazioni del passato e il procedimento concluso con le assoluzioni
La richiesta dedica una parte alla figura di Gaetano Solferino, classe 1979, distinto dall’omonimo nato nel 1998. Il primo aveva reso dichiarazioni contro esponenti del gruppo rossanese e aveva poi interrotto la collaborazione. Nell’ambito di “Stop” era stato a sua volta condannato per associazione mafiosa, estorsione e rapina.
Gli investigatori richiamano le denunce del 2010 e le pressioni che, secondo la ricostruzione, avrebbero preceduto la decisione di interrompere il rapporto con gli inquirenti nel luglio 2011.
Viene inoltre ricordata una successiva vicenda del 2013, relativa a un alloggio popolare e a una serie di minacce e incendi denunciati da Solferino. Per quei fatti le persone processate sono state assolte dal Tribunale di Castrovillari.
Il 12 luglio: l’aggressione in piazza Steri
La prima aggressione della sequenza viene collocata la sera del 12 luglio 2021, in piazza Steri, nel centro storico di Rossano. Le telecamere comunali riprendono l’arrivo di due automobili e i movimenti che precedono l’attacco.
Secondo la ricostruzione della polizia giudiziaria, sono presenti Gaetano Solferino, classe 1979, Gaetano Solferino, classe 1998, e altri due soggetti. Nella piazza si trovano altre due persone.
Il maggiore dei Solferino riceve una mazza e si dirige verso i due. Uno dei presenti si allontana in scooter e viene raggiunto alla schiena dalla mazza lanciata nella sua direzione. Un altro viene invece inseguito, accerchiato e colpito con calci e pugni.
L’uomo tenta di difendersi con un oggetto metallico che avrebbe recuperato dall’auto. Secondo la lettura delle immagini, l’oggetto gli viene sottratto e utilizzato contro di lui. L’aggressione dura circa due minuti, poi gli assalitori lasciano la piazza.
Il 13 luglio: Esposito e il fratello di Acri
La mattina successiva vengono ricostruiti altri due episodi. Intorno alle 10.20, Massimo Esposito, mentre viaggia su un ciclomotore, viene tamponato da un’Alfa Romeo. Gli occupanti scendono, lo aggrediscono con un bastone e incendiano il mezzo.
Per la Dda, gli attacchi si inseriscono nel tentativo di indebolire esponenti e riferimenti del gruppo rossanese dopo il pentimento di Nicola Acri.
La notte degli spari contro casa Solferino
Nella notte tra il 14 e il 15 luglio, poco dopo l’una, i carabinieri impegnati in un controllo nel centro storico sentono alcuni colpi provenire dalla zona dell’abitazione di Gaetano Solferino, classe 1979.
Intervenendo, vedono una persona allontanarsi su un motociclo bianco e altre tre fuggire a piedi con il capo coperto. Durante la fuga vengono esplosi ulteriori colpi in direzione dei militari. Gli autori riescono a dileguarsi.
Sul posto vengono recuperati bossoli di diversi calibri. Gli investigatori acquisiscono anche immagini di persone che, poco dopo, attraversano a piedi un’area vicina a piazza Steri, con indumenti e cappucci descritti negli atti.
Seguendo una delle vie di fuga, i militari raggiungono la zona dell’abitazione di Carmine Morello. Qui vengono identificate alcune persone e viene effettuata una perquisizione, con esito negativo. Nei pressi del magazzino viene trovato anche uno scooter nero, poi sequestrato insieme a due caschi, che gli accertamenti riconducono all’uso di un uomo.
Morello riferisce che gli amici erano rimasti con lui perché era turbato dall’uccisione del proprio cane, avvenuta nel pomeriggio precedente. Dichiara inoltre di non sapere chi avesse lasciato lo scooter vicino a casa.
Il cane ucciso e i messaggi familiari
Nell’indagine vengono successivamente acquisiti messaggi scambiati da Morello con una familiare il pomeriggio del 14 luglio 2021. La donna gli comunica la morte del cane e lo invita a non tornare da solo, segnalando la presenza di persone nei pressi dell’abitazione.
La Procura collega quei messaggi ad altre conversazioni registrate nel 2023, nelle quali il riferimento ai Solferino viene affiancato al ricordo dell’uccisione dell’animale. Su questa base gli investigatori sostengono l’identificazione delle persone alle quali alludeva la chat.
Il 24 luglio: l’auto bloccata e incendiata
La nuova aggressione avviene il 24 luglio 2021, intorno alle 18. I tre Solferino si trovano sull’Alfa Romeo quando vengono bloccati nel centro storico di Rossano.
Secondo la ricostruzione, gli occupanti vengono aggrediti e l’automobile incendiata. È lo stesso veicolo che gli investigatori indicano come utilizzato negli attacchi precedenti. Andrea Pio Solferino viene ricoverato a Cosenza con prognosi riservata.
Per la Dda, la successione temporale degli episodi mostra un meccanismo di azione e reazione nel quale le violenze assumono una funzione di riaffermazione del controllo criminale.
La pistola sequestrata nell’indagine Aquino
Il collegamento tecnico con il gruppo coriglianese emerge dalle armi sequestrate nel procedimento sull’omicidio di Pasquale Aquino, commesso il 3 maggio 2022, e sul tentato omicidio di Cosimo Marchese.
Le armi vengono sottoposte ad accertamenti dal Ris di Messina. Nella relazione del 24 maggio 2023, i tecnici riconducono cinque bossoli calibro 7,65 Browning, recuperati dopo gli spari del luglio 2021, a una pistola semiautomatica Bernardelli modello 60 sequestrata nell’indagine successiva e indicata come utilizzata anche per l’omicidio Aquino.
Le celle telefoniche di Le Pera e Intrieri
Dopo il riscontro balistico vengono esaminati i tabulati delle utenze attribuite a Le Pera e Intrieri.
Secondo gli accertamenti riportati dalla Dda, entrambi i telefoni risultano nell’area urbana rossanese già dal pomeriggio del 14 luglio 2021. L’utenza di Le Pera aggancia alle 23.22 una cella di piazza Steri e continua a registrare collegamenti nell’area rossanese fino alle prime ore del giorno successivo.
Anche per il telefono di Intrieri viene ricostruita una permanenza a Rossano dal pomeriggio alla notte. La Procura utilizza questi dati insieme all’esame dell’arma e alle conversazioni successive per sostenere il rapporto tra i gruppi.
«C’era una guerra»: il colloquio del 2022
Il 28 giugno 2022 viene registrata una conversazione nella quale Le Pera discute con la compagna delle proprie condotte e dei suoi spostamenti a Rossano.
Nella trascrizione della polizia giudiziaria, Le Pera affermerebbe: «C’era una guerra». Più avanti richiamerebbe «queste nuove alleanze» e aggiungerebbe: «Mi è stato proposto…» e «abbiamo fatto l’accordo».
La Dda di Catanzaro valorizza il dialogo come un ulteriore elemento sui rapporti tra il gruppo riconducibile agli Arturi e quello rossanese.
Le riunioni e il ruolo attribuito a Galluzzi
Un altro filone nasce dalle intercettazioni avviate dopo l’omicidio di Carmine Morello, ucciso il 9 agosto 2023. Nelle conversazioni tra familiari si torna anche ai fatti del luglio 2021 e agli incontri che si sarebbero svolti nell’abitazione di Galluzzi.
Una congiunta racconta di aver visto arrivare persone anche da fuori Rossano e riferisce che quella casa veniva considerata un luogo appartato per le riunioni. Gli investigatori accostano queste parole ai precedenti accertamenti sull’utilizzo dell’immobile.
Nel dicembre 2023, un’altra conversazione attribuisce a Galluzzi la guida del gruppo, a Ferrante un ruolo di stretta fiducia e a Sommario altre funzioni di rilievo. Sono le indicazioni contenute nel dialogo familiare che la Procura richiama nella propria ricostruzione degli assetti, insieme alle altre acquisizioni.
Le stesse conversazioni esprimono sospetti sulla morte di Morello.
Le valutazioni richiamate negli atti
La sequenza delle aggressioni, degli spari e dell’incendio dell’Alfa Romeo viene descritta come espressione di un «reciproco dinamismo punitivo», attribuito ai Solferino da una parte e a esponenti della cosca Acri-Morfò dall’altra.







