Organici insufficienti, arredi rotti, macchinari obsoleti, difficoltà nei turni: infermieri e Oss scrivono al primario chiedendo un intervento rapido per poter continuare a garantire la qualità delle cure ai pazienti
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Sale operatorie distanti, monitor datati, arredi rotti e strumentazioni insufficienti. E poi l’ormai endemica carenza di personale. Nel reparto di Chirurgia dell’ospedale Annunziata di Cosenza ogni turno è una corsa a ostacoli.
I dati in termini di interventi e servizi forniscono un quadro a tinte rosee dell’Unità operativa guidata da Antonio Curcio, ma è fuori dalla cornice che qualcosa stona. E stona proprio con una qualità dell’assistenza che, grazie alla professionalità di chi lavora in corsia, finora non è mai venuta a mancare. Ma a costo, spesso, di fatica e sacrifici. Doppi turni, ferie ridotte all’osso, riposi che saltano.
Una situazione, che, alla lunga, rischia di logorare chi non vuole e non può tradire la propria missione: quella di assicurare cure tempestive ai pazienti.
Proprio per questo infermieri e Oss hanno deciso di far sentire la propria voce con una lettera inviata al primario. Non una lamentela sterile, ma un appello costruttivo, nato dall’esperienza sul campo e dall’impegno quotidiano di chi conosce bene le necessità del reparto. Turni complessi, ferie da pianificare, congedi straordinari: tutto deve conciliarsi con la gestione di persone provenienti dal Pronto soccorso e la messa in opera di procedure urgenti, perché in ballo ci sono vite.
Per garantire gli standard minimi, a oggi – si legge nella lettera – «si sta elaborando un turno congiunto tra gli Oss assegnati alla Cardiologia/Utic ed alla Cardiologia interventistica, ma anch’essi insufficienti». Dodici gli operatori sociosanitari che prestano servizio nell’Utic e nella Cardiologia interventistica per 20 pazienti, nella sala di Emodinamica, nelle sale di Elettrofisiologia e in Degenza Cardiologia per 14 pazienti. Una situazione che si aggrava di notte, quando – secondo quanto denuncia il personale – si arriva ad avere un solo Oss per 20 pazienti.
Le carenze strumentali aggravano la situazione. Monitor multiparametrici obsoleti, computer lenti, barelle e sedie a rotelle non adeguate, aste per le flebo insufficienti. E ancora letti rotti e privi di luce notturna, comodini e tavolini servitori danneggiati, macchinari fondamentali per il monitoraggio dei degenti fuori uso. Una situazione che spesso costringe il personale a improvvisare soluzioni come quella di mettere pacchi di flebo dietro alla schiena dei pazienti per tenerli sollevati o farli mangiare a turno.
In Utic, la Terapia intensiva cardiologica, sono presenti un’unica centrale di monitoraggio e una video camera per la telemetria di 20 pazienti (quelli dell’Utic e quelli della Cardiologia interventistica). Il personale è costretto a correre da una parte all’altra per tenere d’occhio i parametri, supportare procedure complesse e garantire la sicurezza di chi è più fragile. Ogni intervento di emergenza significa sottrarre tempo a un altro paziente, ogni spostamento è una sfida organizzativa.
«La dinamicità continua di trasferimenti tra Utic e Cardiologia interventistica – si legge tra le pagine della lettera – comporta un aggravio di lavoro e, in relazione al numero degli operatori, si riduce il supporto emotivo e relazionale con il paziente. Non certo meno prioritario è il numero dei ricoveri da centri spoke che impegnano il personale a spostare su indicazioni dell'unico medico in turno dell’Uoc i pazienti tra i reparti dello stesso Dipartimento (Cardiologia interventistica, Utic, Cardiologia degenza, Chirurgia toracica e Chirurgia vascolare) comportando un aggravio di lavoro soprattutto del personale Oss».
Da ricordare che l’unica altra Emodinamica della provincia è quella di Castrovillari, che però lavora H12 e chiude alle 14. E parliamo di infarti, dove la tempestività dell’intervento è tutto.
Nonostante le criticità, il reparto mantiene un’operatività notevole grazie a medici, infermieri e Oss che non risparmiano le proprie forze. Ed è questa stessa dedizione che ha spinto una parte del personale a chiedere rinforzi, strumenti adeguati – non necessariamente nuovi, ma funzionanti – e una pianificazione più efficace dei turni.
L’appello è chiaro: ascoltare chi vive il reparto ogni giorno significa tutelare la qualità dell’assistenza, migliorare l’organizzazione e sostenere chi lavora instancabilmente per garantire le cure. Intervenire in tempi rapidi sulle criticità sollevate non è solo una questione di giustizia nei confronti di chi finora non ha lesinato sforzi, ma un passo necessario per continuare a garantire alla comunità un diritto fondamentale: quello a una sanità pubblica d’eccellenza.




