La chiusura improvvisa dell’accesso nord all’Arcomagno, dal lato Fiuzzi-Arco di Enea, riaccende il confronto sulla sicurezza di uno dei luoghi più frequentati di San Nicola Arcella.

Secondo quanto comunicato dalla Pro Loco, il tratto sarebbe stato temporaneamente interdetto per consentire attività tecniche finalizzate alla predisposizione di elaborati progettuali necessari a partecipare a finanziamenti per la messa in sicurezza dell’area. Sarebbe rimasto invece accessibile l’ingresso sud, dalla spiaggia Marinella.

La modalità con cui è stata comunicata la chiusura e soprattutto la natura delle attività tecniche hanno però sollevato una serie di interrogativi.

«Perché una chiusura improvvisa?»

Il primo punto riguarda i tempi.

Viene contestato che sopralluoghi, rilievi e attività propedeutiche alla progettazione siano normalmente programmabili e, proprio per questo, possano essere comunicati preventivamente sia ai cittadini sia agli operatori turistici che utilizzano l’accesso settentrionale.

In questo caso, invece, secondo la ricostruzione contenuta nella nota critica, alcuni visitatori sarebbero stati respinti senza una precedente informazione pubblica sufficientemente chiara.

Da qui la domanda rivolta all’Amministrazione: si è trattato soltanto di una normale attività tecnica già programmata oppure sono emerse condizioni che hanno reso necessario chiudere immediatamente il percorso?

Il nodo degli incarichi e dei progetti già esistenti

Un secondo interrogativo riguarda gli eventuali incarichi tecnici.

Chi contesta la gestione della vicenda sostiene di non aver individuato all’Albo Pretorio nuovi affidamenti relativi a progettazioni specialistiche per la sicurezza dell’Arcomagno e chiede quindi al Comune di chiarire natura, soggetti incaricati e finalità delle attività svolte.

La questione assume particolare rilievo perché la sicurezza dell’accesso all’Arcomagno è già da tempo oggetto della programmazione comunale.

Nel bilancio di previsione 2026-2028 del Comune compare infatti un intervento da 400mila euro per la “mitigazione del rischio frane e caduta massi insistente sul percorso di accesso all’Arcomagno”, inserito tra i progetti approvati per i quali è stata inoltrata richiesta di finanziamento su bandi ministeriali e regionali.

La nota richiama inoltre un precedente progetto esecutivo approvato nel 2024 e sostiene che per la relativa progettazione sarebbero già state sostenute spese superiori a 180mila euro. Quest’ultimo dato, sulla base delle fonti pubbliche consultate, necessita però di un riscontro documentale puntuale prima di poter essere considerato acquisito.

Il timore per la caduta di pietre e massi

Dietro gli interrogativi amministrativi c’è soprattutto un problema di sicurezza.

La presa di posizione riferisce infatti segnalazioni sulla possibile caduta di pietre, ciottoli e massi nel tratto settentrionale in prossimità dell’Arco di Enea.

È proprio questo elemento a rendere centrale una risposta ufficiale del Comune: se la chiusura è stata determinata esclusivamente da esigenze tecniche collegate alla progettazione oppure se durante i sopralluoghi siano state riscontrate nuove condizioni di rischio.

La richiesta: «Il Comune chiarisca cosa è successo»

La richiesta rivolta all’Amministrazione è quindi di rendere pubbliche le ragioni della chiusura, gli eventuali esiti dei sopralluoghi, gli incarichi tecnici collegati e il rapporto tra le nuove attività e i progetti di messa in sicurezza già predisposti.

Al momento, la certezza documentale è che la mitigazione del rischio di frane e caduta massi lungo l’accesso all’Arcomagno rientra nella programmazione comunale e che per l’intervento è indicato un importo di 400mila euro.

Resta da chiarire, invece, se lo stop improvviso dal lato Fiuzzi sia stato soltanto funzionale ai nuovi rilievi oppure se abbia fatto emergere un problema ulteriore sullo stato del percorso.