Il presule di San Marco Argentano-Scalea invita le istituzioni ad ascoltare i presìdi e chiede maggiore tutela per i piccoli produttori
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Un appello alle autorità nazionali e regionali affinché ascoltino gli agricoltori e adottino misure «eque, rapide e strutturali». A lanciarlo è monsignor Stefano Rega, vescovo della Diocesi di San Marco Argentano-Scalea, in una lettera indirizzata ai lavoratori della terra e alla comunità diocesana.
Il messaggio, datato 6 ottobre 2026, richiama la situazione di difficoltà attraversata dal comparto agricolo e le proteste organizzate sul territorio contro l’aumento dei costi di produzione.
Il presule esprime vicinanza alle famiglie che vivono del lavoro nei campi, invitando le istituzioni ad aprire tavoli di confronto e la comunità diocesana a sostenere un’economia locale fondata sulla dignità del lavoro.
Il richiamo alla custodia della terra
La lettera si apre con un riferimento a San Francesco d’Assisi e alla sua capacità di leggere nel Creato la presenza di Dio.
Monsignor Rega richiama la visione contenuta nel libro della Genesi, secondo la quale la terra viene affidata all’uomo con il compito di custodirla e coltivarla. Il lavoro agricolo viene così presentato non soltanto nella sua dimensione economica, ma anche come responsabilità verso la comunità e il Creato.
Il vescovo cita inoltre il libro di Isaia: «Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, si aspettava rettitudine ed ecco grida di oppressi».
Da questo passaggio prende forma il richiamo all’equità sociale e alla necessità di rispondere alle difficoltà di chi lavora nel settore agricolo.
«Non basta esprimere solidarietà»
«In questi giorni non possiamo non ascoltare il grido di chi si occupa della terra e tendere loro le mani in nome della dignità umana e del sacrificio del duro lavoro dei campi», scrive monsignor Rega.
Secondo il vescovo, una manifestazione di solidarietà non è sufficiente davanti a problemi che incidono direttamente sulla sostenibilità economica delle imprese e sulla vita delle famiglie.
«Il rincaro dei costi di produzione è davvero insostenibile e incide molto di più su chi è più povero e non ha riserve a cui attingere in momenti di difficoltà», sottolinea il presule.
Nella lettera viene richiamato anche il peso dell’agricoltura sull’economia calabrese, indicato nel 6,2% del Pil regionale, a fronte di una media nazionale del 2,2%.
L’attenzione per i piccoli agricoltori
Per monsignor Rega, la questione non può essere limitata alle organizzazioni di categoria o ai soli indicatori economici.
«Ci sono storie di vita di madri e padri che stentano ad assicurare un minimo di dignità al loro lavoro. Gli aiuti, perciò, non possono essere momentanei o di facciata: occorre ripensare ad interventi strutturali di giustizia sociale», afferma.
Il vescovo chiede una tutela particolare per i piccoli agricoltori, considerati maggiormente esposti agli aumenti dei costi e alle difficoltà del mercato.
L’appello alle autorità e alla comunità diocesana
La parte conclusiva della lettera è rivolta direttamente alle istituzioni civili.
«Rivolgo perciò un accorato appello alle autorità civili, regionali e nazionali: vi esorto ad ascoltare con attenzione e rispetto il grido dei presidi, aprendo tavoli di confronto che portino a misure eque, rapide e strutturali», scrive monsignor Rega.
Il presule invita contemporaneamente la comunità diocesana a sostenere gli agricoltori con la vicinanza umana e con scelte capaci di valorizzare le produzioni e l’economia locale.
«Invito la nostra comunità diocesana a camminare insieme ai nostri agricoltori, sostenendoli non solo con la vicinanza umana, ma anche promuovendo un’economia locale che metta al centro la persona e il lavoro dignitoso».
La lettera si conclude con l’affidamento al Signore delle fatiche, delle famiglie e delle speranze dei lavoratori agricoli e con un richiamo alla giustizia, alla pace e al bene comune.

