Il primo cittadino-medico promuove il presidio per i fragili e annuncia: «Sono promotore del progetto SurgiCal per portare le équipe specialistiche sul territorio». All'iniziativa ha aderito anche la comunità musulmana
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Nasce ad Amantea un ambulatorio solidale rivolto alle persone più fragili del territorio, un progetto che mette insieme istituzioni, Chiesa e associazioni con l’obiettivo di offrire assistenza sanitaria gratuita a chi vive condizioni di difficoltà economica o sociale. Un’iniziativa che assume un significato particolare in una realtà come quella di Amantea, sempre più multiculturale, dove accoglienza, integrazione e diritto alla salute diventano temi centrali. Ne parla il sindaco Vincenzo Pellegrino, medico, che sottolinea il valore umano e sociale del progetto e lancia un messaggio di solidarietà e partecipazione.
Sindaco Pellegrino, quanto è importante per Amantea e per la Calabria la nascita di un ambulatorio solidale dedicato alle persone più fragili del territorio?
Amantea si avvia a diventare una città sempre più multietnica e multiculturale. In particolare Campora, frazione di Amantea, registra un forte incremento della popolazione stabilmente residente, composta in gran parte da cittadini extracomunitari impegnati nel ciclo produttivo della cipolla rossa. Questo fenomeno, se da un lato contribuisce a risolvere il problema della carenza di manodopera, dall’altro pone nuove sfide legate all’integrazione, all’accoglienza e anche alla tutela della salute. Ma c’è un secondo aspetto fondamentale: circa il 7% della popolazione rinuncia alle cure per difficoltà economiche. Un segmento importante di cittadini può quindi trovare nell’Ambulatorio Solidale una risposta concreta. Ad Amantea come in Calabria. Da medico ritengo che iniziative di questo tipo siano necessarie in tutta Italia. In questa direzione mi sono fatto promotore anche del progetto SurgiCal, che prevede non lo spostamento del paziente, ma quello delle équipe specialistiche sul territorio regionale, per superare le difficoltà di accesso alle cure. Ho motivo di credere che il presidente Occhiuto lo stia valutando con attenzione.
Questo progetto nasce dalla collaborazione tra istituzioni, Chiesa e associazioni: quanto conta oggi fare rete per rispondere ai bisogni sociali e sanitari della comunità?
La collaborazione tra associazioni e istituzioni rappresenta la spina dorsale di questo progetto. Nessuna azione importante può essere realizzata in modo “autarchico”. Servono disponibilità, responsabilità condivise e impegni comuni. Ho apprezzato molto anche la disponibilità manifestata dalla Comunità Musulmana di Amantea. Credo sia un segnale importante, un gesto di apertura e di integrazione che rafforza il senso di comunità.
L’ambulatorio si presenta come un luogo di accoglienza oltre che di cura: quale valore attribuisce al principio che “accogliere è già curare”? Chi potrà usufruirne?
In Calabria spesso si accoglie l’ospite con il “bonuvenuto”. Una parola semplice, ma che racchiude una grande disponibilità all’ascolto e alla condivisione. A me è stato insegnato che un medico deve prima di tutto saper ascoltare. Per farlo deve mettersi sulla stessa lunghezza d’onda del paziente. Quando una persona riesce a raccontarsi, diventa possibile comprendere il problema, formulare una diagnosi e arrivare alla cura. Di questo beneficio potranno usufruire tutti, persone fragili e non, perché la relazione umana è parte integrante della medicina.
In che modo questa iniziativa può diventare un modello di solidarietà concreta, accessibile non solo ai più vulnerabili ma all’intera comunità?
L’Ambulatorio Solidale nasce per chi non ha mezzi e opportunità. Non deve però diventare una scorciatoia per evitare liste d’attesa o percorsi ordinari del sistema sanitario. La sua funzione è garantire un diritto fondamentale a chi rischia di rimanerne escluso: il diritto alla salute.
Quale messaggio politico e umano lancia oggi Amantea con l’inaugurazione di questo presidio solidale?
Il messaggio è un messaggio di speranza e di democrazia, soprattutto in un tempo segnato da egoismi e dalla presunzione di sentirsi superiori agli altri. La massima espressione della religiosità, a mio avviso, è il rispetto dell’Uomo, indipendentemente dalle sue caratteristiche somatiche. È un principio che trova piena affermazione anche nella nostra bellissima Costituzione. Parafrasando Pericle, possiamo dire: “Noi ad Amantea facciamo così”.

