Il consigliere ha protocollato la proposta al Comune di Corigliano Rossano: «Un esempio di altruismo che non ha passaporto»
Tutti gli articoli di Società
PHOTO
Una strada o una piazza di Corigliano Rossano intitolata ad Alexandru Sorin Olaisiu, il ventinovenne che ha perso la vita nel lago di Garda dopo essersi tuffato per salvare un bambino di sette anni. È la proposta protocollata dal consigliere comunale di opposizione Giancarlo Bosco, che chiede alla città di trasformare quel gesto di altruismo in un segno permanente di memoria collettiva.
Originario della Romania e residente a Corigliano Rossano, Sorin è intervenuto senza esitazione quando ha visto il bambino in difficoltà nelle acque davanti a Sirmione. È riuscito a riportare il piccolo al sicuro, ma subito dopo è scomparso nel lago.
Il corpo recuperato dopo cinque giorni
La tragedia si è consumata nei pressi della spiaggia Giamaica di Sirmione, durante un’escursione in barca di un gruppo di turisti britannici. Il bambino si era trovato in difficoltà durante il bagno e Sorin si era immediatamente tuffato per raggiungerlo, riuscendo a ricondurlo verso l’imbarcazione. Corriere della Sera
Le ricerche sono proseguite per cinque giorni. Il corpo del ventinovenne è stato infine individuato e recuperato dai sommozzatori dei vigili del fuoco a circa 25 metri di profondità, nello specchio d’acqua davanti alla spiaggia. Giornale di Brescia
«Le prime ricostruzioni raccontano di un intervento immediato, nato dall’istinto di chi non calcola il rischio quando c’è una vita da salvare», afferma Bosco.
La richiesta presentata al Comune
Per il consigliere, l’intitolazione di uno spazio pubblico non rappresenterebbe un semplice omaggio formale, ma un riconoscimento destinato a entrare nella vita quotidiana della comunità.
«Sorin viveva nella nostra comunità, lavorava qui e ha portato nel momento decisivo il valore più alto della cittadinanza, che è la responsabilità verso l’altro», sottolinea Bosco. «È un esempio di altruismo che non ha passaporto, ha solo coraggio».
La proposta punta a ricordare il sacrificio del ventinovenne attraverso un segno visibile nel tessuto urbano e a offrire alle nuove generazioni un riferimento educativo. Per Bosco, il gesto compiuto nel Garda mostra che «l’eroismo non è spettacolo», ma la scelta di frapporsi tra un pericolo e una persona più fragile.
«Trasformare il dolore in responsabilità collettiva»
Il consigliere richiama anche il valore dell’integrazione e dell’appartenenza alla comunità. L’intitolazione, sostiene, consentirebbe a Corigliano Rossano di riconoscere pubblicamente chi, pur essendo nato altrove, aveva scelto di vivere nella città e ne condivideva i valori.
«Intitolare una strada a Sorin significa far sì che il suo nome accompagni i passi quotidiani di chi va a scuola, al lavoro, opera e vive nella nostra città», osserva Bosco. «È il modo più sobrio e durevole per trasformare il dolore in responsabilità collettiva, senza enfasi ma con rispetto».
La richiesta è ora rivolta all’amministrazione e agli organismi competenti, chiamati a valutare il percorso amministrativo necessario. «La memoria, quando è condivisa, diventa educazione civica», conclude il consigliere. «Che il suo gesto resti non come eccezione da celebrare una volta, ma come misura di ciò che ci aspettiamo gli uni dagli altri, ogni giorno».

