Tarsia ha vissuto uno dei momenti più difficili degli ultimi anni. L’alluvione che ha colpito la zona di Ferramonti ha lasciato dietro di sé fango, paura e famiglie costrette a fare i conti con case danneggiate e beni distrutti. In molte abitazioni l’acqua ha invaso tutto, trascinando via arredi, elettrodomestici e oggetti personali, trasformando la quotidianità in emergenza. In questo scenario di forte sofferenza, la Chiesa locale ha scelto di non restare in silenzio. È avvenuta infatti la visita solidale di S.E. Mons. Maurizio Aloise, vescovo della diocesi di Rossano-Cariati, che ha raggiunto personalmente le famiglie colpite per portare conforto e vicinanza. La visita è stata organizzata su invito del parroco di Tarsia, don Cosimo Galizia, con il supporto del Consiglio Pastorale parrocchiale.

Il presule ha visitato le abitazioni più colpite percorrendo a piedi le strade ancora invase dal fango, fermandosi davanti alle case distrutte e ascoltando il dolore delle persone. Un gesto semplice, ma fortemente simbolico: camminare tra i detriti per condividere, anche solo con la presenza, la fatica di chi ha perso tutto. Mons. Aloise ha portato parole di conforto, preghiera e un segno concreto di solidarietà. Accolto con calore dalla comunità, il vescovo è stato accompagnato dai sindaci di Tarsia, San Lorenzo del Vallo e Spezzano Albanese, dai parroci della vicaria e dai membri del consiglio pastorale parrocchiale e di quello vicariale. Insieme hanno incontrato le famiglie, ascoltato storie di paura e sofferenza e vissuto un momento di riflessione comune.

La visita ha rappresentato un segno tangibile di una Chiesa che sceglie di camminare accanto al suo popolo, soprattutto nei giorni più duri. Ma è stato anche un messaggio chiaro rivolto a tutti: la risposta a un’emergenza non può essere individuale, serve una rete compatta tra istituzioni civili, realtà religiose, volontariato e cittadini. Proprio in queste ore, i consigli pastorali hanno annunciato nuove iniziative di supporto concreto, attraverso aiuti materiali ed economici, per sostenere chi è rimasto senza nulla e necessita di risposte immediate. Parallelamente continua il lavoro instancabile di don Cosimo Galizia, che da giorni sta coordinando appelli, comunicazioni e richieste di aiuto. Delegato direttamente dal vescovo, il sacerdote ha sottolineato come l’emergenza non riguardi solo Tarsia, ma coinvolga anche territori vicini, come Torano e San Lorenzo del Vallo, Sibari, Lattughelle, Ministalla, Thurio e tutte le aree coinvolte, e richieda un confronto più ampio, anche con la politica, su problematiche già aperte da anni.

Il parroco ha parlato con chiarezza durante una messa celebrata insieme alle famiglie coinvolte, in un momento di ringraziamento ma anche di forte richiamo alla responsabilità. «Non possiamo pensare che tutto sia finito», ha detto. «Le famiglie devono sentirsi accompagnate. La vicinanza non può durare solo pochi giorni». Il punto più drammatico riguarda la situazione abitativa. Secondo quanto riferito, circa venti famiglie nella zona di Tarsia hanno perso tutto e in questo momento si trovano senza un luogo sicuro dove vivere. Un numero che fotografa l’urgenza reale e concreta: persone rimaste in mezzo alla strada, senza certezze, senza mobili, senza strumenti essenziali. Per questo don Cosimo ha lanciato un appello diretto alla popolazione: chi ha case disponibili, anche temporaneamente, può offrirle a chi non può rientrare. E chi dispone di arredi in buono stato può donarli per aiutare le famiglie a ricominciare. Non si tratta solo di beneficenza, ma di ricostruire una dignità perduta in poche ore.

Come gesto immediato, la parrocchia ha aperto i propri locali. I locali parrocchiali sono stati messi a disposizione per accogliere temporaneamente chi è rimasto senza casa o non può rientrare per motivi di sicurezza. Un’azione definita dal sacerdote come un segno concreto di solidarietà cristiana. «Nessuno deve sentirsi solo in questo momento di prova: la Chiesa è casa aperta, luogo di rifugio e di speranza», ha affermato. Oltre all’accoglienza, è stato attivato un centro di raccolta presso la parrocchia. Qui è possibile portare coperte, indumenti, beni di prima necessità, prodotti per l’igiene personale e tutto ciò che può servire nell’immediato. Un punto di riferimento che mira a trasformare la solidarietà spontanea in un aiuto organizzato, costante e realmente utile. «Invito tutti, secondo le proprie possibilità, a contribuire con generosità e senso di responsabilità», ha dichiarato. Ma l’appello del parroco non si è fermato alla dimensione caritativa. Don Cosimo ha rivolto parole forti anche alle istituzioni, chiedendo un intervento immediato per mettere in sicurezza il territorio. In particolare, ha sottolineato che è indispensabile riparare gli argini nei punti in cui la forza del fiume li ha spezzati, prevenendo nuovi rischi. Il tema non è solo ricostruire ciò che è stato distrutto, ma evitare che tutto possa ripetersi.

Il sacerdote ha quindi chiamato in causa direttamente politica e autorità competenti: «È tempo di sedersi attorno a un tavolo senza rinvii, senza calcoli, senza interessi di parte. È tempo di rivedere con lucidità la situazione, di assumersi ciascuno le proprie responsabilità e di riprendere in mano, con decisione, il cammino per risolvere ciò che pesa sulle nostre comunità. Il bene della gente viene prima di ogni altra considerazione». Don Cosimo ha chiesto una collaborazione «stretta, leale e costante», sottolineando che ogni ritardo ha conseguenze pesanti: «Non possiamo permetterci divisioni o silenzi.

Ogni ritardo grava sulle famiglie, sui più fragili, su chi vive nell’incertezza e nella sofferenza». Il messaggio complessivo è netto: questo è il tempo dell’unità, della responsabilità condivisa e della solidarietà concreta. La visita del vescovo e la presenza dei sindaci hanno rafforzato i legami comunitari, dando un segnale di vicinanza reale alle famiglie. E proprio le famiglie hanno espresso gratitudine per questa presenza, perché in mezzo al fango e alla perdita, sentirsi ascoltati significa ritrovare almeno una parte di speranza. Tarsia ora chiede risposte. Chiede aiuti materiali, case disponibili, arredi, sostegno umano. Ma chiede anche un’azione immediata sulle criticità strutturali del territorio. Perché la ricostruzione non può essere solo emotiva: deve diventare concreta, organizzata e rapida.