Una scoperta che potrebbe cambiare il modo in cui vengono sviluppate le future terapie contro il cancro, le infezioni e numerose malattie infiammatorie arriva da un gruppo di ricerca internazionale coordinato da una scienziata italiana. Per la prima volta, infatti, è stato possibile osservare direttamente il meccanismo con cui l'organismo elimina le cellule danneggiate o infette, un passaggio fondamentale per l'attivazione del sistema immunitario.

Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Science Advances, è stato coordinato da Katia Cosentino, docente del Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze dell'Università di Modena e Reggio Emilia (Unimore), e rappresenta un importante avanzamento nella comprensione della cosiddetta piroptosi, una particolare forma di morte cellulare infiammatoria sempre più considerata cruciale anche nella biologia dei tumori.

Per la prima volta osservati i "pori" che uccidono le cellule

Il risultato più innovativo della ricerca consiste nell'aver osservato direttamente minuscoli pori prodotti dalla proteina Gasdermina D sulla membrana delle cellule.

Fino a oggi gli scienziati conoscevano il ruolo di questa proteina, ma non erano mai riusciti a visualizzare con precisione le strutture che genera durante la morte cellulare.

Per superare questo limite, il gruppo di ricerca ha sviluppato una tecnica completamente nuova, denominata Polymer-Supported Plasma Membranes (PSPMs). Integrando questa metodologia con strumenti di microscopia a super-risoluzione, i ricercatori sono riusciti a fotografare i pori direttamente sulle membrane di cellule umane e murine con una precisione di pochi nanometri.

La scoperta ha inoltre dimostrato che questi pori non sono tutti identici: presentano forme e dimensioni differenti e vengono stabilizzati da uno specifico lipide della membrana cellulare, il PI(3,4,5)P3.

Una scoperta che apre nuove prospettive terapeutiche

Comprendere come si formano e come vengono regolati questi pori significa poter intervenire sui meccanismi che controllano l'infiammazione e la risposta immunitaria.

Secondo i ricercatori, il nuovo meccanismo individuato potrebbe consentire in futuro di sviluppare farmaci capaci di modulare la piroptosi, con possibili applicazioni nella lotta contro diversi tipi di tumore, nelle malattie infettive e nelle patologie caratterizzate da infiammazione cronica.

«Per molti anni abbiamo studiato le gasdermine senza poter osservare direttamente le strutture che formano durante la piroptosi», spiega Katia Cosentino all’agenzia Dire. «Grazie a questa nuova piattaforma siamo riusciti a visualizzare questi pori nel loro ambiente naturale e a comprenderne meglio il processo di formazione e regolazione».

Chi è Katia Cosentino, la ricercatrice calabrese alla guida dello studio

Alla guida dello studio c'è Katia Cosentino, ricercatrice italiana con un lungo percorso internazionale nel campo della biofisica cellulare.

Dal 2025 è professore in tenure track e responsabile del gruppo di ricerca Cell Death Biophysics presso l'Università di Modena e Reggio Emilia. In precedenza ha diretto il laboratorio di Molecular Cell Biophysics all'Università di Osnabrück, in Germania, dove ha svolto la maggior parte delle attività che hanno portato alla pubblicazione dello studio.

La sua carriera scientifica si è sviluppata nei principali centri di ricerca europei, tra cui l'Università di Tubinga, il Centro tedesco per la ricerca sul cancro (DKFZ) di Heidelberg e l'Istituto nazionale francese per la ricerca medica (Inserm) di Marsiglia, concentrandosi sui meccanismi molecolari della morte cellulare e sull'impiego delle tecniche di microscopia avanzata.

Dall'Università della Calabria ai laboratori internazionali

Originaria della Calabria, Katia Cosentino si è laureata con il massimo dei voti e la lode in Chimica all'Università della Calabria, dove ha anche conseguito il dottorato di ricerca studiando i sistemi di membrane biomimetiche e le loro interazioni con onde elettromagnetiche a bassa potenza.

Durante il percorso universitario è stata premiata come migliore laureata in Chimica dell'anno accademico 2006-2007, prima di intraprendere una carriera internazionale che oggi la colloca tra le ricercatrici impegnate nello studio dei meccanismi fondamentali della morte cellulare.

La pubblicazione su Science Advances rappresenta ora uno dei risultati più significativi del suo percorso scientifico e potrebbe costituire un tassello importante nello sviluppo delle future strategie terapeutiche contro il cancro e altre patologie ad alta incidenza.