Nella località silana ha fatto discutere la scelta di accompagnare la fine della messa, fino a Ferragosto, da forti boati dovuto all’esplosione di fuochi d’artificio anche in pieno giorno
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Botti fragorosi al termine delle messe, esplosi anche nelle prime ore del mattino e capaci di propagarsi in tutto il paese mettendo in allarme la fauna. È quanto segnala un lettore che da molti anni trascorre le vacanze estive a Camigliatello Silano e che quest’anno racconta di aver riscontrato il fenomeno con una frequenza mai notata prima.
«Ho soggiornato piacevolmente a Camigliatello anche in questo mese di agosto, come faccio ormai da molti anni», racconta. Una consuetudine piacevole interrotta però da quella che definisce una novità tutt’altro che gradita: «Quest’anno ho riscontrato con rammarico, e con me altri, una consuetudine che in passato non avevo notato, almeno non con una frequenza tale da mettermi in allarme».
Il riferimento è alle forti detonazioni avvertite nella località turistica silana. «Dalla zona della chiesa, praticamente ogni giorno, al termine della messa si sentivano esplodere fuochi d’artificio». Un’abitudine che, sottolinea il lettore, appare ancora più difficile da comprendere considerando il contesto nel quale avviene: «In pieno giorno, talvolta anche al mattino presto, a pochi passi dalla riserva del Parco Nazionale della Sila. Una consuetudine che di religioso ha nulla e che cagionava solo molto disturbo, specie agli animali».
Al centro della segnalazione c’è soprattutto l’impatto che rumori tanto violenti possono avere sugli animali. «Chiunque possieda un animale sa quanto questi rumori possano essere nocivi e quanto terrore provochino», osserva il turista, che allarga però la questione alla tutela della tranquillità di residenti e villeggianti: «Mi domando quale sia la necessità di turbare in questo modo la quiete di un luogo come Camigliatello».
La normativa sui fuochi d’artificio è abbastanza rigida (basti pensare che a Capodanno molti sindaci vietano espressamebte con ordinanza di esploderli). L’articolo 57 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza prevede infatti una specifica licenza per l’accensione di fuochi d’artificio e, più in generale, per esplosioni o accensioni pericolose effettuate nei luoghi abitati o nelle loro adiacenze».
Il lettore si interroga quindi sul nesso tra questa pratica e le celebrazioni religiose. «Non mi risulta che per celebrare una funzione sia necessario far esplodere fragorosamente qualcosa in cielo», scrive, chiedendosi anche come una simile consuetudine possa conciliarsi con la particolare sensibilità ambientale che dovrebbe caratterizzare un territorio inserito nel Parco Nazionale.
È soprattutto il contrasto tra le detonazioni e il silenzio della montagna a rendere, nel suo racconto, quei momenti particolarmente fastidiosi. «La Sila, soprattutto nelle prime ore del mattino, regala un silenzio che ha un valore quasi impagabile. Spezzarlo con esplosioni improvvise e violentissime appare francamente incomprensibile. Mi auguro che questa abitudine venga dismessa in futuro, per il bene di tutti. Ci sono molti modi per celebrare Dio, i botti non rientrano di sicuro in questa lista».
E la lettera si chiude con una battuta amara che sintetizza il senso della protesta: «In alcune mattine d’agosto, quei fuochi esplosi nel silenzio della montagna sono sembrati decisamente più vicini all’Apocalisse che al Paradiso».

